20 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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Dove va il Partito Democratico?

20 Marzo 2017
di Lino Prenna

 

L’autore è il Coordinatore nazionale dell’associazione Agire politicamente

 

È la domanda che abbiamo sollevato altre volte, ad ogni cambio di segreteria del partito, ansiosi di conoscere da quali ragioni ideali fossero mossi i nuovi dirigenti, ma anche preoccupati della progressiva caduta delle idealità originarie, a vantaggio di una conduzione pragmatica, priva di progettualità futura. Oggi, a dieci anni dall’atto fondativo del partito, siamo costretti a porre la stessa domanda, dopo le ultime travagliate vicende e la scissione, strumentalmente consumata come irresponsabile exodus! Poniamo la domanda ai tre candidati alle primarie

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20 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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IL MONDO NON SI PREOCCUPA DI CHI MUORE DI FAME

20 Marzo 2017

Caritas Internationalis, “Il mondo non si preoccupa di chi muore di fame” (Radio Vaticana). Giulio Albanese, “Il tanto e il poco” (Avvenire). Alberto Negri, “Il naufragio politico del patto sui profughi. A un anno dall’accordo Ue-Turchia” (Sole). Andrea Orlando, “Corridoi umanitari per i bimbi di Siria. Un appello” (Avvenire). Alessandro Orsini, “Tutti i rischi della Libia targata Putin” (Messaggero). Gilles Kepel e Olivier Roy, “Sul terrorismo islamista e l’Europa” (Corriere della sera). Donald Sassoon, “Stati-nazione d’Europa” (Sole 24 ore). Jean Marie Colombani, “Fra populismo e astensione, in Francia le peggiori elezioni di sempre” (intervista a Il Fatto). Sergio Fabbrini, “L’elefante che si aggira a Bruxelles” (Sole). Fulco Lanchester, “Il gran bazar di Brexit” (Sole 24 ore).

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18 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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LA NECESSITÀ DEL DUBBIO

18 Marzo 2017

Sul voto del Senato sulla decadenza di Minzolini interviene su Il Fatto Barbara Spinelli e dice così: “Di Maio dice bene. Il voto eversivo del Senato chiama violenza”. Non è d’accordo con lei Cesare Mirabelli intervistato dal Messaggero: “La legge sulla decadenza c’è e funziona”. Francesco Damato su Il Dubbio racconta: “La libertà di coscienza da Martinazzoli a Zanda”. Scrive Giorgio Tonini sull’Unità: “La necessità del dubbio”, e in un’intervista a Il Dubbio: “Io servo la Carta non i desideri dei magistrati”. Dario Stefàno in un’intervista a Il Giornale dice: “Ora il Parlamento si muova e cambi la legge Severino”. E Emanuele Macaluso su Il Dubbio scrive: “Il problema forse è la Severino”. A Massimo Giannini che s’era mostrato indignato su Repubblica replica Massimo Adinolfi sul Mattino: “La Repubblica della moralità”.

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18 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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L’EUROPA NON È FINITA

18 Marzo 2017

Timothy Garton Ash: “C’è ancora vita in questa vecchia ragazza” (Sole 24 ore). Giuliano Amato (recensendo sul Sole un libro di Sergio Fabbrini): “Il coraggio di pensare un’Europa che serve”. Enrico Letta, “Je suis optimiste pour l’Europe en 2017” (Les echos). Giorgio Napolitano: “Contro i nuovi nazionalismi” (Unità). Gerardo Pelosi, “Trattati di Roma, verso un compromesso sulla Ue a due velocità” (Sole). Ernesto Galli Della Loggia, “L’illusione dell’Europa flessibile” (Corriere della sera). Adriana Cerretelli, “Aspettando Parigi” (Sole). Leonardo Becchetti, “La missione di ricostruire” (Avvenire). Danilo Taino, “L’Europa non è finita: Macron con Habermas” (Corriere della Sera). Alessandro Alviano, “Merkel e l’alleanza con il francese Macron” (La Stampa). Salvatore Vassallo, “La soluzione danese” (Unità). Paolo Mastrolilli: “Trump-Merkel, duello sui migranti” (La Stampa). Frans Timmermans (vicepres. Ue): “Un patto Roma-Berlino per l’emergenza profughi” (intervista a La Stampa).

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17 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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SE LUIGI DI MAIO GRIDA ALL’EVERSIONE

