7 Dicembre 2016
by Giampiero Forcesi
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SESSANTA A QUARANTA

7 Dicembre 2016

Gianfranco Pasquino, “Non credo al voto di protesta, ha vinto la passione politica” (intervista a La Stampa). Chiara Saraceno, “Basta con le accuse di populismo. Nel No c’è tanta ricchezza” (intervista al Manifesto). Gustavo Zagrebelsky, “La Costituzione salvata da ogni manomissione, ora va soprattutto attuata” (Repubblica). Tommaso Montanari, “La rete di salvataggio della Costituzione” (Repubblica). Ezio Mauro, “Il populismo del potere” (Repubblica). Ilvo Diamanti, “Avanti tutta verso il passato” (Repubblica). Anais Ginori, “I populisti, dal Front National all’UKIP: l’esultanza delle destre europee” (Repubblica). Michele Ainis,L’energia civica che batte l’apatia” (Repubblica). Alessandro Barbano e Massimo Adinolfi, “Grillo e gli altri. La sfida che verrà” (Mattino). Alessandro Campi, “La sinistra che cade in Europa” (Messaggero). Ernesto Galli Della Loggia, “Le cinque ragioni di una sconfitta” (Corriere della Sera). Sabino Cassese, “Legge elettorale, nodo da sciogliere” (Sole 24 ore). Emanuele Macaluso, “Il Pd, la sinistra e il marasma del dopo voto” (Unità). Mauro Calise, “Renzi non è solo. 13 milioni di voti vi sembrano pochi?” (intervista all’Unità). Giovanni Orsina, “Il risiko delle mosse dei 5 Stelle” (La Stampa). Marco Olivetti, “Rebus dell’intesa larga e voglia di proporzionale” Avvenire). Roberto D’Alimonte, “Centri per il Sì, periferie per il No” (Sole 24 ore). Giuseppe Vacca, “Ora la conta, e via i fautori del No” (Mattino). Alessandro Rosina, “Onda di protesta. Urgenze? Il lavoro e la crescita economica”. Stefano Folli, “La bandiera del 40 per cento e quell’incrocio governo-dem” (Repubblica). L’amaca del 6 dicembre di Michele Serra (Repubblica).

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6 Dicembre 2016
by Giampiero Forcesi
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Da dove ripartire

6 Dicembre 2016
di Vittorio Sammarco

 

Da dove ripartire, dunque, per tentare quella “profonda opera di ricucitura della società, una manutenzione straordinaria”, di cui parla Mario Calabresi nell’editoriale di Repubblica del 3  dicembre? Sconfortati o gioiosi per il risultato elettorale del referendum, non si può non costatare che la lacerazione prodotta da un confronto aspro e a volte verbalmente violento va ricomposta e lenita, proprio come si fa con le ferite, per evitare che il pus antidemocratico produca danni irreversibili. È il momento di richiamare a un impegno profondo e diffuso tutti coloro che credono ancora nella possibilità che questo Paese abbia una forma democratica, inclusiva, solidale ed equa.

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3 Dicembre 2016
by Giampiero Forcesi
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L’ESAME DI MATURITÀ DI MATTEO RENZI

