12 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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DEMAGOGIA E CARISMA

12 Marzo 2017

Romano Prodi firma il suo consueto articolo domenicale sul Messaggero, guardando al mondo, Italia compresa: “Troppo potere ai leader nel declino dei partiti”. Eugenio Scalfari, nel suo editoriale su Repubblica, individua un merito e un demerito in Matteo Renzi: “Demagogia e carisma, così Renzi andrà al voto”. Su Il Fatto di ieri un articolo di Franco Monaco, critico sia del Lingotto di Veltroni 2007 (a differenza di Scalfari) sia di quello di Renzi 2017: “Pd 2007-2017, dall’innovazione alla protezione”.  Umberto Minopoli, su face book, sintetizza e commenta l’intervento del filosofo Biagio de Giovanni al Lingotto: “Le quattro verità”. Su Repubblica Massimo Giannini descrive più ombre che luci nel Lingotto renziano: “La Leopolda a Torino”; mentre Alessandra Longo riferisce: “’Il Pd non può essere nostro nemico’. Pisapia lancia la sfida dei progressisti”; e Goffredo De Marchis annota: “Il paletto di Matteo sul dialogo:’Sì a Giuliano, no a chi ha rotto”. Intervistato dal Messaggero Andrea Orlando dice: “Il Pd non autosufficiente, ma basta alleanze a destra”. Piero Fassino intervistato dall’Unità: “Ha ragione Matteo, l’Europa ha bisogno di più democrazia”. Due interviste di Francesco Paolo Casavola sulla giornata di violenza a Napoli: “Il primo cittadino ha sbagliato, non può ribellarsi al governo” (Repubblica), “Casavola: ‘Sindaco fuori del seminato, di questo passo si torna nelle foreste”.

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11 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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LINGOTTO, PRIMA GIORNATA

11 Marzo 2017

All’indomani della relazione di Matteo Renzi al Lingotto, il solo politologo che firma un commento favorevole è Mauro Calise, sostenitore convinto del Pd renziano a vocazione maggioritaria (sul Mattino, “La nuova sfida ai grillini”, e con un’intervista all’Unità: “Il Pd non può esistere nei limiti ristretti della vecchia sinistra”). Sul sito approntato per la manifestazione del Lingotto (Italia in cammino) compare una lettera di incoraggiamento di Michele Salvati. La Repubblica ha cronache e non commenti, ma pesano l’articolo di Stefano Folli di ieri, che concede poco a Renzi (“Ma Macron è lontano”) e quello dell’altro ieri di Guido Crainz (“Pd, cosa resta dell’ultimo Lingotto”). Su Corriere della Sera Massimo Franco scrive: “Il rischio di chiudersi e dividersi”. Su La Stampa un commento perplesso di Federico Geremicca (“La rischiosa scommessa del leader”) e uno più positivo di Marcello Sorgi (“Un leader che non è più sicuro di vincere”). Su La Stampa anche un’intervista a Roberto Speranza: “Da Matteo nessuna svolta. Con Pisapia ricostruiremo la sinistra che lui ha scassato”. Sul Dubbio un’intervista a Bruno Tabacci: “Sto con Pisapia per ricostruire con garbo il centro-sinistra”.  Sul Corriere della Sera, in risposta a Ernesto Galli Della Loggia (“Progresso (e declino) a sinistra”, Corsera), interviene Andrea Orlando:Per la sinistra il progresso è un’aspirazione imprescindibile”.

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11 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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Nella crisi del Pd la crisi di un modello di democrazia

11 Marzo 2017
di Guido Formigoni

 

La crisi attuale del Pd non sembra solo la crisi di un partito. Mi pare non si comprenda la dinamica che si è messa in gioco se si guarda solo al comportamento dei singoli attori e alle loro scelte (o non scelte). Il Pd appare il punto di catalizzazione di una crisi sistemica molto più profonda e generale. Che è l’implosione di un certo modello di transizione della democrazia italiana fuori dalle secche che si erano aperte negli anni Novanta.

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8 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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SE IL GOVERNO GENTILONI AIUTA IL PD A RIMONTARE…

8 Marzo 2017

In un’intervista a Italia Oggi Arturo Parisi insiste sulla necessità di ridare vitalità al Partito democratico (“Renzi deve ricostruire il Pd”). Così anche Anna Finocchiaro: “I danni del proporzionale e un partito da rifondare” (Corriere della sera). Carlo Bertini su La Stampa riferisce che “Orlando incontra Prodi e gli ulivisti si schierano sostenendo il ministro” (e vedi il Programma di Orlando). Stefano Folli su Repubblica: “Matteo e il paradosso delle primarie: vincerle e restare senza alleati”. Lina Palmerini teme che Renzi al Lingotto non dica che sistema elettorale vuole: “La differenza del Lingotto di Renzi” (Sole 24 ore; e vedi una bozza del programma di Renzi). Pippo Civati dice al Manifesto “Tante liste di sinistra sono una follia, uniamoci. Dal Pd altri usciranno”. Sergio Chiamparino e Giuseppe Sala scrivono a Renzi “Caro Matteo, cambia mare se vuoi restare il capitano” (lettera a Repubblica). Paolo Pombeni su mentepolitica.it è critico tanto delle primarie del Pd quanto del governo Gentiloni (“La politica della corrida e quella del sopire e troncare”), mentre Marcello Sorgi scrive: “Gentiloni, carta a sorpresa per una rimonta del Pd” (La Stampa), e Massimo Franco dice lo stesso: “Una stabilità che può essere utile anche al Pd” (Corriere). Per Michele ProsperoWeimar non c’entra, è la sinistra che manca” (Manifesto). Angelo Panebianco denuncia: “La resa culturale ai 5 Stelle” (Corriere). Claudio Petruccioli, in un’intervista a Il Dubbio, accusa: “Prima fecero cadere Prodi, ora puntano Renzi. Processiamo le inchieste”.  Ma per Antonio Polito “Furbizia e spregiudicatezza sono valori politici rischiosi”.

