11 agosto 2017
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“I MIGRANTI E IL DOVERE DI RESTARE UMANI”

11 agosto 2017

Dopo “La svolta della Chiesa” (Andrea Tornielli, La Stampa), e cioè le parole del card. Gualtiero Bassetti, presidente della Cei (“I vescovi alle Ong: rispettate le leggi contro gli scafisti”, Luigi Accattoli, Corriere della Sera), e dopo i primi frutti della politica perseguita dall’Italia (Dino Martirano, “Stretta libica sulle Ong per tenerle più lontane”, Corriere della sera; “L’Unhcr: migranti riportati nei centri di detenzione”, Manifesto), si levano le voci di Vladimiro Zagrebelsky (“Le regole del diritto in mare”, La Stampa), di Enzo Bianchi (“I migranti e il dovere di restare umani”, Repubblica), del rappresentante dell’Unhcr, Barbara Molisano (“La nostra priorità è togliere i rifugiati dai centri di detenzione libici”, intervista al Manifesto), di p. Camillo Ripamonti, del Centro Astalli di Roma (“Ripartiamo dall’ovvio: i migranti sono persone”), di alcune delle grandi Ong (“L’azione delle Ong rispetta le norme umanitarie globali”, lettera al Corriere) e di Peppino Ortoleva sul Secolo XIX (“Bloccare i popoli in fuga rischia di scatenare guerre”) e Alfio Mastropaolo sul Manifesto (“Campagna con vista sull’abisso”).  Riflessioni in merito anche di Paolo Pombeni, “Controlli, flussi, accoglienza, integrazione: urge dibattito serio” (Sole 24 ore) e Piero Ignazi, “Come aiutarli a a casa nostra” (Repubblica).

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7 febbraio 2017
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IL MOLTO DISCUTIBILE TESTO DELL’ACCORDO ITALIA-LIBIA

7 febbraio 2017

Pubblichiamo il testo dell’accordo Italia-Libia firmato pochi giorni fa dal premier Gentiloni e da Fayez Moustafa Serraj. Commenti su questo accordo li abbiamo già pubblicati (gli ultimi: “Patto Italia-Libia per fermare i migranti: una scelta giusta?” e “Patto Italia-Libia, così il diritto scompare”). Qui riportiamo un servizio di Open Migration, “Il muro dell’Europa per fermare i migranti nel Mediterraneo”, che fa riferimento a un dossier curato dall’Arci: “Il processo di esternalizzazione delle frontiere europee”. Il gesuita padre Camillo Ripamonti, direttore del Centro Astalli, ha scritto su Avvenire del 4 febbraio: “Il mare grembo d’Europa e la cecità dell’oggi”.

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6 gennaio 2017
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ACCOGLIENZA E RIMPATRI. IL DIBATTITO

6 gennaio 2017

Il ministro Minniti e il premier Gentiloni hanno spiegato che tipo di CIE hanno in mente (Fiorella Sarzanini, “Cento posti e vicino a un aeroporto. Così funzioneranno i CIE”, Corriere della Sera), ma restano forti i dubbi: p. Camillo Ripamonti, “Pensare di risolvere con CIE e rimpatri è un’illusione” (Huffington post); Enrico Rossi, “Abolire i CIE incluso il nome, insieme alla Bossi-Fini” (intervista al Manifesto); Giusi Nicolini, “Inutile riaprire quei Centri, alimentano odio e violenza” (intervista al Mattino); Luigi Manconi, “Minniti sbaglia, pensi alle falle dell’intelligence” (Manifesto). La testimonianza del direttore del Cuamm, Dante Carraro: “Sandrine, morte atroce. Lo Stato riprenda in mano la situazione” (intervista al Manifesto). Vladimiro Polchi spiega su Repubblica la difficoltà dei rimpatri: “Espulsioni, perché s’inceppa la macchina dei rimpatri”. Carmela Rozza, assessore a Milano, propone: “Rigore e lavori socialmente utili, un modello che funziona” (intervista all’Unità). Livia Turco riflette: “La via italiana alla convivenza” (Unità).

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7 dicembre 2015
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L’alibi del “migrante economico”

7 dicembre 2015
di p. Camillo Ripamonti sj

 

Intervento del presidente del Centro Astalli all’incontro “Cristiani e mussulmani per la misericordia” organizzato a Roma il 7 dicembre dalla Associazione Amici di padre Dall’Oglio e dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana. Il titolo dell’intervento è redazionale

 

Parto da un’espressione che mi ha molto colpito del card. Kasper: “La mistica della misericordia è una mistica degli occhi aperti”. Parto da questa espressione perché la ritengo molto adatta ad affrontare il tema della misericordia verso i migranti. Il fenomeno migratorio, pur essendo sotto gli occhi di tutti e pur dovendone constatare la enorme portata (secondo proiezioni i migranti nel mondo sono arrivati a essere 237 milioni, e di questi 59 milioni sono i migranti “forzati”), pur vedendo continuamente immagini che apparentemente sembrano toccare la nostra sensibilità, noi facciamo fatica a vederlo nella sua reale portata: è come se pur guardandolo non lo vedessimo nel modo adeguato.

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