L’OSTENTATA MEDIETÀ

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“Perfetti nella loro ostentata medietà, liberi da complessi e dal desiderio di piacere in Europa, i due sollevano l’elettore dal senso di inferiorità…”: così Federico Fubini su Salvini e Di Maio (“I populisti senza più complessi”, Corriere della sera). “Quale combinazione di cinismo e autolesionismo. Si fa fatica a trovare paragoni nella storia della democrazia italiana. Eppure, e questo è ancora più grave forse, il consenso per il governo continua a essere molto forte”: così Emanuele Felice (“La macchina del consenso gialloverde”, Repubblica). Come scrive Andrea Bonanni, su Repubblica, l’Italia appare “Un Paese trascinato nel ridicolo”. Di taglio diverso, meno critico, il commento di Giovanni Orsina su La Stampa che riconosce efficacia, e anche qualcosa di più, al governo gialloverde: “Il conflitto fra legge e consenso”. Si segnalano anche Paolo Pombeni (“I rischi di politiche esasperate”, Sole 24 ore), Danilo Taino (“L’inattesa sfida di Merkel all’ondata nazionalista”, Corriere della sera), Nello Scavo (“’Accolti ovunque’. Lo status ignorato degli eritrei”, Avvenire), Marco Bentivogli (“Di Maio vuole chiudere l’Ilva e cerca qualcuno che lo faccia al posto suo”, Il Dubbio), Franco Monaco (“Da prodiano non pentito faccio autocritica”, Manifesto), Jenner Meletti (“Indagine sul Pd. La rabbia dell’Emilia nell’anno zero”, Repubblica), Gianfranco Pasquino (“Per cambiare i dem non basta l’iscrizione di tanti filosofi”, in risposta a Roberto Esposito, Il Fatto).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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