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7 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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“Un centrosinistra plurale può salvarci dal populismo”. Intervista a Franco Monaco

7 Marzo 2017
di Pierluigi Mele

 

Pubblichiamo l’intervista che Franco Monaco ha rilasciato il 6 marzo a Pierluigi Mele nel blog da lui curato (“Confini”) nell’ambito di Rai News. Nella foto Franco Monaco, il primo a destra, in un incontro ca Milano lo scorso 14 febbraio, insieme a Giuliano Pisapia, Laura Boldrini, Gad Lerner e Massimiliano Smeriglio

 

Onorevole Monaco, lei è un “ulivista” della prima ora. E’ stato, ed è tuttora, molto vicino a Romano Prodi, è stato tra i fondatori del PD. Quindi lei può aiutarci a capire più in profondità la crisi del suo partito. Per molti la crisi del PD è dovuta alla persona di Matteo Renzi. Per alcuni è visto come un “usurpatore” della tradizione, o delle tradizioni, del PD. Non pensa che le colpe siano un po’ più larghe? Di trasformismi all’interno del PD ve ne sono stati diversi…

Prima di stabilire le responsabilità, merita fissare la portata del fatto. La scissione segna l’affossamento del progetto del PD nel solco dell’Ulivo, quale partito di centrosinistra a vocazione maggioritaria, inclusivo verso il centro ma anche verso sinistra. E resta agli atti che quel fallimento si è prodotto nel tempo in cui Renzi era alla guida del PD.

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6 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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IL RISCHIO WEIMAR E IL QUIRINALE

6 Marzo 2017

Stefano Folli, su Repubblica, invita esplicitamente il presidente Mattarella a intervenire nella pericolosa involuzione politica in atto: “Il rischio Weimar e il Quirinale”. Paolo Mieli, sul Corriere della sera, considera un azzardo il tentativo di rivincita che Matteo Renzi sta mettendo in atto in queste settimane e titola il suo editoriale “Il cammino a ritroso della politica italiana”. Il Corriere pubblica un’intervista di Aldo Cazzullo a Andrea Orlando: “Io posso battere Matteo”. Guglielmo Epifani dice a Il Fatto: “Il Pd renziano è crollato. Siamo usciti troppo tardi”. Gianfranco Pasquino, sul mulino online, scrive che nel Pd non esistono più spazi di discussione sulle politiche e la visione complessiva, mentre la rielaborazione di una cultura politica riformista avrebbe dovuto essere centrale per guidare una comunità e un Paes (“Scissione e culture politiche”). Giuliano Pisapia, intervistato dal Corriere, dice: “Noi alleati di chi unisce”. Alessandro Campi, sul Mattino, spiega “Perché Berlusconi ritorna in gioco”. Massimo Adinolfi, ancora sul Mattino, critica, però, la magistratura sul caso Consip: “Se si incrina il rapporto di fiducia tra magistrati e investigatori”. Quanto alle cose da fare da parte del governo Gentiloni, Massimo Giannini scrive su Repubblica: “Sotto il vulcano un’occasione irripetibile”; Gianfranvo Viesti sul Mattino dice “Perché tagliando si può migliorare”; Carlo Calenda: “La crescita ma senza scorciatoie” (intervista al Messaggero). Tommaso Nannicini (a proposito del programma di Renzi) scrive: “Irpef. Nel nostro piano i giovani pagano meno”.

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5 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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RENZI TIRA DRITTO E CERCA LA RIVINCITA

