Tracciamo traiettorie migliori. Frammenti per un governo degli Anni Venti

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Con questo articolo, l’autore, funzionario pubblico e consigliere dell’associazione “Agire politicamente, offre alcune interessante riflessioni su come progettare la nuova politica, tenendo conto delle caratteristiche strutturali della società italiana, e su come governare le tendenze emerse negli ultimi due-tre anni. (Il titolo dell’articolo prende a prestito l’espressione “tracciamo traiettorie migliori” dal brano: Liberi Tutti, Subsonica, 1999)

 

 

L’infinita crisi della politica italiana, con la sua traiettoria discendente ormai da decenni, aggravata dal 2020 dalla crisi sanitaria ma anche economica e sociale derivante dalla pandemia, ha avuto il suo epilogo nella formazione di un governo fuori dalla “funzione politica” (che nell’accezione di Mosca indica la dottrina o le credenze che forniscono una base morale al potere della classe dirigente[1]).

A ciò si è aggiunta negli ultimi mesi la guerra in Ucraina, che sta riposizionando i rapporti tra Stati e gli equilibri economici internazionali, con conseguenze nell’economia interna e anche domestica.

In concomitanza di ciò, il sottile equilibrio che aveva permesso la formazione di un governo senza formule politiche si è spezzato, in attesa degli esiti delle elezioni.

Bisognerà capire se e come il voto influirà su quest’ultima frontiera della politica italiana, che non è più il governo tecnico o tecnico-politico, del presidente o simili, ma un governo che prescinde dal consenso, come è stato per tutti e tre i Governi (con accenti ovviamente diversi) succedutisi nell’attuale Legislatura, caratterizzata da un Parlamento delegittimato, non rispecchiando più – a detta di tutte le analisi – la rappresentatività dell’elettorato.

In questa sospensione della politica occorre interrogarsi sul significato stesso del concetto di politica, sia nel senso di sistema politico (politics), ipotizzandone nuovi paradigmi, sia nel senso di programmi di intervento pubblico (policy), definendo politiche generali, basate su un mainstream repubblicano condiviso, fondato sui principi della Costituzione.[2]

Ma tale denominatore comune non deve per questo essere neutro, portando all’accettazione acritica di principi indiscutibili, veri e propri tabù, come avvenuto nel passato.[3] Né deve essere supino all’ideologia dominante del politicamente corretto.

Se occorre progettare la nuova politica, e se la politica deve essere fatta di progetti, occorre dare a questi progetti un quadro valoriale che serva a tracciare le traiettorie migliori dell’agire politico.

Compito del cattolicesimo in politica è infondervi i propri valori, guardando al bene comune che si interseca con i principi costituzionali.

 

Quali traiettorie per la nuova politica

Nel delineare un vero e proprio “nuovo modello di crescita, sviluppo, resistenza e sostenibilità”, nelle parole di Angel Gurria,[4] occorre partire – per tracciare le traiettorie politiche di un governo costituzionale – dall’analisi delle attuali traiettorie della politica: strutturali, di tendenza, per delineare infine quelle considerate migliori.

 

a) Esistono innanzitutto caratteristiche strutturali che condizionano l’Italia. Tra le tante (e tralasciando i riflessi derivanti dalla politica internazionale):

  • Bassi tasso di natalità, di scolarità, di occupazione (specie femminile)
  • Squilibri del mercato del lavoro
  • Elevati livelli di evasione ed elusione fiscale, forte debito pubblico
  • Problemi strutturali dell’economia
  • Squilibri territoriali
  • Inefficienza della Pubblica Amministrazione
  • Deficit nella formazione del capitale umano
  • Scarsa autonomia energetica
  • Inadeguata rete di infrastrutture materiali (trasporti) e immateriali (comunicazioni)
  • Scarsa concorrenza, liberalizzazione (presenza di lobby) e privatizzazione
  • Stratificazione dei fenomeni sociali

 

b) Esistono poi traiettorie di tendenza, emerse durante la pandemia, talvolta già latenti nella società.

Il periodo di pandemia ha portato ad una ridefinizione del paradigma dei valori, dal livello personale, a quello sociale, economico, a un vero e proprio breaktrough.

E’ il caso dello sviluppo di telelavoro e lavoro agile, della didattica e della formazione a distanza, del forte sviluppo del delivery, con conseguente ridefinizione delle priorità, dal personale al sociale.