3 Dicembre 2016

Michele Prospero, sul Manifesto, accusa il centro-destra del vecchio Pci, e insieme l’area giuridico-politologica della Fuci degli anni ’80, e Veltroni, di aver messo in discussione la Costituzione e favorito la moda maggioritaria, fino ad arrivare a Renzi, la cui riforma è “il compimento di una devastante cultura istituzionale maturata nell’ambiente della Fuci e recuperata come ideologia del Pd” (“Qualcuno era comunista sulla Carta”). Giorgio Tonini replica al No al referendum di Lucia Annunziata: “Lucia Annunziata, il No e il comma 22” (sul suo blog). Paolo Pombeni scrive che ora, a prescindere da chi vinca il referendum, si deve “disintossicare il paese dai veleni del qualunquismo che mischia tutto” (“Passata la tempesta”, mentepolitica.it) e, sul Sole 24 ore, parla di “Delegittimazione da archiviare”. Pierluigi Bersani, intervistato da Il Fatto, dice: “Se passa la riforma, la Carta non è più di tutti”. Stefano Folli scrive che, vinca il Sì o il No, il comportamento dopo il voto sarà per Renzi “Il vero esame di maturità” (Repubblica). Per il cristiano democratico tedesco Elmar Brok, presidente della Commissione Esteri del Parlamento europeo, la riforma costituzionale è “Per l’Italia una riforma chiave, la più importante dal dopoguerra” (intervista al Messaggero). La rivista Left racconta “La sinistra che dice No”. Claudio Cerasa sul Foglio esalta Luciano Violante per la “conversione” politica maturata nel corso degli anni (“Un bel voto contro il populismo costituzionale”). Sull’Unità Sergio Staino intervista Michele Serra: “Preoccupante se vince il No. Vedo pura provocazione sul governo”. Lorenzo Dellai, sull’Avvenire, torna sul voto di Prodi: “Il segnale di Prodi: ora si cambi ciclo”. Sul Manifesto Massimo Villone lancia un ultimo appello: “La responsabilità di fermare un azzardo”.

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2 Dicembre 2016
by Giampiero Forcesi
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IL SÌ DI PRODI: ARMA A DOPPIO TAGLIO?

2 Dicembre 2016

Stefano Folli analizza a fondo la dichiarazione di voto di Romano Prodi: “Ma il Sì di Prodi non è un assegno in bianco per il premier” (Repubblica). Massimo Toschi sull’Unità commenta: “Prodi, un sì di sapienza e generosità” (Unità). Per Pierluigi Bersani, intervistato dal Quotidiano nazionale, “Da Prodi un Sì a doppio taglio”. Gustavo Zagrebelsky scrive a Eugenio Scalfari e difende il suo No: “Chi piega la Carta alla lotta politica” (Repubblica). Una precisazione di Giorgio Napolitano a Repubblica sul suo ruolo nella nascita del governo Renzi: “Le dimissioni di Letta e l’incarico a Renzi”. Il Corriere della Sera pubblica due ampie pagine con il confronto di merito tra Stefano Ceccanti e Anna Falcone: “Tra il Sì e il No, le ragioni dei giuristi”. Un’intervista di Matteo Renzi al Corriere della sera (“La riforma è garanzia di stabilità”) e un suo colloquio con Claudio Cerasa sul Foglio (“Elettori di destra venite a me”). Il Corriere intervista anche Susanna Camusso: “No a chi attacca la Costituzione”; e sul Manifesto Antonio Sciotto scrive: “Il No della Cgil è compatto”. Il Messaggero pubblica un’intervista a Jacques Attali: “Se passa il No sarebbe una catastrofe”. La Stampa intervista Graziano Delrio: “Con il Sì il governo andrà avanti e sarà il più autorevole in Europa”. Walter Tocci sul suo blog pubblica un post intitolato “Lepre o papera? Esercizi di percezione prima del referendum”.  Dice Liana Milella su Repubblica: “Sul voto divise le toghe”. Interessante intervista a tutto campo di Italia Oggi a Giovanni Orsina: “Con il No il Cav guadagna di più”.

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1 Dicembre 2016
by Giampiero Forcesi
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ROMANO PRODI: “PER LA MIA STORIA PERSONALE…”