5 Marzo 2017

A difendere con maggior determinazione la validità della posizione di Matteo Renzi è, tutt’ora, il politologo Mauro Calise, sul Mattino: “Sinistra nella trincea degli oligarchi”. Anche Marcello Sorgi su La Stampa prova a comprenderne la strategia (ieri: “Su congresso e primarie Matteo tira dritto e vuole la rivincita”; oggi: “Uscire dal trash politico”). Altri mettono in luce l’accanimento anti-Renzi: Franco Cangini, su La Nazione, “Si è aperta la caccia al cinghiale”; Carlo Fusi, su Il Dubbio, “E’ partita la caccia grossa contro il leader Pd”. Critica l’irresponsabilità di coloro che vogliono mettere in crisi il governo sul caso Lotti Paolo Pombeni (“Fare emergere le responsabilità, tutelare la governabilità”). Critici sui giudici per il caso Consip sono Massimo Adinolfi (“Qualche domanda alla sinistra delle anime belle”, Mattino) e Emanuele Macaluso (“Il potere dei pm ci sovrasta e schiaccia il dibattito politico”, Il Dubbio). Duri nei riguardi di Renzi e del giglio magico i giudizi di Ezio Mauro su Repubblica (“Il groviglio dei fedelissimi”) e di Massimo Franco sul Corriere (“Rischio tutti contro tutti nel Partito democratico”). Poi: Michele Emiliano, “L’ego di Matteo rovina per l’Italia” (intervista al Corriere); Roberto Speranza, “Lotti deve dimettersi” (intervista a Repubblica); Gianni Cuperlo, “L’era del fiorentino è finita, ma anch’io sono all’ultimo giro” (intervista a Il Fatto). La replica di Matteo Renzi a Beppe Grillo.

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3 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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CRICCA TOSCANA O INCHIESTA MAL FONDATA?

3 Marzo 2017

Franco Monaco ironizza sui renziani e polemizza con Andrea Orlando (“La grande fuga dei renziani da Renzi” Il Fatto). Daniela Preziosi sul Manifesto scrive: “Con Orlando i lettiani nel nome dell’Ulivo”. Rosa Russo Jervolino in un’intervista a Il Dubbio: “Rimango nel Pd anche se il clima è diventato irrespirabile”. Emanuele Macaluso, soprattutto guardando Napoli, dice: “Le primarie sono un’offesa per chi ama la politica” (Il Dubbio). In un’intervista a Il fatto Miguel Gotor dice: “Il Pd ucciso dagli interessi di una cricca toscana”. Ma Luciano Violante, intervistato dall’Avvenire, replica: “Cautela, altre inchieste si sono sgonfiate”, e Claudio Cerasa sul Foglio scrive “Contro la Repubblica fondata sulle procure”. Sul Mattino Luigi Covatta, in polemica con Stefano Folli, spinge Renzi a tirare dritto per la sua strada, quella del riformismo possibile (“La questione morale a due facce”). Viceversa Ugo Mattei sul Manifesto dice che “A sinistra serve una ‘quarta posizione’”.

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2 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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“MATTEO ESCA DALLA NEBBIA”

2 Marzo 2017

Su Il Regno n. 4 Gianfranco Brunelli valuta negativamente il Renzi del dopo referendum perché non ha saputo o voluto spiegare la sconfitta (“La sinistra che ha fallito”) e Paolo Segatti  prova a dire “Perché ha perso il Sì”. Il gesuita p. Francesco Occhetta interviene su Famiglia cristiana: “Pd, quel divorzio senza lacrime”. Sull’inchiesta che tocca il padre di Matteo Renzi  (Giovanni Bianconi,Così Russo e Tiziano Renzi si facevano promettere soldi”, Corriere della sera) scrivono Stefano Folli (“Matteo esca dalla nebbia”, Repubblica), Paolo Pombeni (“Fare subito chiarezza e garantire la trasparenza”, Sole 24 ore) e Marcello Sorgi (“Colpi bassi e manette in vista delle primarie”, La Stampa). Massimo Franco, più in generale, parla di “Un Pd illuso che la scissione risolvesse la sua crisi” (Corriere).

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28 Febbraio 2017
by Giampiero Forcesi
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SECONDO ALCUNI, È UNA SCISSIONE CHE FA BENE

28 Febbraio 2017

Luigi Zanda, capogrupp Pd al Senato, valuta la situazione politica in un’intervista al Messaggero: “Governo più debole con la scissione. C’è il rischio crisi”. Per il filosofo Biagio de Giovanni, però, la scissione può fare bene al Pd, al “nuovo Pd”, perché gli consente di ripensare se stesso e di rafforzare e arricchire la direzione di marcia avviata negli ultimi tre anni, senza più la funzione distruttiva della minoranza interna (“Perché la scissione può far bene al nuovo Pd”, Il Mattino). Ancora su Il Mattino Mauro Calise, più nettamente, esorta Renzi ad accelerare la sua svolta riformista, anche a rischio di perdere altri pezzi  del partito (“Il partito di lotta e quello di governo”). Michele Salvati sul Mulino online si aspetta che ora Renzi ribadisca la vocazione maggioritaria e indichi le riforme da attuare (“In attesa del Lingotto”). Piero Fassino in un’intervista all’Unità si schiera con Renzi: “Primarie, appoggio Renzi per far vivere nel Pd la sinistra delle riforme”. Walter Veltroni ripubblica sull’Unità il testo del suo discorso all’assemblea del Pd: “La sinistra che si divide e la democrazia”. Giorgio Tonini, intervistato da Pierluigi Mele: “La follia della scissione” (Rai News). Marc Lazar, su Repubblica, ragiona su “Promesse e limiti delle nuove sinistre”. Sul Manifesto, Felice Besostri e Enzo Paolini criticano “Una sinistra senza radici, insofferente delle identità”.

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