Dopo il meeting di CL. No all’assimilazione di berlusconismo e antiberlusconismo

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Non  è il massimo della buona politica, specie per chi prometteva di cambiare verso. Ma posso persino comprendere che Matteo Renzi per ingraziarsi il popolo di CL – il movimento cattolico che più organicamente ha sostenuto Berlusconi lungo l’intero arco della sua parabola politica e ora, di nuovo e come sempre, è orientato a legarsi a chi detiene il potere – abbia sostenuto la tesi secondo la quale berlusconismo e antiberlusconismo avrebbero pari responsabilità nel mancato decollo del paese. Una tesi da più parti reiterata come un mantra così da accreditarla come una verità inconfutabile. Ma una sciocchezza, ancorché ripetuta mille volte, resta una sciocchezza. Una verità farlocca, che fa da comodo alibi a chi, rispetto al berlusconismo, ha praticato ignavia o subalternità. Una manipolazione della verità delle cose che decisamente respingo per più ragioni. La prima: non tutto il ventennio va sbrigativamente iscritto sotto il segno della decadenza. Come si può cancellare il progetto e il governo dell’Ulivo, che sconfisse Berlusconi, riuscì nell’impresa di fare unità tra le forze democratiche e riformatrici laiche e cattoliche, portò per la prima volta dopo mezzo secolo tutta la sinistra italiana a responsabilità di governo, fece una ingente opera di risanamento, varò un piano di liberalizzazioni e la riforma delle pensioni, e, contro ogni pronostico, condusse l’Italia dentro l’euro? Scavare intorno a sé per erigersi un monumento è tecnica antica e collaudata, ma quella narrazione di un passato tutto da rigettare contrasta con una lettura oggettiva della realtà. La seconda ragione: il contrasto tra berlusconismo e antiberlusconismo non è stato, come si è asserito, una “rissa ideologica”. Ma un concretissimo conflitto tra precisi attori economici, sociali e politici. Possibile che si sia così immemori? Ce li siamo forse inventati il degrado morale e civile, gli strappi alla legalità (costituzionale e non), il conflitto di interessi, l’attacco frontale a tutte le istituzioni di garanzia – dal presidente della Repubblica alla Corte costituzionale sino alla magistratura -, il discredito internazionale? Se si vuole, vi era sì un contrasto “ideologico” tra diverse visioni della vita personale e collettiva, ma alle spalle di quella, diciamo così, berlusconiana stavano forze reali e un apparato economico e comunicativo straordinariamente potente e pervasivo. La terza e decisiva obiezione è la seguente: come si può accettare la tesi secondo la quale l’azione di contenimento e di contrasto del berlusconismo, il cui bilancio fallimentare è oggi quasi unanimemente riconosciuto, possa essere bollata come un errore o addirittura come una colpa? Sorprende la superficialità di chi, con il senno di poi, ora che il Cavaliere è decisamente depotenziato, minimizza la portata delle minacce di ieri. Non ho esitazioni a confessare – anzi lo faccio con orgoglio – di avere dedicato un pezzo cospicuo della mia esperienza politica sotto il segno dell’antibelusconismo. Potevamo fischiettare o girare la testa altrove come hanno fatto in molti, anche ai piani alti, Cei compresa? Respingo perciò la tesi degli opposti estremismi e della loro omologazione. Infine, una quarta ragione, tutta politica. Quella del riposizionamento strategico del PD. Mi spiego: la suddetta teoria sembra funzionale a una politica che mette in parentesi le differenze per favorire l’occupazione del centro del panorama politico (così da fare del PD il cosiddetto partito della nazione o partito pigliatutti). Una torsione identitaria di cui si moltiplicano i segnali: la ricetta conservatrice di una drastica (e non selettiva) riduzione delle tasse, a cominciare dall’imposta sulla prima casa, senza distinzioni; l’enfasi con cui Alfano celebra la realizzazione degli storici obiettivi del centrodestra; il rovesciamento dell’orizzonte delle alleanze da parte di Ncd e Udc; l’attrazione di una pattuglia di soccorritori in parlamento. Sino alla teoria di Giuliano Ferrara, cui ancora non mi voglio rassegnare, di Renzi quale erede del re di Arcore. Un azzeramento delle differenze che può essere invocata a copertura della contraddizione di una platea, quella di Rimini, che oggi si infiamma per il premier Renzi come ieri si infiammava per il premier Berlusconi. Senza tuttavia convincere. Agli atti del ventennio alle nostre spalle, resta la vistosa, sconcertante circostanza del sostegno assicurato da influenti settori della cattolicità italiana a un leader politico che manifestamente ha incarnato una visione della vita personale e collettiva esattamente agli antipodi di una visione cristiana.

 

Franco Monaco

 

 

5 Comments

  1. una bella ricostruzione quella di Franco Monaco che tradisce però la realtà vissuta.
    l’Ulivo ha inaugurato la stagione delle riforme… ma si è fermato al varo. le litigiosità interne ne hanno affossato il progetto è bloccato la capacità riformatrice.
    il centrosinistra si è arroccato sull’antiberlusconismo viscerale senza essere capace di raccontare una credibile alternativa… e infatti ha perso (o non vinto come raccontano i leader della sconfitta).
    Combattere Berlusconi e il berlusconismo caro Franco Monaco voleva dire sconfiggerlo alle elezioni e governare il cambiamento.
    Oggi questo è possibile grazie a questo nuovo PD a trazione Renziana perché continuare a cercare di negare l’evidenza?

