UN GOVERNO C’E’, MANCANO I PARTITI

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Massimo Cacciari lancia un allarme serio: bene Draghi, ma se i partiti non ritrovano radicamento sociale e non formano una classe dirigente capace, allora la democrazia finisce: “Democrazia ultimo atto” (La Stampa).  Simile la preoccupazione di Massimiliano Panarari, “Partiti, il primo passo di un big bang” (Secolo XIX), e quella di Ezio Mauro, “Il ceto del cambiamento” (Repubblica). Una sorta di appello a unire tutte le forze per ricostruire le classi dirigenti del paese viene da Lucio Caracciolo: “Ora ci serve la geopolitica” (La Stampa). Paolo Mieli chiede ai partiti che, mentre sostengono il governo Draghi, si ridiano “Una nuova identità in positivo” (Corriere della sera). Piero Ignazi sembra auspicare un partito di Conte: “Da Conte a Draghi la sfida di contenere la spinta antipolitica” (Domani). Il prete e teologo pugliese Rocco d’Ambrosio dice: “Un governo c’è, ma mancano i partiti” (formiche.net). RECOVERY PLAN E AGENDA DRAGHI: Carlo Bastasin, “Così il Recovery cambierà la politica” (Repubblica). Antonella Baccaro, “Recovery plan, così la Ue dà i voti” (Corriere della sera). Gianni Trovati, “Dal lavoro alle case, le dieci spine fiscali dell’agenda Draghi” (Sole 24 ore). Linda Laura Sabbadini, “Politiche sociali e politiche di genere, i due talloni d’Achille” (Repubblica). Roberto Napoletano, “Come disinnescare la bomba sociale” (Il Quotidiano). Giorgio Vittadini, “Per fermare i clan il governo riduca il divario tra il Nord e il Sud” (intervista a Repubblica). Gianfranco Viesti, “Tre criteri per il Recovery plan” (Mattino). MARIO DRAGHI/UN PROFILO:  Giorgio Meletti, “Il potere parallelo di Mario Draghi” (Domani).

 

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