Dal punto di vista della politica si è invece assistito a due tendenze trasversali:

  • L’accentramento decisionale in capo al Governo rispetto a Parlamento, Regioni ed Enti Locali e l’intervento pubblico nell’economia, in termini di neo-statalismo e neo-assistenzialismo.
  • Ritiro della politica attraverso la prevalenza acritica sulla politica, quali principi indiscutibili in quanto tali, di:
    1. Tecnica senza valori.
    2. Digitalizzazione senza contenuti e riforme.
    3. Sburocratizzazione senza controlli della P.A.

 

c) Esistono infine le traiettorie preferibili, quelle migliori per la nuova politica.

La politica dovrebbe seguire e supportare le tendenze migliori della società.

Nel caso del lavoro agile ad esempio andrebbero riviste le politiche dei trasporti, dove vi è un evidente trade-off tra necessità di spostamenti per lavoro e possibilità di telelavorare, ma anche delle politiche della città e del coordinamento dei suoi tempi (es. la “città dei 15 minuti” necessari a raggiungere uffici e servizi, rispetto al delivery nei servizi e all’informatizzazione della P.A. che quei 15 minuti annullano).

Cambia il quadro valoriale, con un migliore mix dei tempi di vita e di lavoro, l’aumento dell’offerta formativa e di contenuti a distanza, una nuova fruizione del “dì di festa”, ecc.

Occorre poi ricacciare l’attuale tendenza al ritorno al pre-pandemia, ancora prima di avere elaborato la cd. “nuova normalità”.

Le tendenze della politica sopra evidenziate meritano un approfondimento.

Rispetto all’accentramento decisionale occorre da un lato definire (o ridefinire) le dimensioni della Pubblica Amministrazione, stabilendone i confini funzionali e organizzativi, recuperando la sussidiarietà orizzontale e verticale, e ipotizzando una nuova idea di governance a geometria variabile tra centro e periferia per materia o territorio (necessità resa evidente ad es. nella gestione pandemica).

In riferimento al ritiro della politica rispetto alla tecnica occorre dire che al di là della bontà dei contenuti (è il caso del cd. Piano Colao, che pure presenta spunti interessanti per la ripresa) la pretesa di neutralità di scelte calate dall’alto determina un vulnus nel processo decisionale democratico. Del resto la stessa “supplenza” esercitata da parte dei virologi nelle politiche sanitarie – al di là dell’oggettiva difficoltà della situazione – rappresenta un’abdicazione della politica.

Rispetto alla digitalizzazione occorre dire che l’insufficiente sviluppo della rete informatica (evidenziato ad es. nella “scuola a distanza”) si è dimostrato uno dei ritardi più gravi da recuperare. L’esperienza dimostra come la semplice trasposizione in digitale di procedure amministrative cartacee è spesso un aggravamento del procedimento. Lo stesso smart working ha grandi potenzialità, ma può determinare ulteriori esclusioni sociali, in assenza di progetti che lo integrino nel ciclo di lavoro.

Quanto alla sburocratizzazione acritica della P.A. occorre dire che in assenza di adeguate politiche di semplificazione, in gran parte già esistenti, ma non applicate per mancata responsabilizzazione (accountability), l’eliminazione acritica di passaggi (è il caso ad es. degli appalti) può portare all’emergere di fenomeni di infiltrazione malavitosa, come pure la delega al privato (è il caso ad esempio dei bonus) può portare a fenomeni di malaffare e comunque ad un riposizionamento delle imprese a favore di quelle meno legalitarie.

 

Occorre partire da qui per tracciare le traiettorie migliori di un governo costituzionale condiviso.

La logica sottesa al PNRR va in questa direzione. Occorre però capire come le attuali forze politiche, a partire dai rispettivi programmi elettorali, intendano affrontare il tema.ù

 

Gianluigi Spagnuolo

 

[1] Sul punto interessante la riflessione di Filippo Barbera: “Un governo senza colore politico, è la politica senza il consenso”, Il Manifesto, 12.02.2021

[2] Nel periodo pandemico sono uscite diverse analisi, dal cd. Piano Colao, alle Considerazioni finali 2020 del Governatore della Banca d’Italia, al contributo del CNEL dal titolo: “Il mondo che verrà”, alla raccolta di saggi “Dopo”, a cura del prof. Alessandro Campi, ecc., fino ovviamente all’uscita del PNRR).

[3]E’ il caso dell’attenzione allo spread, dell’espressione “ce lo chiede l’Europa”, ecc.

[4] Segretario Generale dell’OCSE

 

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