Per Elisabetta Gualmini e Salvatore Vassallo “La lezione della Brexit” è soprattutto che la crisi economica , l’inadeguatezza delle istituzioni a fronteggiarne gli effetti più negativi e la tendenza dei media a cavalcare le leggende antiestablishment favoriscono il malcontento, che è fatto anche di ignoranza e di pregiudizio (Unità). Marco Revelli legge diversamente “La lezione di Torino” (Manifesto) e critica proprio l’establishment sabaudo. Così anche Rita Di Leo, sempre sul Manifesto: “Nelle democrazie consolidate ‘il popolo’ e cioè i disoccupati, i precari, le periferie hanno usato il loro voto per vendicarsi” per non aver avuto politici all’altezza dei loro bisogni sotto scacco (“La vendetta degli sconfitti”). Per Barbara Spinelli, sul Fatto, il risultato del referendum britannico è la vendetta della realtà sulle astrazioni e i calcoli errati dei burocrati comunitari (“I leader di paglia dell’Unione: così sono falliti i sogni”). Sul Corriere della Sera Sabino Cassese si limita a dire che ora i governi devono smettere di voler tenere al guinzaglio l’Unione europea (“L’esito della Brexit è una lezione per l’Italia”). Per Stefano Folli, su Repubblica, c’è anche un’altra lezione, questa per Renzi: “L’azzardo di Cameron che palazzo Chigi non può permettersi”.
29 Giugno 2016
by Vittorio Sammarco
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