1 Dicembre 2016

Il comunicato di Romano Prodi: “Per la mia storia personale” (Unità). Paolo Pombeni, “Il richiamo alla responsabilità del fondatore dell’Ulivo” (Sole 24 ore). Luigi Zanda, “E’ un riconoscimento all’ispirazione riformista del Pd” (intervista all’Unità). Alessandro Trocino, “La sinistra ferita dalle parole del prof: ma con le sue parole boccia Matteo” (Corriere della sera). Nino Bertoloni Meli, “L’allarme del prof per l’avanzata populista” (Messaggero). Fabio Martini, “Il Sì sofferto di Prodi” (La Stampa). Marcello Sorgi,Il professore si prepara al dopo voto” (La Stampa). Daniela Preziosi, “Prodi annuncia il Sì: esultano Renzi e i 101 che lo silurarono” (Manifesto). Sull’Avvenire un dialogo tra Gian Candido De Martin e Marco Tarquinio: “’Mi astengo per tutelare la Costituzione’. Stavolta invece il modo giusto è partecipare”. Marco Matzuzzi, “Tra i cattolici per il Sì” (Foglio). Per Ida Dominijanni il Sì alla riforma “chiude un ciclo (…), il quarantennio dell’attacco neoliberale alle democrazie costituzionali novecentesche”, mentre il No può aprirne uno nuovo (“Il Sì che apre, il No che chiude”, pubblicato sul sito del centro per la Riforma dello Stato). Così anche è per Walter Tocci che dice: “Si scoprirà che il popolo desidera prima di tutto l’attuazione della Costituzione” (Left). Alfio Mastropaolo, “Speculatori e allarmisti uniti nella lotta” (Manifesto). Mauro Calise, sul Mattino, scrive che se Renzi, dopo il coraggioso azzardo, vincesse il referendum vorrebbe dire che l’Italia ha trovato un leader di statura europea (“Il futuro dei leader nelle urne”).

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1 Dicembre 2016
by Giampiero Forcesi
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Un no pacato e convinto

1 Dicembre 2016
di Guido Formigoni

 

Voterò no al referendum di domenica. Non che a qualcuno debba per forza interessare la mia scelta personale, ma visto che gli amici di questo sito hanno lanciato una sorta di sondaggio e molte autorevoli voci si stanno esprimendo, aggiungo la mia modesta opinione all’elenco.

Sono due gli argomenti che mi hanno convinto in questo senso. Il primo è di merito. La riforma mi pare modesta e pasticciata. L’avevo notato su questo sito già a suo tempo. Il superamento del bicameralismo perfetto poteva essere un argomento piuttosto condiviso e quindi indolore, ma il modo con cui è stato condotto rasenta l’impossibilità a funzionare.

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30 Novembre 2016
by Giampiero Forcesi
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Ho deciso di votare Si al Referendum del 4 dicembre

30 Novembre 2016
di Mimmo Lucà

 

L’autore è il Coordinatore nazionale dei Cristiano sociali

 

Ho deciso di votare Si al Referendum del 4 dicembre, nonostante il crescente fastidio per il clima irrespirabile e rissoso della campagna elettorale. Si sono dette e si ripetono ancora tante false verità sulla materia del contendere, da una parte e dall’altra. Ancora  in questi giorni, per aggredire e contrastare i sostenitori delle tesi opposte alle proprie, si brandiscono argomenti faziosi e pretestuosi come una clava per colpire e abbattere l’avversario.

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30 Novembre 2016
by Giampiero Forcesi
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Carlo Hanau: “Il mio Sì al Referendum e il caso della legge sull’autismo”

30 Novembre 2016

 

Quale è la vostra posizione sulla riforma della Costituzione e sul relativo referendum, e come la motivate?

Voto SI.

Ho seguito da vicino le recenti leggi che interessano l’autismo, la 134 del 2015 sull’autismo e la legge 112 del 2016 sul Dopo di noi. Per questo consiglio PERSONALMENTE di votare SI, perché si riesce a ridurre  l’inefficienza del sistema bicamerale c.d. “perfetto” o paritario, tipico dell’Italia, caso più unico che raro fra tutti i Paesi democratici, e perché si diminuisce il potere delle Regioni in sanità e nei servizi sociali, fonte di anarchia e diseguaglianze intollerabili.

Ho constatato l’enorme difficoltà del Parlamento ad approvare una legge, anche quando c’è un sostanziale accordo di tutte le forze politiche sui contenuti ed anche quando i relatori dei disegni di legge seguono con assiduità l’evoluzione delle procedure, come nel caso specifico la Sen.Padua e l’On.Carnevali, entrambe del PD, maggioranza di Governo, e quindi nelle condizioni più favorevoli per fare approvare un disegno di legge.

