Pd, mondo cattolico, Letta

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Le indubbie difficoltà del Pd hanno scatenato le reazioni dei suoi avversari, che hanno parlato a suo riguardo, non pochi con compiacimento, di crisi “definitiva”, di fallimento del relativo progetto, eccetera. All’interno dello stesso partito, e comunque nell’area ad esso non ostile, si sono levate del resto più voci per dire che bisogna ridefinire l’identità dei “democratici”, ripensare quali debbano essere la sua “anima”, i suoi “valori”, i suoi “ideali”.
Sarà perché da “vecchietto” mi sono dato agli studi teologici, io ho ormai maturato l’opinione che non è bene enfatizzare in maniera eccessiva il “valore” e il ruolo dei partiti, ai quali non è dunque il caso di domandare soluzioni “palingenetiche”. Ci si deve, “accontentare”, ragionevolmente, di meno. Ed è in ragione di ciò che io, che politicamente parlando tengo un poco a definirmi “cattolico-democratico”, sono rimasto e resto nel Partito democratico, ritenendo che, nonostante i suoi affanni, esso non è affatto morto, e neppure moribondo. E’ bastata del resto la scelta di Enrico Letta (da me stesso auspicata, nel mio piccolo) a nuovo segretario nazionale per creare qualche preoccupazione nei citati avversari (o comunque antipatizzanti) e suscitare invece nel partito e nei simpatizzanti un pizzico di ottimismo.

Tra i critici, da tempo, verso il Pd e i cattolici che lo frequentano, mi pare si possano classificare anche i propugnatori del “nuovo soggetto politico d’ispirazione cristiana e popolare”, aperto a “credenti e non credenti”. La nuova formazione politica (battezzata col nome di “Insieme”) che s’ispira all’ormai noto “manifesto” Zamagni, abitualmente presentato, inevitabilmente con un pizzico di compiacimento, come “l’economista del papa”. Detti amici (tali restano, per me) sono da tempo piuttosto scettici nei confronti di una formazione politica, il Pd, appunto, nella quale l’amalgama tra “post-comunisti e post-democristiani” non sarebbe riuscito, a loro avviso.
Eppure, rileggendo il citato manifesto, sui “principi” enunciati: “adesione alla Costituzione, al pensiero sociale della Chiesa, alle Dichiarazioni sui Diritti dell’uomo” a me pare che i “catto-piddini” (perdonatemi il termine) non possano non convenire. Il voler, poi, “trasformare la politica e le istituzioni, avviare politiche solidali, impegnarsi per la creazione di nuove relazioni istituzionali, rafforzare le istituzioni europee, puntare alla Pace e al disarmo…”, risulta un obiettivo del tutto condivisibile anche …da questa parte.
Dove sta, allora, il problema? Eviterò, qui, di insistere nel ribadire la mia opinione che definire, oggi, un partito,  “cristiano”, o comunque ispirato cristianamente, è un pizzico rischioso, stante il disagio che la chiesa sta vivendo nel registrare certi attacchi a papa Francesco da parte di ambienti cattolici, diciamo, “integralisti” (quelli che stanno con i Viganó e i Bannon contro Bergoglio, per intenderci). Segnalo soltanto il problema che “Insieme” vuole presentarsi come una sorta di nuova Dc, cioè quale nuovo partito “di centro” (un centro che peraltro starebbe affollandosi non poco).

