Antoniazzi e Monaco: linee di pensiero molto diverse sulla posta politica in gioco

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A proposito della discussione avviata su c3dem

 

Ho letto con attenzione lo scritto di Antoniazzi e a me pare che nel flusso del suo ragionamento non ci sia nulla di nuovo, ma piuttosto uno schierarsi chiaramente con le frange moderate del PD, senza nessuna capacità di intercettare o di misurarsi con il futuro molto pesante che abbiamo davanti. Di fatto, a suo giudizio, il posizionamento di Franco Monaco è da considerarsi, rispetto a quello di Renzi, una scelta di retroguardia e non di avanguardia. A parere di Antoniazzi, quindi, il renzismo sarebbe una punta avanzata.

Mi chiedo: il nostro sito “3cdem” non si ispira al Concilio (nostro compagno di viaggio)? Non è animato da una forte sensibilità nei confronti dei valori costituzionali? Non cammina verso un alto ideale di cittadinanza?

Tali valori segnano la cifra del nostro agire dentro la storia. Dovrebbero agitare e orientare un credente critico, inquieto, adulto, come dovrebbe essere un cattolico democratico.

A questo punto: quanto contano, come pesano nel modo di muoversi del nostro presidente del consiglio?

In sostanza, rispetto a Franco Monaco, Renzi e Antoniazzi su temi cruciali e decisivi come il Concilio, la Costituzione, la cittadinanza hanno un punto di vista diverso, una differente sensibilità, una valutazione discordante (non a caso Antoniazzi percepisce l’Ulivo come corrente esaurita e non come espressione di una vena carsica del Concilio, una sua spinta profonda, un esempio di grande creatività storica dei cattolici, finalmente capaci di muoversi senza essere a rimorchio di nessuno).

A mio modesto parere, Franco Monaco ha solo detto la verità sulla piega politica del nostro presidente del consiglio, e vorrei citare a sostegno della mia tesi due esempi che sono significativi: la politica sociale e la politica estera. La politica sociale di Renzi assomiglia a un liberalismo moderato (l’amicizia e il suo simpatizzare per Marchionne?), mentre la politica estera appare sempre più appaltata agli americani, da paese a sovranità limitata, cortile di casa dei potenti di turno, (non c’è lo scatto di la Pira con i suoi colloqui mediterranei, che hanno messo in movimento molti); è spenta, cioè senza idee da mettere in campo e che incidano sulla fase politica attuale. Rispetto Renzi, ma non condivido le sue politiche sociali, economiche e la sua postura intellettuale.

 

Esprimo un’ultima riflessione relativa a papa Francesco, alto esempio di cuore pensante, citato nel suo articolo da Antoniazzi. A me pare che il nostro presidente del consiglio si misuri poco con il suo pensiero; Franco Monaco invece, per quel che capisco, si muove e si immerge di più nei nodi scottanti che percorrono il pensiero del nostro pontefice, facendosi interpellare dalle sue istanze in misura maggiore rispetto al nostro presidente del consiglio. In effetti, se ci pensiamo bene, possiamo definire il nostro pontefice un figlio fedele del Concilio, un erede di quella parte più avanzata che ha dato grandi spinte, seminando il futuro nella storia della chiesa contemporanea.

Infine, prima di schiacciarmi acriticamente su un presidente del consiglio come Renzi, deideologizzato, figlio di una società postmoderna, liquida, propenso ad abbandonare come poco fertile quanto hanno elaborato i nostri maestri in una temperie storica diversa, piuttosto che spendere in modo creativo il loro testimone, ci penserei su seriamente. Vorrei ringraziare Franco Monaco per il coraggio e l’onestà intellettuale che, in questo passaggio storico tormentato, sono merce veramente rara nel Partito Democratico, il quale non si interroga più di tanto sulle scelte fattuali della politica in corso, cosa che nella congiuntura futura sicuramente pagheremo.

 

Molli Mario Giuseppe

 

3 Comments

  1. Riusciremo a confrontarci sui problemi e sulle soluzioni politiche senza misurare le nostre distanze da RENZi, per altro utilizzando il metro del concilio ed addirittura del papa?

  2. Occorrerebbe riflettere sul serio sulla “generazione Renzi” (Renzi, Boschi, i miei figli trentenni…).
    Nati dopo il Concilio.
    Venuti politcamente al mondo dopo il 1989.
    Per i quali Prodi lo si trova (già) sui libri di storia, come Giolitti o de Gasperi.

    Forse siamo nel tempo di una “terza” (o quarta? quinta?) generazione di cattolici democratici – o meglio, di democratici cattolici.
    Cresciuti nel nostro mondo (lo scoutsimo cattolico appartiene al nostro mondo), ma davvero adulti – che vivono laicamente e in prima persona la politica, non più come “collegati” de facto a questo o a quel gruppo…. (Formigoni CL, Bindi AC, ecc come negli anni Novanta del secolo scorso)

    Ciò non vuol dire che Renzi ha ragione sempre e comunque. Ma che molte delle categorie con cui lo si giudica sono quelle del secolo scorso (l’Ulivo è del secolo scorso), non del XXI secolo. E quindi non possono servire….
    Guido Campanini, Felino-Parma

  3. Caro Campanini,
    non ho difficoltà a riconoscere la verità inscritta nel tuo commento e che essa debba concretarsi nella umile, schietta consapevolezza del tempo che scorre, della circostanza che i nostri schemi culturali e politici sono oggettivamente datati, che si debba fare lo sforzo di preservare mente e cuore aperti al portato buono dei tempi e delle generazioni. Solo mi chiedo e ti chiedo: sinché siamo vivi e magari ancora abbiamo qualche responsabilità, sui problemi che contano, della vita e della politica, e che hanno nutrito i nostri ideali e le nostre passioni, dobbiamo forse rinunciare a un giudizio di valore, limitandoci a registrare i fatti nuovi? Per riprendere le tue parole: possiamo rinunciare a dire la nostra sul quando “Renzi ha ragione e quando ha torto?”; sulle molte “categorie (passate) che non valgono più” e su quelle, magari poche, che non meritano di essere rigettate? Non è questo il compito che si è umilmente ma utilmente assegnato lo stesso sito c3dem che magnanimamente ci ospita?
    Il mio indimenticato maestro Giuseppe Lazzati, certo uomo tutto interno al secolo scorso, amava una massima decisamente più “vecchia” di Sant’Ambrogio: “nova semper quaerere et parta custodire”. Traduco: cercare sempre cose nuove e custodire quelle antiche vagliate come valide.
    Sono sicuro che converrai con me che lo spirito inscritto in quella massima-raccomandazione, pur formulata molti secoli orsono, sia da raccogliere e, appunto, custodire ancora oggi.

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