Ognuna delle due Camere ha tante commissioni (confronta le pagine 22-26 de Il Bollettino dell’Angsa n.1-3 del 2015) che devono dare un parere favorevole sul testo, prima di passare il risultato all’assemblea plenaria, ed ogni modifica implica il ritorno da capo del procedimento. Nel caso della legge 134, il disegno di legge era partito dal Senato, dove sono state fatte molte decine di audizioni, l’esame della Commissione bilancio ha implicato, questa sola, la perdita di un semestre; la Camera ha fatto delle modifiche e il Presidente del Senato, con l’accordo di tutti i gruppi parlamentari, ha concesso che l’approvazione definitiva delle modifiche venisse fatta dalla Commissione del Senato in sede deliberante, evitando il passaggio in aula plenaria. In una legislatura di 5 anni tale vantaggio viene dato soltanto a due o tre disegni di legge, e se così non fosse stato per la 134 si sarebbe dovuto rinviare l’approvazione a non si sa quando; e se il Governo e la legislatura cadono, si riparte da zero ogni volta, così come è capitato a una decina di progetti di legge sull’autismo degli anni scorsi. Se dipendesse da me, abolirei del tutto il Senato, ma la politica è fatta di compromessi e la proposta referendaria di ridurre le competenze e il numero dei componenti del Senato è quella votata dalla maggioranza delle Camere e su questa il referendum ci chiama a votare.

Un altro motivo per votare SI è che il referendum riduce i danni derivati dal cambiamento del titolo V della Costituzione, preparato durante il Governo presieduto da D’Alema fino all’aprile 2000 e approvato all’inizio del 2001 durante il governo Amato, che avrebbe dovuto migliorare il Servizio sanitario nazionale autonomizzando e responsabilizzando le Regioni. Purtroppo i risultati sono stati molto diversi dalle attese: il Servizio sanitario è diventato un’arlecchinata dove ogni Regione ha realizzato la sua autonomia senza assumersi nessuna responsabilità per le scelte sbagliate fatte. Le Regioni che offrono un servizio peggiore ricevono dallo Stato le stesse risorse pro capite delle altre. Le distanze fra un regione e l’altra sono aumentate insieme alla diseguaglianza dei cittadini con malattie e disabilità.

In base alla riforma del titolo V le Regioni vogliono avere piena libertà di legiferare sulla sanità, persino su materie come le malattie rare, che notoriamente dovrebbero essere regolate a livello nazionale e internazionale. Ricordo che una Regione del Nord minacciò un ricorso contro la legge 134 perché costituiva una lesione dell’autonomia regionale: per fortuna non diede corso alla minaccia, ma se avesse dato corso, la 134 sarebbe stata cassata come incostituzionale, nonostante la legge 134 sia rimasta ad un livello generale, togliendo la possibilità di scrivere precisi diritti a precise prestazioni.  Molte critiche alla legge 134 sono dovute alla necessità di rispettare l’autonomia delle Regioni: si guardi ad esempio l’art.3, punto 2, dove sta scritto che le “Regioni…POSSONO…individuare centri di riferimento” e non “DEBBONO individuare” e si dimostra che la volontà del legislatore nazionale si è dovuta inchinare all’autonomia delle Regioni, alcune delle quali si oppongono alla specializzazione che è necessaria per l’autismo. Stesso motivo ha impedito di specificare tanti altri punti che molti genitori si attendevano.

Ricordo ancora che il Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Dr.Oleari, al quale dobbiamo le Linee di indirizzo del novembre 2012, per potere partecipare ad una ricerca sull’autismo a livello europeo si vide costretto a fare il giro delle Regioni chiedendo loro un contributo volontario, perché il Ministero della salute non ha disponibilità di fondi. Il Dr.Oleari non fece a tempo a compiere questa difficile opera di convinzione e l’Italia è stata esclusa dalla ricerca europea che vedeva come capofila la Germania.

