5 Marzo 2019
by sammarco
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PRIMARIE PD, IL RISVEGLIO DELLE COSCIENZE

5 Marzo 2019

Romano Prodi, intervistato dal Corriere: “Il Pd può chiudere con il passato. Io sono quasi tornato a casa” (e sulla manifestazione di sabato a Milano contro il razzismo: “E’ il risveglio delle coscienze, la democrazia arretra ma la gente reagisce”, a Repubblica). Enrico Letta, intervistato da Repubblica: “Dopo 5 anni riprendo la tessera del Pd. Mai più partito dell’antipatia”. Pierluigi Castagnetti, “Parliamo all’intelligenza del paese” (intervista all’Avvenire). Nicola Zingaretti, intervistato da La Stampa: “Il sovranismo è un imbroglio, vinceremo sradicando la paura”. Ilvo Diamanti: “Più di sinistra e più istruito, ecco come cambia il popolo dei gazebo” (Repubblica). Roberto D’Alimonte: “In atto il riequilibrio tra Pd e M5S” (Sole 24 ore).  Carlo Calenda, “Guai a chiudersi nei vecchi recinti” (intervista all’Avvenire). Massimo Cacciari, “Il nuovo segretario si gioca tutto alle europee, se perde tornano i renziani” (intervista a Il Dubbio). Andrea Orlando: “Perché al Pd non servono né i 5stelle né D’Alema” (colloquio col Foglio).  Poi i molti opinionisti: Aldo Cazzullo, “L’uscita dal limbo” (Corriere); Antonio Polito, “Che cosa cambia a sinistra: speranze e illusioni” (Corriere); Salvatore Vassallo, “Contropiede riformista” (Qn); Marcello Sorgi, “L’opposizione riparte da Torino” (La Stampa). Alessandro Campi, “La sfida nel partito e ai gialloverdi” (Gazzettino); Mauro Calise, “Il futuro del Pd e il rischio del deja vu” (Mattino); Stefano Folli, “I primi passi della sfida ai 5 stelle” (Repubblica); Emanuele Macaluso,Vincere senza sputare sul passato” (Il Dubbio); Norma Rangeri,La retorica del cambiamento nella continuità” (Manifesto); Marco Revelli, “Attento Zingaretti, questo non è un voto di fiducia al partito” (intervista a Il Fatto); Antonio Padellaro, “Dieci domande al segretario” (Il Fatto).

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24 Settembre 2018
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I VECCHI COMUNISTI CHE VOTANO LEGA. E LA RIEMERGENTE DESTRA CATTOLICA

24 Settembre 2018

Emanuele Macaluso, “Né cattolico, né laico socialista, il Pd è arrivato al capolinea” (Il dubbio). Paolo Franchi, “Pd, il partito ‘doppio’ che non riesce a discutere” (Corriere della sera). Roberto d’Alimonte, “Il Pd è ormai un partito in via di estinzione” (intervista a La Verità). Massimo Adinolfi,Pd, i riformisti che almeno parlano chiaro” (Mattino). Marco Follini, “Contro i populisti non serve l’ammucchiata. Ridare senso all’essere liberali, cattolici o socialisti” (Espresso). Andrea Orlando, “Non è scontato che il Pd sia l’ultima casa della sinistra” (intervista al Corriere). Alessandro Giuli, “Bersani: i vecchi comunisti votano in massa Lega” (Libero). Francesco Damato,Ma se tornassimo al centralismo democratico?” (Il dubbio). Daniela Preziosi, “La festa di MDP è il funerale di Leu” (Manifesto). DESTRA CATTOLICA: Marco Damilano,La carica dei cristiani senza Dio” (Espresso). Flavia Perina,Sovranismo, rosari e santini: il nuovo cattolicesimo esibito” (La Stampa). La surreale intervista rilasciata all’Espresso dal padre spirituale del ministro Lorenzo Fontana, don Vilmar Pavesi: “Gerarchia, dipendenza, legame...”. Mario Adinolfi, a guida di un gruppo di cattolici tradizionalisti, spiega: “Perché ci ritroviamo a Camaldoli” (La Croce). “Cattolici liberali battete un colpo” (dibattito su Il Foglio).