17 Marzo 2017

La scelta del governo di abolire i voucher non convince Romano Prodi, intervistato dal Mattino: “Sbagliato abolire i voucher”. Pietro Ichino sul Foglio si chiede: “Davvero semplificare il lavoro significa togliergli dignità?”. Lina Palmerini sul Sole scrive: “Il dietrofront del Pd sui voucher e la spia rossa che si accende sul governo”; e anche l’Avvenire obietta: Francesco Riccardi, “Lucidità e coraggio che vanno trovati”. Il voto del Senato su Minzolini fa gridare all’eversione, con Di Maio, anche l’avvocato Gianluigi Pellegrino sul Fatto (“Un suicidio eversivo da parte delle istituzioni”), ma Francesco Bei su La Stampa difende i 19 senatori Pd che hanno votato a favore di Minzolini (tra cui Mario Tronti) e stigmatizza le parole del leader 5Stelle: “Strappo che va oltre la politica”. Luigi Zanda a Repubblica: “Scambio con Lotti? Offensivo, basta scimmiottare i populisti”. Giorgio Tonini, intervistato da La Stampa, dice: “Non siamo solo passacarte”; e Rosaria Capacchione, intervistata dall’Unità, dice: “Ho votato sì per coerenza”. Il M5S intanto presenta la sua squadra di governo: Ilario Lombardo, “Il governo dei grillini” (La Stampa). E Alessandro Campi scrive: “Se M5S sogna un governo di minoranza” (Messaggero). Quanto alle primarie Pd, Nicola Piepoli su La Stampa scrive: “Primarie Pd, Renzi al 75%”, Emilia Patta sul Sole analizza la mozione congressuale di Renzi: “Un Pd senza alleati che punta su Europa e fisco”. Maurizio Martina in un’intervista all’Unità: “Con Renzi faremo un Pd popolare contro il populismo”.

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17 Marzo 2017
by c3dem_admin
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Quei continui attacchi alla magistratura

17 Marzo 2017
di Nino Labate

 

Gli attacchi alla magistratura non si fermano. La vicenda Consip non c’entra, ma la realtà è che, in modi più o meno soft, più o meno palesi, più o meno indiretti, ormai da un quarto di secolo a questa parte, dopo Tangentopoli, questo autonomo potere dello Stato è sotto tiro: un indiscutibile potere costituzionale, messo a guardia di una società che spinge gli “spiriti animali” verso l’individualismo e a farsi prima di tutto i fatti propri con tutti i mezzi, e solo dopo, se avanza tempo, a praticare la solidarietà con quelli degli altri.

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16 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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NEOEUROPEISMO?

16 Marzo 2017

Dopo il voto in Olanda si parla di “Neoeuropeismo” (David Carretta sul Foglio). Massimo Adinolfi: “Europa, la svolta” (Il Mattino). Luigi Covatta, sul Mattino, a proposito di Olanda cita Macron e dice: “Voto in Olanda, la rivincita dell’ideologia”. Jurgen Habermas: “Il populismo? Si vince tornando vicino agli ultimi” (Repubblica da Micromega). Dice Marc Lazar: “I populisti sono minoritari ma hanno fatto cambiare la politica. Ora facciamo ripartire l’Europa” (intervista a Repubblica).

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15 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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RENZI E IL PROBLEMA DEL PARTITO

15 Marzo 2017

Mauro Calise dà fiducia all’approccio usato da Renzi al Lingotto: “Tra noi e io il nuovo Pd secondo Matteo” (Mattino). E qui è il testo della mozionecongressuale di Matteo Renzi: “Avanti, insieme”. Anche Giuseppe Turani sull’Unità vede un Renzi rafforzato e sulla strada giusta (ma di fronte a compiti ardui): “Cosa rimane del Lingotto”. Ma Claudia Mancina, pur sostenitrice di Renzi, individua un forte limite nel suo Pd: “L’egemonia culturale che manca al Pd” (Mattino). Piero Ignazi, su Repubblica, critica l’assenza di un vero confronto politico interno al Pd: “Il congresso inesistente”. Anche Paolo Pombeni, su mente politica.it, punta il dito sul Pd come guscio vuoto: “Renzi e il problema del partito”. Gianluca Luzi su Repubblica presenta il nuovo libro di Enrico Letta, e annota: “Per Enrico Letta è un errore puntare sull’uomo forte”.  Sandra Zampa dice all’Unità: “Con Orlando perché ricorda lo spirito dell’Ulivo di Prodi”. Sul sito Landino.it Giorgio Armillei replica all’articolo pubblicato da Guido Formigoni sul sito di c3dem: “Dossettiano e basta. Come sbagliare su Grillo e dintorni”.

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14 Marzo 2017
by Giampiero Forcesi
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Perché la mancata chiusura della transizione resta un problema (che si aggrava)

14 Marzo 2017
di Stefano Ceccanti

 

Mi sembra che il testo di Guido Formigoni pubblicato da c3dem (Nella crisi del Pd la crisi di un modello di democrazia) non tenga presente un dato centrale: per funzionare in modo decente una grande democrazia deve disporre di almeno uno di questi due fattori: un sistema forte dei partiti (pochi partiti, disciplinati e ben coalizzabili) e/o incentivi istituzionali forti.

L’Italia disponeva sino al 1989 del primo dei due fattori, in modo per alcuni aspetti analogo a quello della Germania, anche se da noi l’alternanza non era ancora possibile. Il sistema trovava un suo equilibrio nella rotazione interna alla coalizione di maggioranza: prima soprattutto tra le correnti della Dc, finché essa raccoglieva il 40% dei voti, e poi anche con gli altri partiti. La Francia, che invece non disponeva di un partito perno di forza analoga e che aveva necessità di prendere decisioni forti a causa del suo maggiore ruolo internazionale, aveva surrogato la debolezza dei partiti con le nuove istituzioni forti del 1958-1962, un doppio meccanismo maggioritario in grado di strutturare il sistema.

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