Un progetto ancora da elaborare

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A proposito dell’articolo di Franco Monaco

 

Già altre volte, tra i fattori che hanno determinato la crisi della politica, abbiamo segnalato la caduta della cultura del progetto, strumento caro alla tradizione moderna e alla sua decisa volontà di redenzione dell’uomo e di trasformazione della società.

Questa caduta ha coinciso con la fine della stagione ideologica e l’estenuazione della modernità che hanno posto anche la politica sotto il segno dell’incertezza e della relatività.

Nonostante le rigidità dottrinali e le devastazioni sociali, le ideologie fornivano, comunque, alla politica, una grammatica interpretativa del mondo e suggerivano ai partiti una visione lunga del loro agire, finalizzato, secondo le intenzioni programmatiche, a saldare, nelle istituzioni democratiche, la crescente frattura tra il privato e il pubblico, tra gli interessi particolari e l’interesse generale, tra la società e lo Stato. La crisi dei partiti ci ha evidenziato il fallimento dei loro compiti istituzionali ma non il superamento, come alcuni vorrebbero, della loro funzione, mentre continua a sollecitare il passaggio dalla “repubblica dei partiti” alla “repubblica dei cittadini”, come auspicava Pietro Scoppola.

Anche questo auspicio ha accompagnato la felice intuizione di dar vita al Partito democratico. Ma l’ambizioso progetto di raccogliere in una sintesi alta le culture che vi sono confluite è tutto da elaborare.

L’accelerazione impressa da Matteo Renzi alla politica italiana e il suo precipitoso passaggio a Palazzo Chigi ne rendono ancora più urgente l’elaborazione, nello spirito della partecipazione e della condivisione, interne al partito, prima ancora che nella vicenda del Paese.

Di quel progetto faceva parte il cattolicesimo democratico. Che ne è oggi di questa cultura politica? Ma, ancora prima, il “partito della nazione”, evocato più volte da Renzi, corrisponde alla identità originaria del PD?

L’ostinazione con la quale in questi anni abbiamo riproposto il potenziale di attualità del cattolicesimo democratico è stata sempre sostenuta dalla consapevolezza di doverlo misurare sugli scenari dell’attuale stagione politica, per una non ripetitiva declinazione. Non mi sembra, dalle scarne notizie di cui dispongo, che la componente cosiddetta “catto-renziana” coltivi questa intenzione e sia riconducibile alla tradizione cattolico-democratica. Forse rientra nel modello ottocentesco del cattolicesimo liberale? Ad ogni modo, discutiamone, come opportunamente propone Franco Monaco, non perché siamo i doganieri del cattolicesimo democratico ma per un servizio alla verità storica e per una non rinunciabile onestà intellettuale.

Lino Prenna

 

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