SE IL GOVERNO CHE È ALLE PORTE PIACE ALLA MAGGIORANZA…

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Sul governo alle porte scrivono: Valerio Onida: “Supremazia impossibile sul diritto comunitario” (Sole 24 ore); Marco Olivetti, “Un premier fa prima apprendistato” (Avvenire); Giovanni Maria Flick, “Su vincolo di mandato e carcere criticità evidenti” (Sole 24 ore); Sergio Fabbrini, “Il contratto sovranista del nuovo governo” (Sole 24 ore); Biagio De Giovanni, “Con la democrazia e con l’Europa anche se imperfette” (Mattino); Ferruccio De Bortoli, “Contratti e responsabilità, il prezzo degli annunci” (Corriere della sera); Massimo Villone, “E’ un programma di destra altro che coperture” (Manifesto); Susanna Camusso, “Questo governo allarma però parla anche alla nostra gente” (Il Fatto); Ilvo Diamanti, “Sei italiani su dieci dicono sì a un governo della ‘Lega a 5Stelle’” (Repubblica).

 

 

 

 

 

 

 

 

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  1. Giusto discutere del “Contratto Lega-M5S” e del possibile Governo che, contenuti del “Contratto” a parte, con ogni probabilità avrà come Presidente un tale non eletto da nessuno dopo che per cinque anni M5S e Lega del presidente eletto ne hanno il principale cavallo di battaglia, ma non si deve dimenticare che una democrazia compiuta ha bisogno anche di una opposizione seria e responsabile che costituisca l’alternativa credibile alla maggioranza al governo.
    Quello della opposizione è il ruolo che le elezioni hanno assegnato al PD e all’area del centro sinistra e della sinistra che di questo non sembra ne abbiano preso coscienza. Chissà se qualcuno di coloro che hanno partecipato all’Assemblea del PD ha letto quanto scritto da Stefano Capellini su “La Repubblica” di domenica 20 maggio:

    “Se ai tanti inutili sondaggi che i leader del Pd compulsano settimanalmente per registrare scostamenti dello zero virgola sostituissero un più urgente studio sul sentimento del popolo della sinistra — esiste ancora, eccome! — scoprirebbero che è l’impotenza lo stato d’animo dominante. Degli elettori ancora fedeli, di quelli persi per strada e di quelli rimasti alla finestra.

    Impotenza che deriva dalla sensazione, del tutto corretta, di non avere una rappresentanza politica degna della propria missione in un passaggio storico cruciale, segnato dalla imminente nascita di un governo la cui cifra politica, al di là delle dissimulazioni grilline e leghiste, è il populismo nella sua versione più destrorsa e reazionaria.”

    Sono uno dei tanti che appartiene al “popolo della sinistra”, anche se non iscritto ad alcun partito, popolo che esiste ancora eccome, e vorrei che il Pd e le altre forze dell’area del centro sinistra e della sinistra abbiano il coraggio di mettersi in radicale discussione e definire e dire come intendono rappresentare quest’area, quali sono i valori e i principi a cui si ispirano e che motivano la loro iniziativa politica e quali sono i problemi che intende risolvere e gli obiettivi che intende perseguire. Se non fanno questo e continuano a litigare tra loro per incomprensibili ragioni, vuol dire che le forze politiche del centro sinistra e della sinistra hanno esaurito la funzione storica di dare rappresentanza al popolo della sinistra e che per questo popolo è venuto il momento di darsi una nuova e diversa rappresentanza.

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