FRANCO MONACO REPLICA A SAVINO PEZZOTTA

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In risposta a un commento di Savino Pezzotta alla sua dichiarazione all’Ansa sulla incomponibilità tra il Pd di Renzi e la minoranza interna, Franco Monaco ci scrive:

“Chiedo all’amico Pezzotta la cortesia di dare un’occhiata al mio articolo di ieri, 4 agosto, su Il Manifesto, nel quale provo ad argomentare più diffusamente il mio punto di vista. In estrema sintesi: 1) esprimo una impressione-preoccupazione, ancora non una convinzione conclusiva, e cioè che le divisioni interne al PD di cui sono ricche le cronache siano allo stato incomponibili dentro quel partito, forse non così in un’alleanza politica e di governo; 2) non me ne compiaccio, anzi, lo riconosco, la vivo come una sconfitta; 3) tuttavia non la ascrivo al progetto originario dell’Ulivo, ma, al contrario, alla torsione in senso liberal-centrista impressa al PD da Renzi: un partito pigliatutti (o della nazione) che è cosa affatto diversa dal partito di centrosinistra (senza trattino) nitidamente alternativo al centrodestra, nel solco dell’Ulivo, inclusivo verso il centro ma anche verso la sinistra; 4) la problematica composizione, la linea di frattura – qui forse sta una certa antica differenza di opinione con Savino – non sta sul terreno “ideologico” (in senso buono) tra cultura cattolica e cultura della sinistra, ma più pragmaticamente tra centristi e uomini/donne di sinistra, indifferentemente cattolici e laici. Se si vuole, tra liberali e laburisti. La mia formazione politico-culturale mi conduce più verso posizioni laburiste. Mi piacerebbe, sul punto, sapere se anche Pezzotta, pur moderato politicamente, ma dotato di una spiccata sensibilità sociale ed egualitaria, non provi qualche disagio verso ricette di stampo liberale se non liberista cui talvolta indulgono PD e governo renziano.

 

 

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  1. Caro Franco, grazie della risposta. Sicuramente come laburista cristiano sono a disagio e in contraddizione con la logica mercatista che anima il progetto di Renzi. La sento molto lontana dal mio sentire e dalla mia storia. Non ho rotto con Casini per un capriccio ma per il suo appiattimento sulla austerità montiana e sul suo diniego ad un accordo con il Pd di Bersani. Non mi convince molto la ipotesi di una uscita dal Pd della sinistra, anche perchè finirebbe per essere etichettata come una scissione di nostalgici del socialismo, auspico invece una strutturazione di una vera sinistra interna , capace di dare rappresentanza politica agli strati sociali emarginati ed esclusi, oggi preda del populismo, di Grillo e di Salvini. In questo contesto i laburisti cristiani ( definizione che mutuo da Vincenzo Saba ) potrebbero anche alla luce del magistero di Papa Francesco contribuire a un nuovo progetto politico. Cari Saluti. Savino

  2. Mi piace questo dialogo tra Monaco e Pezzotta. Se c’è stato un tempo in cui i “popolari” si sono divisi tra chi pensava ad una contaminazione reciproca, ad una mescolanza positiva, e chi si preoccupava di più di non esaurire una cultura politica, abbandonandola definitivamente a favore di altri progetti, mi sembra ora che esista un riavvicinamento basato su sensibilità sociale e un laburismo solidale e comunitario attento alle sollecitazioni di Papa Francesco. Mi sembra una grande novità; una speranza di riavvicinamento, anche organizzativo oltre che ideale, tra chi appartiene ad una cultura politica che, senza annacquarsi o estinguersi, può evolvere nell’incontro fruttuoso con altre esperienze democratiche sociali e ambientali. Si continui nel dialogo e nella ricerca di percorsi comuni: è quello che serve all’Italia e al centro sinistra (con o senza trattino, scritto con una sola parola o con due; non importa). A questo deve servire c3dem

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