I vescovi peruviani respingono il messo di Bertone. “Scisma” in vista?

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 di Paolo Rodari, in “il Foglio” del 24 febbraio 2012

Inviato a Lima dal cardinale segretario di stato vaticano Tarcisio Bertone, il primate d’Ungheria Péter Erdö, ha fatto quel che ha potuto ma la sua missione non è finita in gloria. Doveva condurre un’indagine all’interno della Pontificia Università Cattolica del Perù (Pucp) le cui autorità non hanno voluto adeguare gli statuti secondo la costituzione apostolica “Ex corde ecclesiae”, testo che regge tutte le istituzioni d’istruzione superiore cattoliche.

Secondo la Santa Sede la condotta tenuta dalle autorità universitarie nega lo spirito originale dell’ateneo, fondato nel 1917 dal sacerdote Jorge Dintilhac e divenuto nel 1942 di diritto “pontificio”. Il contenzioso è antico. In Vaticano chiamano l’ateneo “università ribelle”. Nelle sue aule hanno studiato personaggi rappresentativi della dissidenza sociale e politica del Perù, della sinistra radicale e del “progressismo cattolico”. Uno dei cattedratici più noti è stato Gustavo Gutiérrez Merino: sacerdote dominicano noto come il padre della “teologia della liberazione” e la cui opera è stata portata più volte sotto lo sguardo del Vaticano senza però essere mai condannata dall’ex Sant’Uffizio.

Erdö si è presentato a Lima nei giorni scorsi chiedendo spiegazioni e facendo capire che se le autorità universitarie non avessero accettato l’autorità vaticana, la stessa università avrebbe subìto un pesante declassamento, in sostanza non avrebbe più potuto fregiarsi del titolo di “cattolica” e tanto meno di quello di “pontificia”. Il rettore dell’ateneo, Marcial Rubio, ha però fatto capire a Erdö di non temere le “minacce” vaticane e anzi ha invitato il porporato a tornare sui propri passi: Lima preferisce non modificare nulla e rimanere indipendente da Roma nonostante si dichiari università “pontificia”.

Nelle scorse ore il rifiuto di Marcial Rubio ha fatto indispettire non poco la segreteria di stato vaticana. Rubio è stato immediatamente convocato a Roma. Bertone ha ribadito la necessità che gli statuti della Pucp siano “regolarizzati quanto prima, adeguandoli alla costituzione apostolica ‘Ex corde ecclesiae’”. E ha messo sul tavolo una data che pende come una spada di Damocle sulla testa della stessa università: Pasqua. Entro la domenica di Pasqua, 8 aprile, “le autorità accademiche competenti presentino gli statuti, per l’approvazione, con gli emendamenti indicati all’università già lo scorso luglio”, ha detto Bertone. Difficile dire come andrà a finire. Anche perché, giusto lo scorso gennaio, è arrivato dalla chiesa peruviana un segnale non incoraggiante per la Santa Sede. I vescovi locali riuniti in assemblea, infatti, hanno eletto come presidente della Conferenza episcopale monsignor Salvador Piñeiro Garcia- Calderon, arcivescovo di Ayacucho, preferendolo al candidato del Vaticano, il cardinale Juan Luis Cipriani Thorne, arcivescovo di Lima. Cipriani è stato tra i principali accusatori della condotta a suo dire erronea della Pucp. La sua sconfitta alle elezioni ha mostrato come la maggior parte dei vescovi locali non stia dalla sua parte. E forse nemmeno dalla parte del Vaticano.

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