Si va verso larghe intese?

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Il Centro di Riforma dello Stato – a lungo presieduto da Pietro Ingrao e che del suo passato presidente conserva la memoria e il pensiero – ha pubblicato un importante e documentato studio sulla partecipazione politica nei paesi occidentali dal titolo “I numeri dell’affluenza”.

Portando a sostegno un consistente numero di dati aggiornati  lo studio perviene a dei risultati sufficientemente determinati e così riassumibili: in quasi tutti i paesi, salvo rare eccezioni, si manifesta un costante calo della partecipazione elettorale; lo scontento causato dalla crisi e dalla pratica incapacità dei governi di affrontarla causa, oltre alla disaffezione, anche il diffondersi di formazioni alternative, soprattutto a carattere populistico; quasi ovunque il sorgere di nuovi partiti e gruppi politici ha determinato difficoltà nella formazione dei governi e la necessità di ricorrere a intese fra forze diverse (si pensi alla Germania attuale).

L’insegnamento che se ne trae, sembra evidente:

  • È tramontata decisamente la soluzione bipolare.
  • Ancora meno senso riveste la proposta di unità a sinistra, priva oggi di una base adeguata di sostegno (a prescindere dai problemi politici).

In poche parole cadono tanti discorsi relativi al passato e occorre guardare in faccia realisticamente la situazione attuale e soprattutto quella che ci si presenterà dopo il 4 marzo.

Il sistema politico italiano è ormai chiaramente tripolare (cui si aggiunge qualche forza minore) e quindi destinato, in mancanza di un vincitore unico, a soluzioni fatte di accordi tra forze eterogenee, dunque governi di larghe intese.

In proposito  è facile immaginare le critiche che pioveranno da sinistra, qualora il PD si trovasse nella condizione di partecipare a un governo di tale natura. Ma i dati, almeno come si presentano al momento, sono questi e dunque questo sarà il problema che avremo di fronte.

Poichè i tempi diventano via via più difficili, avere un partito di centrosinistra forte mi sembra costituire una condizione imprescindibile per affrontare la situazione.

Si può certo discutere se il PD e i suoi leader agiscono bene o male, se le loro scelte sono state valide e opportune, ma è questione da vedersi all’interno; invece uscire e lasciare il partito rappresenta un indebolimento della forza di centro sinistra indispensabile per competere nel confronto.

Salvo appunto pensare, come afferma lo studio citato, che ormai si va verso un pluralismo dispersivo e allora anche piccole forze si buttano nell’arena pensando che prima o poi in Parlamento capita l’occasione che anche una manciata di voti serva a far passare o a bocciare un emendamento. E così le piccole forze emergono trionfanti, al di là di ogni considerazione sulla politica generale che serve al paese.

Non si vedono al momento altre prospettive, che potrebbero esserci solo in tempi medi o lunghi.

In tempi più consistenti si dovrebbe lavorare per superare l’attuale quadro politico, ben modesto nelle sue effettive possibilità e operatività, e mettersi a pensare più in grande (diciamo sulla falsariga del pensiero di papa Francesco), a prospettive di superamento di schemi politici troppo stretti e che non consentono alternative. Ma sapendo che non si tratta di limitarsi a esprimere desideri o a manifestare ideali; lavorare per una prospettiva innovativa richiede un duro lavoro di costruzione di un pensiero e la promozione di forze che siano in grado di sostenerlo.

 

Sandro Antoniazzi

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  1. tutto bene quanto esposto, tranne l’affermazione che gli amici/compagni Civati, Fassina, Speranza, Bersani ecc. non sono “usciti” ma sono stati cacciati dallo scout Renzi. E ora non si può piangere sul latte deliberatamente fatto cadere dalla pentola. Ammirevoli Cuperlo, Orlando, Franceschini, Emiliano per lo spirito di resistenza, ma usque tandem? Per mio conto, non considerando più il PD un partito di sinistra, concentrerò la fiducia mia e dei miei amici sul nuovo gruppo LeU. Che Dio ce la mandi buona! Saluti e auguri.
    Renzo Del Gobbo – Via Piave 8 – 63823 Lapedona (FM) – tel 377.2265059

  2. Breve e sommessa riflessione sui risultati elettorali
    Ora che “tutto è compiuto”, cari amici di C3dem, non so se a voi è così, ma a me resta un amaro in bocca insopportabile. Ripensando a tutte le elaborazioni mentali di tutti i nostri intellettuali di area o mezz’area che siano, che si sono concentrati a fare analisi, spesso negative, sul renzismo del PD e sulla sua così tanto “scellerata” politica, che poi , visti i risultati non lo era affatto, fomentando una diaspora che spesso si basava esclusivamente sull’antipatia per la persona e suoi metodi, in verità non del tutto condivisibili, ma che ha peccato nel non aver saputo indicare una alternativa seria e credibile a cui lavorare tutti
    Ora tutto è compiuto e a me resta l’amaro in bocca. Se questo è l’epilogo di così tanto accanimento, ora è il momento dell’autocritica. Vogliamo aprire una riflessione seria (possibilmente mettendo da parte i destini personali) mettendoci intorno ad un tavolo per capire dove vogliamo andare, su quale futuro investire l’impegno di tanti cattolici democratici che hanno guardato al PD come naturale evoluzione intorno al quale scommettere insieme alle altre culture politiche che hanno fatto l’Italia? Oppure vogliamo lasciare l’Italia in mano ai populisti?
    Leopoldo Rogante Agire Politicamente Puglia

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