Al riguardo, l’opinione di quanti, come il sottoscritto, simpatizzano per il Pd da cattolici, è stata ben espressa dall’amico Franco Monaco, il quale scrive che semmai “servono scelte di valore e ricette che sanno di radicalità, non di centro moderato”. E che “… il problema non è quello di una nuova offerta politica, ma della razionalizzazione di un sistema politico già troppo frammentato”.
Il nuovo partito si dichiara anche, e più precisamente, “antagonista alla destra e alternativo alla sinistra”, mettendo così sostanzialmente sullo stesso piano il Pd e la destra di oggi, autoritaria, opportunista (sto pensando all’inopinata “conversione europeista” di Salvini) e rozza. Così facendo, i “nostri” rischiano tra l’altro di contribuire a svuotare i due poli, centrodestra e centrosinistra, dalle loro componenti più ragionevoli. E poi, ancora, in qualche misura, conseguentemente: la nuova formazione politica punta a un sistema elettorale proporzionale (pur “con le dovute soglie”, certo), con l’obiettivo, dicono, di ridare viva voce e piena rappresentatività a tutti i settori vitali della società (senza far nascere anche “corporativismi” elettorali?). La più parte dei “catto-dem” ritiene invece più funzionale un sistema sostanzialmente “maggioritario”, pur se, diciamo, …moderato. Alla “Mattarellum”, per intenderci.
Il manifesto Zamagni segnala altresì, giustamente, che il nostro tempo è connotato da fenomeni di portata epocale quali quelli della nuova globalizzazione, della “quarta” rivoluzione industriale, dell’aumento sistematico delle diseguaglianze sociali, degli straordinari flussi migratori, delle questioni ambientali e climatiche. E sostiene con forza la necessità di rafforzare le istituzioni europee e internazionali, ma anche di puntare alla “pace” e al disarmo. Temi, questi, sui quali un’equidistanza tra la destra – una destra sovranista e che detesta gli immigrati – e la sinistra, è quantomeno discutibile. Nel centrosinistra, invece, la sensibilità su questi temi non è diversa da quella di “Insieme”. Quanto, infine, all’accenno alla più volte citata “dottrina sociale” della chiesa, pare inevitabile segnalare che le espressioni recenti più significative e …attuali di tale dottrina sono le note encicliche di Francesco: “Laudato Sì” e “Fratelli tutti”, cui sarebbe da aggiungere il documento sulla “Fratellanza umana”, firmato insieme dallo stesso papa e dal grande Imam di Al-Azhar nel 2019 ad Abu Dhabi. Siamo in proposito sicuri che detti documenti piacciano in egual misura a destra e a sinistra?

Il documento in argomento segnala infine la forte caduta, anche nel nostro Paese (soprattutto?), dei valori etici, nelle sfere sia del privato sia del pubblico, e considera che “le passioni ideali della solidarietà e della ‘tensione civica’ sono state sostituite dagli egoismi sociali e dall’individualismo libertario”. Un individualismo che, secondo l’opinione prevalente dei cattolici-conservatori, sarebbe prevalso anche, se non soprattutto, “a sinistra”, ai tempi del ’68 in particolare. E che avrebbe via via prodotto guasti anche sul piano “morale”. Attribuire però la caduta dei “valori” ai comunisti o post tali, ai sessantottini, ai radical-chic di sinistra, e compagnia cantante, fa sorridere, suvvia. Fermo restando, infatti, che la “secolarizzazione” (non tutta, certo, da buttare, anzi!) ha via via portato, in presenza di una chiesa non debitamente preparata, sul tema, a ridefinire “diritti” (penso al divorzio e all’aborto…) fenomeni sino a prima considerati deprecabili, la risposta è che a produrre l’individualismo esasperato, l’egoismo, l’edonismo, il consumismo che deprechiamo, ha contribuito in modo determinante la “cultura”(?) imposta in particolare dalle tv “liberalizzate”, quelle di Silvio in primis. E anche un certo modo di gestire il sistema capitalistico, i disordini e gli squilibri del predominio incontrollato della finanza sull’economia reale, eccetera, eccetera.
Per chiudere, io sono allora tra quanti ritengono che oggi, in Italia, la collocazione più “naturale” per i “cattolici democratici” sia in un partito di ”centrosinistra”. Dico centrosinistra, non “centro-sinistra”, immaginando che ci capiamo, in proposito. Un partito che sia capace di contribuire a “ricomporre” l’area più complessiva del centrosinistra e della sinistra non massimalista, i cui valori non possono che essere sostanzialmente alternativi a quelli del centrodestra, e che come tali sono riconoscibili nella lotta alle diseguaglianze, alla povertà, nella lotta per la giustizia, per la libertà e la dignità delle persone, immigrati compresi, per la sussidiarietà, per il lavoro, per il welfare. Temi, guarda caso, in buona parte elencati nello stesso manifesto di “Insieme”.