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23 Marzo 2018
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PD E SINISTRA: SI RIFLETTE

23 Marzo 2018

Piero Ignazi delinea “I tre scenari per il gioco del potere” (Repubblica), privilegiando quello M5S-Pd. L’intervista di Luigi Zanda: “Impossibile governare con il M5s” (Corriere della Sera). Anche Andrea Orlando, minoranza dem, favorevole a incidere nel votare le presidenze ma contrario ad un’alleanza Pd-M5s (“Non si può restare a guardare”). Michele Serra, “Perché bisogna parlare con i 5 stelle” (Venerdì di Repubblica). Achille Occhetto, in un’intervista a Sette: “La sinistra non è populista”. Sul Foglio V. Valentini scrive: “Nasce il modello Zingaretti: Pd e M5s insieme”. A sinistra un’analisi ragionata di Aldo Garzia sul Manifesto: “Riorganizzare l’opposizione con una coalizione plurale”. Adriana Pollice: “La marea gialla sale dalle periferie” (Manifesto).

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1 Febbraio 2018
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PRODI, IL CENTROSINISTRA E LEU

1 Febbraio 2018

La sortita di Romano Prodi (“Prodi stronca LeU: non siete unitari”) non convince Franco Monaco: “Caro Prodi, queste non sono coalizioni” (Il Fatto quotidiano). Giuseppe Turani: “Prodi ha gettato fuori strada LeU” (Italia Oggi). Un’interpretazione più sottile la offre Stefano Folli: “Così Prodi prepara il dopo voto” (Repubblica). Emanuele Macaluso: “Ecco perché Prodi ha ragione” (Il dubbio). Vasco Errani: “Capisco Prodi, ma il suo centrosinistra è scomparso da tempo” (intervista a Repubblica). Andrea Orlando: “Serviva più pluralismo, ma la scissione Pd non è la strada” (intervista a La Stampa). Emma Bonino:Spero che Romano scelga me. E punta a una lista di rifugio” (intervista al Corriere della Sera), e: “Bloccare la spesa pubblica per cinque anni, così il debito scenderà sotto il 110%” (intervista a Il Sole 24 ore). Parla del Trentino, ma con riferimenti all’intero Paese, Giorgio Tonini in un’intervista al Corriere del Trentino: “Siamo partiti bene, l’en plein è possibile”. Federica Fantozzi, sul Mattino, racconta: “Non solo giglio magico, nasce il think tank di Matteo” (con Stefano Ceccanti e altri). Ancora sul Mattino Massimo Adinolfi replica a un editoriale di Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere (“La politica e le colpe di un paese”): “Gli intellettuali che sparano nel mucchio” (Il Mattino).

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17 Dicembre 2017
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SUL “CASO” BOSCHI

17 Dicembre 2017

Repubblica, con il commento di ieri di Stefano Folli ha accusato il clima pessimo del confronto politico in atto, ma ha criticato l’operato del sottosegretario (“L’evidenza di un conflitto”). Oggi il Sole 24 Ore pubblica un intervento di Paolo Pombeni, che ritiene discutibile l’opportunità dei comportamenti della Boschi ma dice che gli interventi del Colle, di Gentiloni e di Padoan indicano quali sono i rischi della campagna in atto (“Non regoliamo i conti politici a spese delle banche”), un analogo e più severo articolo di Sergio Fabbrini critico verso la politica che guarda dal buco della serratura (“Ritorniamo alla politica che affronta i nodi del paese”) e un’intervista a Luigi Zanda (“C’è accanimento su Maria Elena Boschi”). Sul Corriere della sera un articolo di Federico Fubini e Fiorella Sarzanini (“Gli incontri con i ministri e i controlli, ecco che cosa chiederanno a Visco”), un’intervista a Andrea Orlando (“Candidare Maria Elena? Ci dobbiamo ragionare. Serve chi prende più voti”) e un editoriale di Antonio Polito che fa il bilancio della legislatura (in parte positivo) ma giudica che la Boschi avrebbe dovuto dimettersi dopo il referendum del 2016 (“La ripresa e le ombre. La fine di un progetto”). Sul Mattino Luciano Violante, intervistato, dice: “Sulla Boschi clima di veleni, ma il Pd ha sbagliato”.

