Migrazioni, fenomeno mondiale in crescita. Problemi ed opportunità.

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I  flussi migratori dal Mediterraneo verso l’Italia sono cresciuti  per due motivi, le guerre sempre più sanguinose che travagliano il Sud del mondo, Afganistan, Siria, Iraq, Corno d’Africa, etc., la situazione di caos politico che domina nella Libia del dopo guerra. Per avere un’idea dell’accelerazione di quei flussi, i circa 20mila sbarchi annui medi del decennio 2000-2010 sono passati a 170mila nel 2014 e saranno almeno 200mila quest’anno. Non si tratta ancora di numeri insopportabili per un’Europa di più di 500 milioni di abitanti, lo sono se essi dovessero gravare tutti sul paese d’arrivo, l’Italia. Anche se l’Italia, per motivi demografici, ha più bisogno di immigrati di altri paesi più giovani “meno vecchi” del nostro.

Questi flussi sono alti ma non sono del tutto nuovi nella storia delle migrazioni.

Le migrazioni sono in forte crescita nel mondo e sono fenomeno epocale e non nuovo nella storia. Basta ricordare solo l’esodo biblico di 29  milioni di italiani dalla seconda metà dell’ottocento sino al 1915, su una popolazione media di 35 milioni. Secondo i dati dell’Onu, guerre,  persecuzioni politico-religiose-razziali , povertà, diseguaglianze e fame sono i principali motori delle migrazioni attuali.  I divari demografici e di natalità sono tra i principali fattori di mobilitazione dei flussi migratori. Non a caso  Italia e Spagna, paesi col record mondiale negativo di natalità, hanno subito, negli ultimi decenni,  ondate immigratorie record.

Il razzismo è fenomeno parallelo alle migrazioni, che non ha le stesse caratteristiche dovunque. Il razzismo è in  crescita soprattutto nei paesi con forte presenza di partiti populisti anti–immigrati.

 

Migrazioni  in forte crescita nel mondo.

Le migrazioni sono fenomeno mondiale in forte crescita mosso dalle “diseguaglianze delle condizioni di vita” sempre più ampie tra territori, paesi e continenti ed evidenziate dai moderni Media  Gli esperti pensano che si tratti di un fenomeno epocale e non transitorio.

Il Dipartimento delle Nazioni Unite per gli affari economici e sociali (UN-DESA) ha diffuso gli ultimi dati  aggiornati sul fenomeno migratorio a livello mondiale, evidenziando una crescita continua, da uno stock di 154 milioni di stranieri presenti nel 1990 a 232 milioni del 2013. Le aree col maggior numero di migranti presenti sul territorio vedono al primo posto l’Europa (72 milioni) e l’Asia (71 milioni) che insieme raggiungono i 2/3 del totale, seguiti da America del Nord (53 milioni), Africa (19milioni), America latina (9 milioni) ed Oceania (8 mlioni).

I paesi che hanno le quote più alte di stranieri sono S.U., Germania, Francia, Gran Bretagna e Spagna con percentuali intorno al 12,5% delle rispettive popolazioni, mentre l’Italia, con 5 milioni di stranieri è all’8%.

Da notare che, a differenza degli altri paesi di immigrazione storica multidecennale, la Spagna ha toccato  i vertici della classifica solo negli ultimi 20 anni quando, come l’Italia, gli effetti della forte denatalità si sono manifestati come potenti molle di attrazione.

L’attuale stima ONU di 232 milioni di migranti presenti a livello mondiale corrisponde al 3,2% della popolazione mondiale.

Perché crescono le migrazioni? La diffusione via TV di differenti condizioni di vita e la crescita di istruzione anche nei paesi emergenti sono tra i fattori scatenanti le migrazioni, seguiti dalle guerre, dalle persecuzioni di varia natura e dalla fame. C’è da segnalare anche le maggiori facilità di trasporto. La maggioranza dei migranti si sposta con regolari permessi temporanei turistici, di studio, etc., via aereo o treno o nave,  per poi rimanere come clandestino.

Di recente, per quanto riguarda soprattutto i flussi che via mare arrivano dal Mediterraneo, ci sono da segnalare  le guerre in Africa e Medio oriente. Sintomatico che dei 185mila immigrati “a protezione garantita” presenti nella UE 27 nel 2014,  i 2/3  vengano da 3 paesi in guerra, Siria, Afganistan ed Eritrea.

 

L’Italia ha assorbito molti immigrati perché ne aveva bisogno.

