4 Febbraio 2019
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IL MONDO POLARIZZATO

4 Febbraio 2019

Moises Naim, “Crisi della politica. Tutto il mondo è polarizzato” (Repubblica). Il manifesto di 30 intellettuali europei: “Salviamo Casa Europa”. Bernard-Henri Levy, “Un manifesto per l’Europa contro populisti e sovranisti” (la Stampa). Franz Timmermans, “I socialisti non possono dialogare con i 5 stelle contagiati dalla destra” (intervista a Repubblica). Istituto Cattaneo, “Elezioni europee: simulazioni”. Sergio Fabbrini, “L’Italia e il rischio di finire ai margini” (Sole 24 ore). Valerio Castronovo, “Temperare l’iperglobalizzazione” (Sole 24 ore). Romano Prodi, “Nuova guerra fredda e l’occasione per l’euro” (Messaggero). Bill Emmott, “Il duello tra Usa e Cina può declassare l’Europa” (La Stampa). Giuseppe Tesauro, “Brexit: la perdita e il rischio” (Mattino). VENEZUELA: Juan Guaidò, “Cara Italia, unisciti all’Europa” (Corriere). Lucia Capuzzi, “Maduro e Guaidò, la prova di forza” (Avvenire). Alessandro Orsini, “Venezuela, Maduro e la partita in gioco” (Messaggero).

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8 Novembre 2018
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USA, PD, POPULISMO. LE VOCI DI PRODI, SALVATI, AMATO, RUSCONI, INGLEHART, CHOMSKY…

8 Novembre 2018

Romano Prodi intervistato da La Stampa dice: “Dai Democratici Usa viene un esempio per le sinistre europee”. Molto meno ottimista è Stefano Folli che titola un suo commento su Repubblica: “Il risultato Usa e il conclave stanco dei dem”. Non è fiducioso neppure Emanuele Macaluso: “Lezioni americane… al Pd” (Il dubbio). Su Avvenire Vittorio E. Parsi commenta il voto americano: “In cerca di un nuovo centro di gravità”. Michele Salvati, sul sito di libertà eguale, non perde la fiducia nel Pd e scrive: “Un Pd europeo e liberale, e la coerenza sarà premiata”. Giuliano Amato abbozza un’analisi del tempo presente: “Una fragile democrazia” (corriere della sera”. Gian Enrico Rusconi su La Stampa scrive: “Weimar. Cent’anni dopo la sindrome tedesca torna d’attualità”; e sulla Merkel  scrive Veronica De Romanis sul Foglio: “Perché ci metteremo poco a rimpiangere Angela Merkel”. Ronald Inglehart, intervistato da Giancarlo Boselli su Repubblica: “La teoria darwiniana di ogni populismo”. Noam Chomsky al Corriere della sera: “Il sovranismo è la cura sbagliata a un problema reale”.  Maurizio Ambrosini,Decreto Salvini, come cambia l’immigrazione”; le proteste delle associazioni laiche e cattoliche in Nello Scavo, “Più insicurezza e illegalità” (Avvenire).

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25 Gennaio 2017
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Mancano le idee, manca il dibattito, e la strada è in salita. L’incontro tra Prodi e la rete c3dem

25 Gennaio 2017
di Giampiero Forcesi

 

L’assemblea della rete c3dem dello scorso 21 gennaio a Bologna ha avuto due momenti: uno pubblico, incentrato sull’incontro e il dialogo con Romano Prodi, con lo scopo di riflettere sui principali nodi dello scenario internazionale, l’altro ristretto ai membri della rete (seppur aperto a chi fosse interessato), con lo scopo di eleggere un nuovo gruppo di coordinamento e ragionare sulle prospettive future.

Il tema scelto per l’incontro con Prodi era amplissimo. Diviso in tre parti: lo scenario mondiale (“Globalizzazione, conflitti, disuguaglianze: la situazione nel mondo…”),  il da farsi (“… le possibili vie da percorrere…”) e il nodo di sempre (“ …  il possibile contributo dei cattolici democratici”).

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16 Gennaio 2017
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L’AMERICA DI TRUMP E LA CINA. CONFLITTO?

16 Gennaio 2017

Romano Prodi mette in guardia, ma senza indulgere a troppo pessimismo, sul nascente conflitto tra gli Usa di Trump e la Cina: “Perché la guerra tra la Cina e l’America si può evitare” (Messaggero). Alberto Alesina, anch’egli assai preoccupato per il protezionismo di Trump, contesta sul Corriere della Sera “L’illusione che Trump sia Reagan”. Federico Rampini, su Repubblica, è più possibilista e riferisce che secondo Stiglitz il protezionismo di Trump potrebbe funzionare: “L’economia di Trump”. Il citato Joseph Stiglitz, su Repubblica, scrive che cresce la rabbia dei cittadini contro la troppa disuguaglianza e suggerisce il che fare: “La rabbia è già esplosa. Urgenti nuove regole su tasse, bonus e lobby”. Sulle forti disuguaglianze sociali nell’Occidente è uscito il Rapporto Oxfam (“Quando la ricchezza di pochi è un freno per il benessere di tutti”). Sul Corriere Slavoy Zizek sostiene che, paradossalmente, la destra americana è l’unica forza che sostiene seriamente i lavoratori: “Trump sorpassa a sinistra le arroganti elite liberali”.

