UN NUOVO PARTITO (DI CATTOLICI)? PROBLEMI DEL RECOVERY FUND. GOVERNO E CONFINDUSTRIA

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Gianni Santamaria, sull’Avvenire: “Nasce il partito per superare la diaspora dei cattolici. Sabato il via”. Marco Bentivogli, già segretario nazionale Fim-Cisl, spiega al Foglio la sua iniziativa cultural-politica: “Ecco la mia ‘Base’”. Paolo Rodari: “Il silenzio della Cei agita i vescovi: ‘Non possiamo tacere sempre” (Repubblica). I PROBLEMI DEL RECOVERY FUND: Enzo Amendola, “Recovery a rischio per veti incrociati fra gli Stati” (intervista a Repubblica). Andrea Bonanni, “Il Recovery a ostacoli: compromesso tra diritti e risorse” (Repubblica). Marco Bresolin, “L’Ungheria frena l’intesa sul Recovery Fund” (La Stampa). Federico Fubini, “Il problema della qualità dei programmi per accedere al Recovery Fund” (Corriere della sera). Francesco Grillo, “Le dirigenze che mancano per il piano di ripartenza” (Messaggero). Mario Platero, “Riforme strutturali, l’esempio di Napoleone” (Repubblica). Alessandro Rosina, “Per abolire la povertà servono asili e formazione permanente” (Sole 24 ore). Pietro Garibaldi, “Una comunità di conoscenza e innovazione per lo sviluppo” (lavoce.info). Eleonora Martini, “La sanità secondo Speranza” (Manifesto). Edoardo Zanchini, “Le dieci sfide green che non si possono perdere” (Manifesto). IL GOVERNO E LA CONFINDUSTRIA: Carlo Bonomi, “La visione che serve all’Italia” (Foglio). Fabio Tamburini, “Il tempo di scelte non più rinviabili” (Sole 24 ore). Manuela Perrone, “Conte in Confindustria propone un patto pubblico-privato” (Sole 24 ore). Dario Di Vico, “Gli industriali, il patto e la visione che non c’è” (Corriere della sera).

 

 

 

 

 

 

 

 

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One Comment

  1. Fatto salvo che la Confindustria, e il suo Presidente Bonomi, non rappresenta l’universo imprenditoriale ma solo una parte, va anche affermato che quanto essa rappresenta è suddiviso in due parti: la principale è formata da coloro che con continuità rivendicano al Governo interventi di sostegno economici e fiscali, ed è ben rappresentata da Bonomi, mentre la seconda, minoritaria, è costituita da chi, rischiando in prima persona, affronta i problemi che si presentano e li risolve senza chiedere nulla al Governo e alla Confindustria.
    Vorrei comunque richiamare l’attenzione di Bonomi, e di quanti leggono, su questa fondamentale regola della democrazia e le sue conseguenze: è sicuramente un legittimo suo diritto, sia personale che come Presidente di una associazione imprenditoriale, rilevare e criticare i limiti e le contraddizioni delle scelte del Governo, ma è altrettanto suo dovere esprimere giudizi di condanna per quanti nella sua organizzazione violano le leggi fiscali, sia sul piano personale che su quello aziendale, e non concorrono alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva (Art. 54 Cost.).
    Vorrei solo rilevare l’impossibilità per lavoratori dipendenti e pensionati di evadere essendo tassati alla fonte, e porre la domanda: può il mondo imprenditoriale auto assolversi da responsabilità per una evasione fiscale che, l’ha detto Mattarella, ammonta a 122 miliardi all’anno?
    Infine, non sono affezionato alle definizioni, rilevo solo che la definizione “Patto per l’Italia” è stata usata nel 2002 per l’intesa tra Governo, CISL, Uil e associazioni imprenditoriali (la CGIL per ragioni politiche non l’aveva sottoscritto). Dunque, lo si chiami come si vuole, purché sia il documento sul quale convengono Governo, le organizzazioni sindacali dei lavoratori dipendenti e degli imprenditori perché contiene gli impegni che le parti assumono e condividono per portare il Paese fuori dalla crisi economica e occupazionale generate dalla pandemia.

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