Sappiamo che molti casi di autismo sono provocati da molte malattie rare diverse. La gestione delle malattie rare lasciata alle singole Regioni è di per sé stessa un controsenso, perché semmai dovrebbe essere competenza dell’Europa o dell’OMS. Con l’attuale autonomia delle Regioni ci sono alcune che si coordinano fra loro, ad esempio quelle che si sono appoggiate all’ospedale Meyer  di Firenze per le malattie metaboliche rare, mentre l’Emilia Romagna, che pure confina con la Toscana, ha preferito istituire un autonomo centro a Bologna, che per esiguità dei nati in Emilia Romagna non potrà mai arrivare a fare il numero di esami che si ritiene indispensabile per giungere alla specializzazione necessaria per interpretare tutti gli esami che la macchina tandem mass produce. Perciò i risultati dell’esame vengono interpretati e comunicati soltanto per metà di quelli comunicati dal Meyer di Firenze.

 

Secondo voi, è oggi più importante garantire una maggiore governabilità, cioè stabilità dei governi, oppure è più importante assicurare un’ampia e equilibrata rappresentanza alle diverse forze politiche? Ritenete la legge elettorale detta Italicum una legge soddisfacente oppure no, e perché?

Occorre garantire una maggiore governabilità.

L’Italicum deve essere migliorato.

 

Ritenete che Matteo Renzi, come segretario del Pd e come capo del Governo, si muova in un solco in linea di massima corrispondente con la vostra cultura politica, oppure ritenete che presenti dei caratteri che con essa sono scarsamente compatibili o addirittura configgenti? (e, in questo secondo caso, quali in particolare?).

 

In linea di massima corrispondente alla risposta che credo debba essere data alla situazione italiana attuale

 

I percorsi di maturazione e condivisione del consenso sembrano essere sempre più condizionati da meccanismi che poco hanno a che fare con la conoscenza dei temi in discussione, con il confronto, con la comune appartenenza ad aggregazioni capaci di fare nascere visioni e progetti: è una situazione irrimediabile? Come recuperare il terreno perso in questi ultimi anni?

 

Credo ancora nella razionalità e nei valori comuni. Non mi piace chi chiede di votare con la pancia, fondandosi sul ribellismo che la situazione drammatica italiana ha fomentato. Non è facile rimediare alla sfiducia atavica del popolo italiano nel potere pubblico, che tutti i recenti scandali hanno rinforzato. Però ci si deve provare.

 

Prof. Carlo Hanau

già docente di Programmazione e organizzazione dei servizi sociali e sanitari
Università di Modena e Reggio Emilia e Università degli Studi di Bologna

 

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29 Novembre 2016
by Giampiero Forcesi
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IL SÌ CON RABBIA DI ARTURO PARISI. L’APPELLO DI ZAGREBELSKY A FERMARE GLI APPRENDISTI STREGONI

29 Novembre 2016

Parola a Prodi”, esclama il direttore de La Nazione Andrea Cangini, augurandosi che l’ex premier dica come voterà il 4 dicembre. Come vota lo ripete il prodiano Arturo Parisi in un’intervista a Repubblica: “Dico Sì con rabbia. Renzi deve smetterla di sentirsi l’unico che cambia le cose”. Sul Sole, Valerio Onida dice che con la riforma “Si rischia un capo dello Stato eletto da una minoranza”, mentre Roberto D’Alimonte dice l’opposto: “Scelta di garanzia che bilancia il maggioritario”. Intervistato da La Stampa, Gustavo Zagrebelsky dice: “Costituzione indifesa come a Weimar. Fermiamo gli apprendisti stregoni”. E l’antropologa Amelia Signorelli, intervistata da Il Fatto, esclama: “Fermiamoli, voglio distruggere la democrazia”. Invece, per Tony Blair, intervistato dal Corriere della Sera, “Il voto italiano è contro la burocrazia, non contro la democrazia”. Il punto odierno lo delinea Maria Teresa Meli sul Corriere: “Renzi e l’ipotesi delle dimissioni anche se vince”. E Paolo Pombeni guarda al dopo: “Il tempo lungo per ricomporre le divisioni” (Sole 24 ore).

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