  2. Anche l’odio viscerale che è trasparso in tutto quel periodo da ciascuna delle due parti è agli antipodi della visione cristiana.

    Se c’è qualcosa del periodo in discussione (il ventennio) che più ha ferito la mia coscienza cristiana, è stato proprio tutto l’odio che si vedeva quasi fisicamente uscire dagli occhi delle varie personalità nell’aspra lotta (atavicamente gli italiani non perdono il vizio di dividersi sempre in fazioni e sotto fazioni e ancora più sotto fazioni quasi che non si possa mai godere di periodi di accordo prolungato e prospero).

    Se la politica è l’arte del compromesso, sempre che non si perda la faccia, il primo atteggiamento che deve avere chi la esercita è proprio la pazienza e la tenacia nel costruire ponti e invece, alla faccia del primato del ‘bene comune’ ce ne si infischia.

    Purtroppo l’odio di cui sopra è duro a morire e anzi più lo si coltiva e più cresce.
    Nelle parole dell’articolo, per esempio, è fin troppo palese per esempio l’odio (del resto già noto) nei confronti di CL, sbrigativamente classificata con le parole che abbiamo letto.

    Spero, avvicinandosi l’anno della Misericordia che qualcosa di meglio ci venga proposto da chi ha la
    visibilità pubblica ciascuno nelle sue funzioni.

    C’è bisogno di ritrovare le parole cristiane della tradizione, usarle sempre più spesso nel modo di parlare di noi cristiani soprattutto in campo politico e sociale per distinguerci dagli altri, dare segno di unità, far capire che con la mitezza dello stile di Gesù si può essere originali e profondere segni di cambiamento (in meglio).

    Grazie

    Claudio

  3. Renzi pare il male necessario in questo momento,(alle donne della mia età verrà in mente la famosa vignetta di Pinpinella la sbruffongella!) certo si stanno facendo passi importanti ma discutibili. Voglio sperare che gli esseri pensanti sapranno cosa decidere quando sarà il momento. Però: il partito dov’è? chi dice cosa accade all’interno? chi si prende la responsabilità di un orientamento giusto, programma trasparente e condivisibile, corretto, eticamente ineccepibile?
    Voterei per Franciscus, ma sarebbe una protesta sterile, occorre avere le idee chiare e una visione del futuro aderente alla realtà di oggi. Ci sarà UNA “PERSONA” capace di ciò?! confidiamo!
    Intanto si parla ancora del berlusca, possibile che non ci si rende conto che è un passato fatto di una maschera grottesca e che andrebbe archiviato nel vissuto come esperienza di caos senza ordine ma con confusione e sofferenza, per chi ne è stato capace!
    GUARDIAMO AVANTI

  4. E’ normale e anche giusto che Monaco rivendichi la sua opposizione a Berlusconi. Il problema non è l’antiberlusconismo (se non è odio personale), ma la mancanza di un progetto chiaro e convincente da parte del centrosinistra e ancor più l’incapacità di trovare la necessaria coesione dopo aver vinto per due volte le elezioni. Non vorrei che anche nei confronti di Renzi la avversione di Monaco fosse “a prescindere”. A Renzi si possono e si devono fare mille e una critica, ma bisogna anche riconoscere che sta cercando di apportare dei cambiamenti significativi, mantenendo comunque un grado di consenso consistente.
    Perché è molto facile essere duri e puri finché si sta all’opposizione…

  5. Cari amici, che tristezza leggere certe critiche a Franco Monaco! Quante osservazioni si potrebbero fare a queste critiche! Ma da dove cominciare? Non lo so davvero!

    Si dice da più parti che il cattolicesimo democratico è finito, si è disintegrato. E’ vero? mi auguro di no, perchè credo che anche oggi – anzi, oggi più di ieri – esso avrebbe un ruolo da svolgere nella società italiana.
    Ma quando vedo che valutazioni di ordine culturale, storico, ecclesiale, politico, ampiamente motivate, approfondite, puntualizzate in un ampio arco di tempo, vengono oggi quasi derise, mi viene il dubbio che questo timore sia vero.
    Cari amici, guardare avanti senza guardarsi più indietro, è molto pericoloso.
    E’ molto pericoloso misurare la validità di una visione politica dal suo successo elettorale. Che avremmo fatto se fossimo vissuti negli anni precedenti l’ascesa del fascismo? di fronte alla marea montante avremmo buttato alle ortiche le nostre tessere di appartenenti al partito popolare di Sturzo e avremmo comprato camice nere perchè quello era il futuro?
    E non sottovalutiamo Berlusconi perchè egli è stato (per il suo interesse, bravissimo) espressione di un modo di fare politica che va ben al di là della sua persona, e che al momento è affermatissimo. Pensare che con Berlusconi finisca il berlusconismo è un errore.

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