E ben venga, a questo punto, l’Enrico Letta quale “nuovo segretario” del Pd, la cui nomina ha creato subito qualche preoccupazione nei partiti della destra (e il cui intervento di insediamento è piaciuto poco in taluni ambienti del “nuovo partito di ispirazione cristiana”, dove ci “si aspettava… molto di più”). Un Letta, comunque, che non soltanto punta a costruire un Pd nuovo, o comunque “revisionato”, ma vuole anche (ri)condurlo a vincere… .Un partito che vuole trovare un suo ruolo persino più rilevante in quanto perno di coalizioni rientranti in un perimetro largo di centrosinistra, come detto.

Letta, se non ho capito male, ha anche espresso la sua preferenza, quanto alla legge elettorale, per il “Mattarellum”, magari con qualche ritocco migliorativo. Gradisce, cioè, la legge che spinge appunto alla formazione di coalizioni e incoraggia una competizione giustamente bipolare. In tale coalizione, il M5s “rigenerato” da Conte (un’operazione, questa, in ogni caso utile al Paese) diverrebbe un alleato quasi naturale del Pd, senza affatto offuscarlo giusto grazie alla presenza e al ruolo di Letta. Un “nuovo” centrosinistra, dunque (ricomprendente ovviamente anche LeU), che risulterebbe in grado di contrapporsi con una debita forza (pur se non può essere ovviamente questa la sua sola “mission”) alla destra di Salvini e Meloni, destra che, nonostante il Salvini europeista pro tempore, si ricompatterà inevitabilmente o quasi, in vista delle elezioni, ricuperando assai probabilmente, nella più complessiva coalizione di centrodestra, lo …spompato Berlusconi. Certo, in proposito si tratterà, però, di capire anche quale partita vorranno giocare Renzi e i “centristi” alla Calenda e +Europa. Ma anche, credo, gli amici di “Insieme”.

Vincenzo Ortolina

 

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  1. Interessante questo commento, grazie. Credo che in tema di organizzazione politica e nello specifico di come i cattolici (o alcuni di essi) intendano giocare un proprio ruolo, non ci siano verità assolute e si debba tener conto del contesto e delle regole elettorali. Se – per fare esempio estremo, ma utile – ci si trovasse in una situazione in cui le formazioni politiche in campo sono assolutamente “irricevibili” e l’unica scelta per chi crede in certi valori fosse quella tra starsene fuori o fondare un proprio partito, anche se piccolo (sempre che abbia il minimo di consenso necessario), tale seconda ipotesi andrebbe esperita. Se la situazione però non è di questo tipo o se difficilmente la propria proposta ha la possibilità di ottenere un ampio consenso, bisogna chiedersi se si è più utili alla comunità con ulteriori frammentazioni e stabilendo nuovi confini (che poi dovranno comunque essere attraversati, se si vuole governare, salvo non si scelga la solo testimonianza all’opposizione come opzione permanente) o partecipando, certo con fatica e dovendo talvolta lottare, a una formazione che più di altre ha la possibilità di portare avanti , in gran parte, seppure non in modo totale, gli stessi valori e obiettivi. C’è inoltre da chiedersi se davvero anche fra gruppi di cattolici, compresi quelli che provengono da una simile matrice,le idee siano sempre coincidenti su tutto o se le vedute si incontrino con quelle di altri a seconda dei temi in gioco. Non parliamo dei “manifesti” valoriali, ma su cosa fare di fronte alla scelta di costruire o meno un’infrastruttura, se tenere aperta o chiudere l’Ilva, come orientarsi sulle concessioni autostradali e persino su come gestire il tema della produzione di armi o il fenomeno dell’immigrazione… e non parliamo di pandemie e organizzazione sanitaria….Forse scopriremmo che su molte questioni le intese passano necessariamente oltre e al di là di un’appartenenza confessionale e richiedono lo sforzo di una sintesi più ampia. Perchè il Vangelo, purtroppo o per fortuna, e nemmeno le Encicliche – a cui è doveroso ispirarsi il più possibile e che bisogna tenere sempre in tasca – mai ci potranno dire se la TAV in Val di Susa va realizzata o meno.

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