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17 Ottobre 2017
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SE ORA RENZI CERCA ALLEATI

17 Ottobre 2017

Franco Monaco, su Il Fatto, marca la sua distanza (e quella, parrebbe, dei prodiani) dal Veltroni che ha parlato al teatro Eliseo per il decennale del pd (“L’amnesia di Walter, l’ego di Matteo”). E Goffredo De Marchis su Repubblica riferisce: “Prodi si tiene lontano dal Pd. No al convegno europeista che lancerà una lista alleata”. Maria Teresa Meli, sul Corriere, annuncia: “Renzi ora apre a Mdp e Pisapia”.  Ma, su Repubblica, Stefano Folli scrive: “Renzi, com’è difficile trovare alleati dopo gli anni del partito personale”. Piero Fassino lancia un appello in un’intervista a Repubblica: “Basta fuoco amico su di noi”; e Andrea Orlando, in un’intervista al Corriere della Sera, ne lancia uno di segno diverso: “Basta punzecchiature su chi sta a sinistra”. Due interventi di sostegno critico al Pd sono pubblicati sul quotidiano online del Pd, Democratica: Biagio De Giovanni, “Il nuovo Pd è nato e ora è davanti a un bivio storico”; Claudia Mancina, “Un partito necessario ma ancora incompiuto”. LEGGE ELETTORALE: Cesare Mirabelli, intervistato da Il Mattino, dice: “Rosatellum, non c’è forzatura”. Stefano Ceccanti, sul suo blog, annota “Quattro bufale sulla legge elettorale” (aveva già dato la sua lettura della proposta di legge). Dal canto suo, Gaetano Azzariti sul Manifesto scrive: “Tutte le bugie di una legge elettorale”. QUANTO AI SONDAGGI: Ilvo Diamanti, “Destra in pole position” (Repubblica). Roberto Mannheimer, “I cespigli rossi non fioriscono” (Il Giornale). Roberto D’Alimonte, “Larghe intese inevitabili, ma servono Lega e Mdp” (intervista a Libero). Intanto Silvio Berlusconi dice la sua Al Corriere: “C’è un accordo con Salvini: chi ha più voti indica il premier”.

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27 Giugno 2017
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PER IL PD C’È UN “MODELLO PADOVA”?

27 Giugno 2017

Guido Crainz, su Repubblica, addebita a Renzi di non aver riflettuto sulla sconfitta al referendum (“Chi ha sottovalutato il no al referendum”). Stefano Folli, sempre su Repubblica, deplora che “Renzi punta più di prima su se stesso, l’unico di cui si fida”, e gli intima: “E ora dimenticare Palazzo Chigi”. Ancora su Repubblica Walter Veltroni dice: “Renzi deve cambiare passo. Ormai il mio Lingotto è lontano. Il Pd non ha più identità”, e Ilvo Diamanti analizza il voto (“C’era una volta la ‘zona rossa’”). In un’intervista al Corriere della sera Andrea Orlando dice: “I nostri stanno a casa o ci votano contro. Tavolo con le altre forze per la ricostruzione”. Epperò Matteo Renzi replica in un’intervista al Quotidiano nazionale che “A sinistra si perde”. Maria Teresa Meli conferma sul Corriere la linea di Renzi: “Il leader dice addio al modello Prodi”. Anche Massimo Adinolfi dubita dell’unità a sinistra: “Uniti si vince nei comuni ma non si governa” (Il Mattino). E persino Michele Serra, nella sua Amaca, è scettico e racconta quale è a suo avviso il vero “capolavoro politico” di queste elezioni. Anche il politologo più renziano, Mauro Calise, dubita che Renzi possa uscire dal cul du sac in cui è finito (“Se basta un tweet per cambiare un ciclo politico”, Mattino). Giuliano Ferrara sul Foglio ci scherza su: “Il Royal Baby a rischio Royal boh!”. Paolo Pombeni sembra dare qualche ragione a quanti, tra gli elettori, non vanno a votare convinti che in fondo i governi sono tutti uguali (“L’indebolimento dei Democratici come ‘partito di insediamento’”). E’ Giorgio Tonini, in un’intervista all’Avvenire, a provare invece a indicare la possibile direzione di marcia del Pd renziano, richiamandosi alla vittoria a Padova: “Il modello sia Padova. Matteo deve rilanciare. E non ceda a patti interni”. Sulla vittoria del centro-destra scrivono in molti, tra cui, su La Stampa, Giovanni Orsina (“Un’alleanza in cerca d’identità”) e Ugo Magri (“Centrodestra: vittoria con i voti M5S”). Alla domanda “E ora che succede?”, su La Stampa, provano a rispondere tre politologi: Alessandro Campi, Nadia Urbinati e Gianfranco Pasquino.

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