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2 Gennaio 2017
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IL CAMPO MINATO AI CONFINI DELL’EUROPA

2 Gennaio 2017

Stefano Stefanini, su La Stampa, ricorda che da ieri l’Italia è membro del Consiglio di Sicurezza dell’Onu e che ha la presidenza del G7, e avverte di quanti e quanto gravi problemi internazionali dovrebbero vedere l’Italia impegnata per la loro risoluzione se non anche protagonista (“Il campo minato ai confini dell’Europa”). L’intervista di Staffan De Mistura (Onu) sulla situazione in Siria: “La tregua in Siria questa volta può funzionare” (Corriere della Sera). Alessandro Orsini, “Il nodo della Siria che spaventa anche l’Europa” (Messaggeto). Bernardo Valli, “I nuovi nemici di Erdogan” (Repubblica). Adriana Cerretelli, “I ventotto e quel lusso pericoloso dell’inazione” (Sole 24 ore). Sul confronto tra Obama, Trump e Putin, Michael Walzer dice al Corriere della Sera: “Ma questo è soltanto l’inizio. C’è un piano americano per mostrare ai russi l’arroganza dello zar”; e alla Stampa: “I fantasmi del passato si riaffacciano sull’Europa”. Mario Del Pero, “Due debolezze nascose dietro i muscoli” (Messaggero). Diverso il giudizio di Mario Platero sul Sole: “Trump apre al dialogo per voltare pagina”.

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15 Novembre 2016
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MEDIA, SIATE PIÙ UMILI

15 Novembre 2016

Interessante segnalazione di Francesco Verderami: “Così cresce il partito del proporzionale” (Corriere della sera). Stefano Folli descrive “L’ora del disordine” nella politica italiana, dopo la vittoria di Trump (Repubblica). Mauro Magatti dice della necessità per i media di riconoscere la difficoltà di raccontare e spiegare la realtà (“La battaglia dell’umiltà”, Corriere della sera). Alessandro Portelli sul Manifesto descrive le miopie con cui si legge la realtà americana (“Troppe etichette, troppi sondaggi, poca vita reale”). Ernesto Galli Della Loggia spiega la vittoria del trumpismo con l’indifferenza di destra e sinistra verso valori, abitudini, e vita quotidiana degli strati popolari (“La politica e gli ideali perduti”, Corriere della sera). Non del tutto dissimile “L’amaca” di Michele Serra su Repubblica. Angelo Cannatà, sul Fatto, rimprovera a Scalfari di dar ragione al papa ma poi difendere le oligarchie del potere (“Scalfari e il papa: due posizioni contrastanti”). Negare i diritti umani ai migranti, ci ricorda Michele Ainis, significa diminuire, non aumentare, la nostra insicurezza (“L’esorcismo dei diritti per fermare la paura”, Repubblica). In un’intervista a Repubblica Giulio Tremonti esalta il populismo: “Il populismo è la rivoluzione”. Su una lunghezza d’onda non lontana anche Paolo Favilli sul Manifesto: “Trump, il populismo e la misura del consenso”. Su Il Fatto un drastico Fabrizio D’Esposito esalta papa Francesco populista: “Populismo parola maltrattata. La scossa del papa rivoluzionario”.

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14 Novembre 2016
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RASSEGNARSI AL POPULISMO (MAGARI QUELLO INCLUSIVO)?

14 Novembre 2016

Paolo Pombeni, sul mulino online, dice che in Italia bisogna smetterla tutti di fomentare il populismo e riportare la razionalità in politica (“Un’altra politica”). Roberto Esposito pare invece orientarsi a distinguere tra populismo inclusivo (che non fa muri contro gli immigrati) e populismo esclusivo, e a contentarsi del primo (“L’altro populismo”, Repubblica). Claudio Cerasa difende i media che hanno contrastato Trump, anche se hanno sbagliato le previsioni sull’esito del voto (“L’America, Trump e la grande lezione del giornalismo obiettivo”, Il Foglio). Enzo Moavero Milanesi esamina “L’impatto del fattore Trump sui fragili equilibri della Ue” (Corriere della Sera). Giovanni Sabbatucci scrive su “I rapporti Usa-Ue e il ruolo chiave della Germania” (La Stampa). Paolo Onofri valuta “L’effetto Trump sulla ripresa italiana” (Repubblica). Gianni Riotta s’aggira “Tra gli ex operai di Detroit che hanno tradito Hillary” (La Stampa). Sabino Cassese sottolinea che Hillary ha preso 600.000 voti popolari più di Trump (“Democrazia americana. I paradossi del voto popolare”), Corriere della Sera). Per l’analista Joseph Nye Trump “Non potrà governare con le minacce. E l’eredità di Obama resterà” (intervista a Repubblica). Per il giornalista Michael WolffDonald non ha idea di cosa fare, ma è genuino, non sarà un mostro” (intervista al Corriere della sera). Salvatore Cannavò, su Il Fatto, rifila un giudizio drastico (e filo-M5S): “La vecchia socialdemocrazia non ha più nulla da dire”).

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