Salvatore Vento

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Fondatore. insieme a don Antonio Balletto, del Centro Mounier di Genova. Collaboratore di “Via Po”, inserto culturale del giornale della Cisl “Conquiste del lavoro

Quale è la vostra posizione sulla riforma della Costituzione e sul relativo referendum, e come la motivate?

Esprimo un parere personale. Innanzitutto occorre precisare che si tratta di un aggiornamento funzionale della Costituzione, che non mette in discussione i principi fondamentali; infatti, la riforma parte dall’art. 48 relativo ai  rapporti politici.  Come noto, da moltissimi anni si discute intorno alla necessità di apportare queste modifiche. Storicamente l’area culturale del centro sinistra si è mobilitata solo quando emergeva la paura di una modifica, mentre non è  mai riuscita a darsi un programma politico che avesse l’esplicito riferimento all’attuazione dei principi fondamentali. Vorrei che la discussione si concentrarsi non solo sulle modifiche proposte, ma anche sul come attuare i primi tre articoli.

Voterò Sì.

Secondo voi, è oggi più importante garantire una maggiore governabilità, cioè stabilità dei governi, oppure è più importante assicurare un’ampia e equilibrata rappresentanza alle diverse forze politiche? Ritenete la legge elettorale detta Italicum una legge soddisfacente oppure no, e perché?

E’ importante garantire una maggiore stabilità. La più grande democrazia occidentale, gli Stati Uniti d’America, è governata da un Presidente eletto da una minoranza di cittadini elettori. Certo, l’obiettivo della stabilità non deve contrastare una giusta ed equilibrata rappresentatività e, da questo punto di vista, l’Italicum va corretto.

Ritenete che Matteo Renzi, come segretario del Pd e come capo del Governo, si muova in un solco in linea di massima corrispondente con la vostra cultura politica, oppure ritenete che presenti dei caratteri che con essa sono scarsamente compatibili o addirittura configgenti? (e, in questo secondo caso, quali in particolare?).

Una cultura politica statica, che non sappia leggere i segni dei tempi, è condannata al declino. La validità di una tradizione politica si misura anche sulla capacità di interpretare i mutamenti sociali e culturali; qualche anno fa si diceva: governare il cambiamento.

Uno dei motivi della crisi della politica deriva dal fatto che le due culture (ex Ds ed ex Margherita) non hanno mai fatto nessuno sforzo di analisi critica delle rispettive tradizioni.

I percorsi di maturazione e condivisione del consenso sembrano essere sempre più condizionati da meccanismi che poco hanno a che fare con la conoscenza dei temi in discussione, con il confronto, con la comune appartenenza ad aggregazioni capaci di fare nascere visioni e progetti: è una situazione irrimediabile? Come recuperare il terreno perso in questi ultimi anni?

Tutto può essere rimediabile, ma i principali attori dei due schieramenti si stanno comportando da irresponsabili. La militanza maggiore la esprime l’area di centro sinistra schierata nei due Comitati, sembra proprio una lotta interna. Comunque vada saranno avvantaggiati i Cinque stelle e potrebbe rientrare in gioco la destra, almeno che non vinca in maniera netta il Sì. Ecco l’ulteriore motivo che mi spinge a votare Sì.

One Comment

  1. caro salvatore
    come sempre conciso e chiaro
    condivido e spero di potertelo dire di persona
    cordialmente

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