ZINGARETTI SI DIMETTE. PD DA RIFONDARE

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Fabio Martini, “La delusione del leader mite” (La Stampa). Paolo Pombeni, “Pd in panne dopo l’inizio della crisi dell’alleanza con i 5 stelle” (Il Quotidiano). Massimo Franco, “Un partito che fatica a capire l’effetto Draghi” (Corriere della sera). Lina Palmerini, “Tutti i dubbi sul gesto del leader che lascia” (Sole 24 ore). Marcello Sorgi, “L’inevitabile ripercussione sul governo” (La Stampa). Claudio Tito, “Ora si sposta il baricentro” (Repubblica). Mario Ajello, “Ora rischia il patto con i 5 stelle. Bonaccini pronto alla scalata” (Mattino). Claudio Cerasa, “Al Pd non serve una sceneggiata” (Foglio).  Salvatore Vassallo, “Tutte le promesse tradite di un partito rassegnato alla vocazione minoritaria” (Domani). Enrico Morando, “Ora rilanciare la linea riformista per salvare il Pd dall’implosione” (Il Riformista). Federico Geremicca, “Un amalgama mal riuscito” (La Stampa). Gianni Cuperlo, “Basta correntismo. Partito da rifondare” (intervista a La Stampa). Massimo Cacciari, “Faranno un congresso, ma non sanno di cosa discutere” (intervista al Mattino). Gianfranco Pasquino, “Lo zampino di Renzi nel collasso del partito” (Domani). Gad Lerner, “Il coraggio di Zingaretti. Ma adesso tocca al Pd” (Il Fatto). Marco Travaglio (che attacca Mattarella), “Zingarella” (Il Fatto). Norma Rangeri, “Sotto il cielo del centrosinistra è grande il disordine” (Manifesto). Biagio De Giovanni, “Ha spalancato le porte al peggior populismo e (per fortuna) ha perso” (Il Riformista). Piero Sansonetti, “Il Pd era morto e adesso lo sa. La sinistra ora può rinascere” (Il Riformista). Carlo Rognoni, “12 idee per rifare la sinistra nell’epoca del non-partito” (Il Riformista). Piero Fassino, “Il mio Pci non c’è più ma i suoi valori politici servono anche a Draghi” (intervista a Il Dubbio).

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  1. LE DIMISSIONI DI ZINGARETTI: RIFLESSIONI MINIME

    L’ho sanno molto bene i miei amici del PD e l’ho detto e scritto in più occasioni e pubblicamente:
    1) nel 2007 non avevo condiviso la scelta di far nascere il PD perché nasceva non come fusione di due culture politiche, ma semplice somma della Margherita e del Partito dei Democratici di Sinistra, e perché così sarebbe stata una “fusione fredda” senz’anima, nata per le sole esigenze di potere tra le due maggiori forze della coalizione di centro sinistra e di sinistra che sosteneva il Governo Prodi;
    2) In quel contesto storico veniva sottovalutata la circostanza, non certo marginale, che la prospettiva dell’unità sindacale toccava il suo livello più basso e anche l’unità d’azione era ridotta a momenti sporadici. Infatti si è accuratamente evitato di riflettere su quanto era accaduto nel mondo sindacale, nel quale il rapporto tra quelle due culture era in profonda crisi, e sul perché e come poteva nascere e vivere quel rapporto nel mondo politico/partitico per sua natura più complesso di quello sindacale.
    3) Per queste ragioni, salvo la parentesi dell’esperienza della Rosa per l’Italia di Savino Pezzotta, del PD sono stato e sono, per mancanza di alternative credibili, un suo elettore;
    4) Negli anni che vanno dalla nascita del PD (14 ottobre 2007) ad oggi ho sempre sostenuto la necessità che questo partito si facesse promotore di una iniziativa analoga a quella dei socialdemocratici tedeschi del 1959, conosciuta come Congresso di Bad Godesberg, nel quale si sono messi in profonda discussione, hanno buttato a mare ciò che non serviva più (lotta di classe, comunismo, ecc.), hanno definito una coalizione e un programma durato per trent’anni, fino al crollo del Muro di Berlino.
    5) Ciò che è mancato al momento della nascita del PD, e che a maggior ragione serve oggi, è che il PD si faccia portatore di una proposta politica e di un programma di governo rivolto anzitutto all’area del centro sinistra e della sinistra e alternativo all’area del centro destra e della destra, una proposta che dia una risposta credibile alla domanda: perché la maggior forza della sinistra (il PD) ha più consensi nei centri agiati che nelle periferie disagiate?
    6) Nulla da recriminare o condannare sui consensi dei centri agiati, ma se una parte del popolo “di sinistra” vota a destra, il problema non è teorico. Governare è difficile sempre, oggi più di ieri. Tuttavia sarebbe importante che anche i ceti più deboli vedessero impegni e risposte per i loro bisogni più urgenti e si sentissero, per questo, rappresentati dalla sinistra. Oggi non vedono né impegni né risposte; probabilmente ci sono, ma non sono visibili agli occhi di chi aspetta risposte, così come non sono visibili le prassi, i comportamenti, i risultati riconducibili ai principi di emancipazione dei deboli.
    7) Se il PD è quanto descrive Zingaretti: “lo stillicidio non finisce. Mi vergogno che nel PD, partito di cui sono segretario, da 20 giorni si parli solo di poltrone e primarie quando in Italia sta esplodendo la terza ondata di Covid, c’è un problema del lavoro, degli investimenti e la necessità di ricostruire una speranza soprattutto per le nuove generazioni”, mi chiedo a cosa serva il PD, ma prima ancora se tutto questo non sia l’esito della “fusione fredda” da cui è nato, oppure se non sia la permanente maledizione della sinistra che è molto più brava a dividersi che a costruire un futuro nel quale le differenze siano risorse e ricchezza.
    8) Resto convinto che il PD, assieme a tutta l’area del centro sinistra e della sinistra, abbia, oggi più che mai, l’esigenza di ridefinirsi, non per sopravvivere, ma per essere soggetto del cambiamento generato e indotto dalla pandemia. Che lo si voglia o meno i tre recenti Documenti della Dottrina Sociale della Chiesa, l’Enciclica Laudato Sì’, il Documento sulla Fratellanza Umana e l’Enciclica Fratelli tutti, sui quali tutti hanno espresso plauso e apprezzamento, costituiscono, soprattutto per il centro sinistra e la sinistra, l’insieme delle provocazioni, degli stimoli e delle proposte su cui costruire il futuro del nostro Paese e le risposte ai molti problemi delle fasce deboli della società, alle loro domande di giustizia, di dignità, di uguaglianza, di libertà anzitutto dal bisogno e dalla povertà.
    9) Ben vengano allora le dimissioni di Zingaretti se, come mi auguro, servono a tutto questo. Se invece il tutto si risolve nel costruire un nuovo equilibrio all’interno del PD, allora non c’è futuro. Altri saranno i soggetti e i lidi a cui guardare.

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