Uomini di Dio (del Concilio e del postconcilio)

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Abbiamo già citato la bella rivista genovese Il Gallo  per l’attenzione che aveva rivolto, a giugno, ai rischi dell’ “inarrestabile crepuscolo” della democrazia italiana. E avevamo anche segnalato le riflessioni che da più parti emergono su quel tema delicato e urgente; e che chiedono a tutti gli uomini di buona volontà una più forte attenzione e quasi una conversione del cuore per ritrovare la speranza e le strade per ricostruire. E già sul numero di ottobre (9/2012) infatti Carlo Carrozzo e vari altri collaboratori tornano sul tema e per così dire lo allargano ai problemi della vita ecclesiale. L’occasione è il ricordo del Concilio e la valutazione del postconcilio, che ha mostrato tanti limiti e soprattutto l’insufficienza di tanti uomini e donne, cioè noi, a nutrire il coraggio e la speranza che il Concilio di Papa Giovanni ci chiedeva. Quelle parole, quei gesti “fecero aleggiare per anni il vento dello Spirito e sperare in una chiesa capace di comprendersi e di farsi comprendere”. Era, per così dire, il progetto di una Chiesa che potesse esser percepita come “presenza amorevolissima, benigna, paziente, misericordiosa, aiuto a rendere più umana la vita degli uomini e a “estirpare i semi delle discordie, per favorire la concordia, la giusta pace, l’unione fraterna”.  Il Gallo ricorda che nonostante tutti molti cristiani hanno cercato di camminare in questa direzione e cita in particolare la figura del cardinale Carlo Maria Martini.

Con uno spirito analogo il n 288/289 della rivista Il Tetto (che si scrive e si stampa a Napoli, me che anch’essa viene letta in tutta Italia) ricorda nel ventennale della morte la figura di Ernesto Balducci  e del suo forte e limpido impegno per l’attuazione dei principi conciliari, la “democratizzazione” delle strutture ecclesiastiche e la realizzazione della comunione e corresponsabilità nella Chiesa (“povera e dei poveri”), in atteggiamento di dialogo e servizio autentico verso tutti gli uomini. Pasquale Colella, fondatore ed anima della rivista, conclude ricordando l’auspicio (anzi: la testimonianza) di Giorgio la Pira per “una politica come servizio alla speranza – individuale e collettiva – come passione civile, come fiducia nelle capacità di proporzionare le mura della città terrena a quelle della Gerusalemme celeste”.  Nelle centocinquanta pagine del fascicolo del Tetto si susseguono poi i profili e il ricordo, oltre che di Balducci,  di personalità come padre David Turoldo, di Giorgio La Pira, Paul Ricoeur, Oscar Luigi Scalfaro, Giulio Girardi, Giuseppe Dossetti… Viene spontaneo di considerare come i cattolici abbiano saputo offrire al Paese una forza di speranza che dalla dimensione religiosa seppe tradursi, in varie occasioni, in lievito per l’azione politica secondo giustizia e verità; e come oggi proprio questo lievito di speranza sia essere il contributo più prezioso che i credenti  potrebbero offrire al Paese e alla ricostruzione di una vita politica degna di questo nome.

Lo conferma proprio un’altra rivista, Horeb che porta come sottotitolo “tracce di spiritualità” e che viene curata dalla comunità carmelitana di Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). Il primo fascicolo di quest’anno (n 61) s’intitola proprio “Il coraggio di sperare” e offre non le consuete parole intimistiche, ma una serie di forti provocazioni di sapore biblico ed evangelico: la speranza di Abramo, il corpo dei poveri come luogo della speranza, la speranza negli inferi della storia (la vita e la morte di padre Tito Brandsma, uno dei tanti religiosi e credenti morti nei lager… E poi: sperare nella lotta storica, sperare nel dolore, nella sconfitta…. e sperare per costruire una nuova politica, una Chiesa più autentica e povera… E più di un autore ricorda la vicenda storica e il film di “Uomini di Dio”…

(a.bert)

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