18 Maggio 2013
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Occorre un sindacato innovativo e unitario per rilanciare il lavoro

18 Maggio 2013
di Sandro Antoniazzi

 

L’autore intende aprire un dibattito sulla centralità del lavoro nella vita del Paese e sulla necessità di operare un cambiamento radicale nel nostro sistema economico. Per questo serve, però, un sindacato che prenda atto della fine dello sviluppo illimitato da cui far derivare i benefici per i lavoratori e che diventi un soggetto attivo e protagonista della nuova economia

 

Il lavoro è solo l’altra faccia dell’economia. Per questo, fare leggi sul lavoro come se il lavoro fosse un problema a sé stante, avulso dall’economia, non ha alcun senso, anzi costituisce un inganno e una perdita di tempo.

In questa categoria metterei i provvedimenti del ministro Fornero di cui è difficile comprendere la logica. Probabilmente l’idea originaria stava in uno scambio: i sindacati avrebbero dovuto accettare un’apertura sull’articolo 18, di contro gli imprenditori avrebbero consentito a limitare le molteplici forme contrattuali precarie.

Questo scambio non è andato in porto e a quel punto gli interventi sono diventati confusi e  inconcludenti. Inoltre, continuare a cambiare le norme senza un chiaro indirizzo non fa che aumentare la fatica  per adeguamenti formali e l’adozione di nuove procedure: cose che andrebbero francamente evitate.

Mi permetto di esprimere qualche perplessità anche su quella che mi sembra costituire l’idea cardine del sindacato in tema di lavoro precario:

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17 Maggio 2013
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Tenere in piedi il governo, uscire dalla crisi

17 Maggio 2013

Stefano Folli sul Sole 24 Ore racconta “La miniguerriglia quotidiana anti larghe intese su cui Letta deve vigilare”. Stefano Fassina sull’Unità difende il governo: “Partito e governo, stesso destino” (“E’ evidente – scrive – che un partito che avesse l’anti-berlusconismo come tratto fondativo unico o prevalente della sua identità rimarrebbe schiacciato dalla fase di governo con il Pdl…”). Ampia e interessante discussione, sul Foglio, tra Giuliano Ferrara, Stefano Fassina e l’economista liberale Alberto Bisin su che cosa tiene immobile l’Italia e come farla crescere (“Il ministro e il professore”). Luca Ricolfi su

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16 Maggio 2013
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LA LEGGE SULLA CITTADINANZA SERVE ALL’ITALIA

16 Maggio 2013

Non si fermano le polemiche nei confronti del ministro per l’Integrazione Cecile Kyenge. Scrive l’ex sindaco di Reggio Emilia e oggi ministro degli Affari regionali, Graziano Del Rio: “Le proposte di legge di iniziativa popolare per una riforma del diritto di cittadinanza, come peraltro le oltre trenta già depositate alle Camere in questi venti anni, non propongono affatto un diritto di suolo assoluto, all’americana, cioè «nasci e sei cittadino». Propongono, bensì, un principio culturale: riconoscere, soprattutto ai minori, l’inserimento avvenuto da cittadini in una comunità in cui nascono o vivono. E per gli adulti, di abbreviare i tempi per la cittadinanza, che di fatto ora arriva dopo 13, anche 15 anni di regolarità (…)” (“Perché la legge sulla cittadinanza serve all’Italia”, Unità 13 maggio).

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15 Maggio 2013
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Mi piacerebbe che i partiti… E voi che dite?

15 Maggio 2013
di Angelo Bertani

 

Anche sul sito www.eptaforum.it (autorevole cenacolo di giuristi e intellettuali di area cattolica e democratica), da tempo si agitano i temi della riforma delle istituzioni e della politica italiana. Francesco Paolo Casavola è stato chiarissimo: “lo Stato dei partiti ha ucciso la democrazia”. Ugo De Siervo ribadisce: “è necessario un profondo rinnovamento dei partiti”.  E Pier Alberto Capotosti:  “servono partiti nuovi, non nuovi partiti”. Dal canto suo, Marco Revelli, nel gennaio di quest’anno, ha dato alle stampe un piccolo e bel libro, Finale di partito (ed. Einaudi, 2013) in cui spiega: “è in atto una mutazione del tradizionale protagonista della nostra democrazia: il partito politico. Come l’impresa ha trasformato la sua struttura dopo la crisi del fordismo, così i partiti stanno cambiando natura dentro una clamorosa crisi di fiducia. E talvolta finiscono”. 

Del resto già nel 2011 un sondaggio di Renato Mannheimer  rivelava che l’operato del governo era valutato positivamente solo dal 18 per cento degli intervistati; e l’operato dei partiti di opposizione era positivo solo per il 13 per cento. La distanza critica tra l’ “animo” dei cittadini e l’ “immagine” concreta della politica è dunque elevatissima e tocca direttamente i partiti, la classe e l’azione politica che esprimono.