L’Italia è tra i paesi europei dove le immigrazioni, grazie alla forte denatalità, hanno avuto l’accelerazione più forte a partire dal 2000. È in quell’anno infatti in cui si sono cominciati ad avvertire gli effetti del calo dei nati cominciato nel 1975, passati  da un  milione a mezzo milione l’anno. Quando i sessantenni hanno cominciato ad andare in pensione, per ogni 10 anziani che andavano in pensione c’erano solo 5 giovani nati 20 anni prima. Da qui è originato il boom delle immigrazioni del decennio 2000-2010, ben 4 milioni che, in aggiunta al milione preesistente, hanno portato alla cifra attuale di più di 5 milioni di stranieri, di cui almeno 3 lavoratori e 2  familiari.  Questi 3 milioni in massima parte fanno lavori rifiutati dagli italiani, per status (colf e badante), per fatica e bassi salari (stagionale in agricoltura, pescatore e pastore), per pericolosità (edilizia), perché ritenuti faticosi  e mal pagati come fonderie e industrie alimentari, commercio al dettaglio, pizzerie, bar e ristoranti, alberghi, servizi di pulizia.  Molti settori continuano a vivere solo per la presenza di immigrati, più di un milione di Colf e badanti consentono a milioni di uomini e donne di andare al lavoro oltre a  salvare il Welfare,  mentre milioni di anziani italiani continuano a riscuotere le pensioni anche grazie ai 10  miliardi di contributi che gli stranieri versano annualmente all’Inps.

Nessuno ricorda agli italiani, preoccupati e afflitti dalla crisi, che la nostra bassa natalità, 1, 3 figli per donna, è ben lontana dai 2 figli per donna necessari  per l’equilibrio demografico, e fa sì che abbiamo bisogno di almeno 200mila immigrati l’anno per non chiudere bottega e pagare le pensioni. Come nessuno ha spiegato che molti lavori degli italiani sono salvati proprio dagli immigrati, che fanno a monte produzioni di base necessarie, come i pescatori di Mazara del valle per i venditori di pesce, i raccoglitori agricoli e gli allevatori per l’industria agro alimentare, i cuochi e gli addetti alle pulizie  l’attività di per alberghi e ristoranti, gli infermieri per gli ospedali, etc…

 

Xenofobia e razzismo alimentati da ignoranza e propaganda politica.

“Quando la xenofobia prende partito” è il titolo di un noto articolo deal Sole 24 ore, vecchio  (15/10/2010) ma attualissimo,  che illustrava i risultati di una inchiesta dedicata al ritorno dei populismi in Europa ed in America. “L’inchiesta ha messo in luce il diffondersi di un sentimento di paura nei confronti dell’immigrazione dal terzo mondo, che spingono settori sempre più ampi dei ceti popolari a cercare rifugio consolatorio nei partiti dell’estrema destra populista, che offrono soluzioni semplicistiche e schematiche a problemi complessi e reali”.

L’inchiesta del Sole citava tra l’altro i risultati di una ampia ricerca condotta in 20 paesi occidentali dell’Ocse, pubblicata sull’European Journal of Political Research, che metteva in relazione il livello di disoccupazione con la xenofobia. La ricerca concludeva che una relazione evidente non esiste, in quanto “nei paesi a più alta disoccupazione, la xenofobia è diffusa solo tra il 5% della popolazione laddove non esiste alcun partito populista di destra, come in Spagna, mentre schizza sino al 30% laddove esiste invece un partito di tal genere, come in Francia, Austria, Norvegia, Olanda, Gran Bretagna e, aggiungo io, Italia”. La ricerca conclude “ Se si prendono in esame i 10 paesi in cui esiste un partito populista, si nota come al crescere della disoccupazione, aumenti e di molto il sentimento antistraniero. In conclusione, solo attraverso la propaganda di questi partiti l’ostilità agli immigrati diventa un tema reale. Il rischio per le società occidentali è quindi rappresentato da una saldatura tra settori della popolazione in crisi e messaggi xenofobi e falsi dei partiti populisti”.

Sintomatico  il caso della Spagna, paese a più alta disoccupazione d’Europa (25%), oggetto della più massiccia ondata migratoria degli ultimi decenni (stranieri triplicati a 6,5 milioni), che ha raggiunto in qualche decennio una percentuale di stranieri sulla popolazione (13%) simile a quelle di paesi di immigrazione storica come Francia e Gran Bretagna, e per di più con la più alta presenza di Rom  (sono più di 170mila chiamati Gitani), che con piani intelligenti e generosi sono stati quasi tutti stabilizzati ed  integrati con la popolazione locale. Ebbene la Spagna è considerato oggi il paese europeo con la più bassa quota di popolazione xenofoba d’Europa, inferiore al 10%..      

 

Nicola Cacace

 

 

 

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