18 Maggio 2016
by Giampiero Forcesi
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Il contraddittorio documento dei costituzionalisti italiani

18 Maggio 2016
di Sandro Antoniazzi

 

La domanda che sorge spontaneamente leggendo il documento dei cinquanta e passa costituzionalisti italiani è ispirata alla semplicità: dove sono stati questi esimi studiosi negli ultimi due anni? Hanno seguito il dibattito che si è svolto in Parlamento e hanno forse registrato proposte alternative provenienti da forze politiche rappresentative più rispondenti alle loro aspettative?

Non è certo difficile sostenere la tesi che si poteva realizzare una riforma migliore; dal documento dei costituzionalisti si evince questa chiara convinzione, che alcuni di essi hanno anche esplicitato personalmente.

E’ fuor di dubbio che un buon costituzionalista sarebbe stato in grado, a tavolino, di redigere un testo migliore e più coerente. Ma sarebbe passato alla Camera e al Senato? Perché qui sta il problema che gli eminenti costituzionalisti si guardano bene dall’affrontare.

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10 Maggio 2016
by Giampiero Forcesi
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Referendum: non solo un “no” motivato e pacato

10 Maggio 2016
di Mario Chiavario

L’autore è professore emerito,

già ordinario di Diritto processuale penale

all’Università degli Studi di Torino

 

Condivido anch’io, in buona parte, le argomentazioni che hanno indotto 56 docenti e studiosi di diritto costituzionale ad esprimere un motivato e pacato “no” al prossimo referendum sulla riforma costituzionale approvata dal Parlamento senza la maggioranza qualificata che l’avrebbe resa immediatamente esecutiva.

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10 Maggio 2016
by Giampiero Forcesi
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I finanziamenti al privato sociale tra pubblicità e dignità

10 Maggio 2016
di Guido Formigoni

 

La festa della mamma giunge in contemporanea con i tempi delle prime dichiarazioni dei redditi. E la somma dei due eventi mette sotto gli occhi un problema relativo al finanziamento del privato sociale, della cultura o della ricerca scientifica. Sappiamo tutti quanto problematica sia la situazione relativa a questo delicatissimo settore, in questo nostro scombinato paese. Croniche carenze di fondi pubblici, che ci fanno impallidire in qualsiasi classifica Ocse, vanno assieme ad altrettanto storiche assenze di un tessuto di finanziamenti liberali privati, secondo il modello anglosassone.

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24 Aprile 2016
by Giampiero Forcesi
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Riforma costituzionale. Tutti gli errori del No

24 Aprile 2016
di Stefano Ceccanti

 

Quest’articolo è uscito oggi sull’Unità. Lo pubblichiamo il giorno successivo all’articolo, di parere opposto, con cui Franco Monaco ha commentato favorevolmente il documento di 56 costituzionalisti contrari alla riforma Boschi. Diamo così conto delle diverse posizioni che animano la stessa area politico-culturale da cui è sorta la rete c3dem. E ci auguriamo che il dibattito prosegua e porti ad approfondimenti e chiarimenti, in vista della più ampia convergenza possibile sui punti essenziali

 

L’aspetto positivo del documento che ha deciso di esternare la propria posizione per il No è che si presenta senza toni apocalittici. Seguiamo l’ordine usato nel presentare gli argomenti e valutiamoli.

Il primo è quello per cui il testo sarebbe stato approvato da una maggioranza ristretta e variabile. In realtà è stato elaborato e votato nelle prime letture dal Pd e dall’intero centrodestra, mentre il M5S si è autoescluso. L’unica cosa che è variata è stata che dopo l’elezione di Mattarella i parlamentari che hanno ri-fondato Forza Italia hanno votato contro non per ragioni di contenuto ma per quella elezione ritenuta una forzatura, mentre il resto degli eletti di centrodestra ha continuato a votare. Si è sempre trattato di una maggioranza di circa il 60% di Camera e Senato, nettamente al di sopra di quella richiesta dall’articolo 138 e comunque soggetta alla verifica referendaria.

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23 Aprile 2016
by Giampiero Forcesi
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Riforme. Dai costituzionalisti un no chiaro e sereno

23 Aprile 2016
di Franco Monaco

 

Il documento sulle riforme costituzionali sottoscritto da 56 costituzionalisti che si conclude con un no chiaro ma sereno alla riforma Boschi si segnala per due ragioni. La prima: la qualità e la quantità delle firme. Vi figura indiscutibilmente il meglio della nostra cultura costituzionalista. Quasi tutti ex giudici della Consulta. Undici presidenti emeriti di essa. Molti di loro avevano già espresso pubblicamente le loro riserve, più o meno marcate, lungo l’iter parlamentare della riforma. Sarebbe stato saggio dare loro ascolto, anziché fare grossolana ironia sui professoroni. Il contributo di competenza e di esperienza di studiosi e operatori del diritto di quel livello meritava ben altra attenzione nel mentre ci si applicava a riscrivere un terzo della nostra Carta fondamentale.

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