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15 Maggio 2013
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Metamorfosi dell’Unione europea? E in Italia il governo in difficoltà…

15 Maggio 2013

Come si sa, stanno crescendo i populismi e i movimenti anti-UE in tutta Europa. “La vera difficoltà in cui versa l’Unione europea deriva dalla metamorfosi che ha subito nella sua natura essenziale: da assetto istituzionale volto ad impedire che gli squilibri di potenza in Europa mettessero a rischio l’armonia continentale a moltiplicatore degli squilibri medesimi …”. Così Vittorio Emanuele Parsi sul Sole 24Ore (“Se l’Europa non mitiga più i conflitti (e li accentua)”). Scrive Barbara Spinelli su Repubblica: “Non resta che lo scisma: la costruzione di un’altra Europa, che parta dal basso più che dai governi”, e dice che

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13 Maggio 2013
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Populismi europei, piani per il lavoro, e la sofferenza del Pd nei confronti del governo

13 Maggio 2013

“I populisti fanno tremare l’Europa”: Marco Zatterin su La Stampa analizza la crescita delle destre e dei movimenti antieuropei, e i due antidoti: un piano per il lavoro dei giovani e l’elezione diretta del presidente della Commissione europea. Dedicato al lavoro è il Rapporto-proposta “Per il lavoro”, presentato dal Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale italiana, di cui parla M. A. Calabrò sul Corriere della Sera. Di capitale umano parla Carlo Carboni sul Sole 24 Ore (“E’ tempo di scelte e di risorse”).  Di “estremismo democratico” parla Ernesto Galli Della Loggia sul Corriere a proposito del M5S (“Gli antagonisti del no a tutto”). Guglielmo Epifani espone

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12 Maggio 2013
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Il cammino del governo tra la manifestazione Pdl a Brescia e l’elezione di Epifani

12 Maggio 2013

Eugenio Scalfari, l’anima pro-Letta del quotidiano Repubblica, difende il governo ma è duro con i ministri Pdl presenti alla manifestazione del loro partito a Brescia (“L’esecutivo appena nato rischia il crac”) e chiede a Letta che intervenga (cosa che Letta ha poi fatto: lui e Alfano hanno reso noto che i ministri non parteciperanno più ad alcuna manifestazione politica per le elezioni amministrative di fine maggio). Critico sui ministri Pdl a Brescia anche Antonio Polito sul Corriere della Sera: “Il pagliaio”. Assai più duro (sprezzante) il direttore de Il Fatto quotidiano, Antonio Padellaro: “Un governo ai suoi ordini” (di Berlusconi). Sul

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12 Maggio 2013
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DURI GIUDIZI DE “IL REGNO” SUI CATTOLICI DEL PD

12 Maggio 2013

L’editoriale di Gianfranco Brunelli sul n. 8 de Il Regno, quindicinale dei Dehoniani, (“Crisi senza fine. Dalle elezioni di febbraio al Governo Letta-Alfano”) dedica molto spazio, con toni perenetori, all’analisi del “PD mancato”. Scrive Brunelli: “Il PD non ha alcuna identità, alcuna elaborazione di cultura politica condivisa, alcuna pratica di esercizio della democrazia interna. Si è trattato fin dall’inizio di un accordo di potere tra la continuità strutturale (partito, associazioni di area, sindacato, dirigenti) dell’ex PCI e un gruppo di ex democristiani. Questi ultimi hanno scambiato il nome e la memoria di un pezzo del cattolicesimo politico con

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11 Maggio 2013
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Considerazioni sul ruolo del cattolicesimo politico e sulla crisi del Pd

11 Maggio 2013

Sulla rivista Mondoperaio, tra le poche voci resistenti della galassia del socialismo italiano, Stefano Ceccanti ha pubblicato un articolo, “Morte e resurrezione del cattolicesimo politico?”, in cui sostiene che “le debolezze della cultura politica dei cattolici, nonostante le grandi potenzialità di partenza, non hanno aiutato lo sviluppo riformista del Pd”. Conclude la sua riflessione annotando: “l’attuale governo rappresenta una possibilità ambigua: per il Pd che lo guida può essere l’occasione di riaprirsi agli elettori di centro se la guida del Pd sarà sintonica con tale possibilità; oppure può essere il luogo da cui nasce un Ppe italiano a vocazione maggioritaria se il Pd fugge verso le vecchie identità”.

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10 Maggio 2013
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La cultura politica di Moro fra utopia e realismo

10 Maggio 2013
di Paola Gaiotti de Biase

 

Pubblichiamo l’ultima pagina di un’ampia relazione che l’autrice ha tenuto il 10 maggio nell’ambito del convegno di studi “Studiare Aldo Moro per capire l’Italia” promosso dall’Accademia di studi storici Aldo Moro in occasione del XXXV anniversario della sua morte (Roma, 9-11 maggio 2013). Qui puoi leggere il testo integrale.

 Fra il 1975 e il 1978 si consuma  l‘ultima fatica di Moro.  L’elezione di Zaccagnini a segretario della DC, è certamente una vittoria della sua linea e anche della prudenza tattica per cui evita di dare la sfiducia a Fanfani che non è l’unico responsabile degli errori compiuti. Quella elezione sarà anche un segnale importante per il paese, per le giovani generazioni, per consolidare, malgrado tutto,  nella storia italiana, la valenza etica e culturale della componente cattolico-democratica della DC.  Ma non riuscirà, nemmeno con l’elezione diretta al Congresso del 1976, a sciogliere i nodi del partito.

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