Tre voti, due strade, un racconto

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L’autore, senatore del Pd, ha scritto sul suo blog questo articolo la sera di sabato 20 aprile, dopo l’esito dell’elezione del presidente Napolitano, per spiegare perché ha votato per Stefano Rodotà Di Tocci abbiamo pubblicato giorni, nella Rassegna, il testo dell’intervento con cui aveva criticato la scelta di Marini come candidato del Pd
Nel momento più difficile si poteva dare alla Repubblica un nuovo Presidente di alto profilo. Stefano Rodotà aveva la credibilità per ricostruire la fiducia nelle istituzioni. Non è un candidato di parte, è una personalità che ha sempre avuto a cuore la garanzia dei diritti di tutti e la sovranità della Legge contro qualsiasi sopruso. Sarebbe stata una novità che avrebbe sbloccato la situazione politica. In breve tempo si sarebbe potuto formare quel governo di cambiamento che abbiamo inutilmente cercato in questi due mesi. Il mio voto stamane non è mancato, e ho sperato che si potesse realizzare un’ampia convergenza per la sua elezione. 
Lo avevo votato anche due giorni fa, in contrasto con la proposta ufficiale di Franco Marini, nei confronti della quale avevo dichiarato apertamente e per tempo le mie intenzioni, assieme a molti colleghi. C’è una grande differenza tra il nostro dissenso dialogante e la ripicca silenziosa di coloro che ieri hanno affossato la candidatura di Romano Prodi, dopo averla accolta tra gli applausi solo qualche ora prima. Il voto per il fondatore del PD rappresentava la speranza di abbandonare finalmente l’ossessione dell’intesa con la destra, e di ritrovare l’unità di tutti i parlamentari democratici.

Rodotà e Prodi, insieme a Zagrebelsky, erano le personalità che indicavo alla vigilia dell’evento, e per loro mi sono impegnato. Ma al di là della girandola dei nomi, va preso atto di come nel partito ci sia ormai una divaricazione di linea politica. C’è chi pensa che occorra salvare la Seconda Repubblica con un accordo almeno istituzionale con Berlusconi, e chi ritiene invece sia ormai maturo il tempo di andare oltre, con tutte le incognite e le opportunità, ma anche con la volontà di riguadagnare il consenso di tanti elettori. 

I primi sono la maggioranza.

Per parte mia ho sempre creduto alla seconda strada, proponendola già nella prima riunione della direzione post-voto e poi in tutte le decisioni successive, sempre alla luce del sole, senza mai coprirmi dietro le ipocrisie e i tradimenti. Allo stesso modo, giunti all’ultimo atto di oggi, non ho potuto né voluto unirmi alla scelta di Napolitano, preferendo votare scheda bianca.

Il fallimento di questi giorni pone l’esigenza di ripensare il progetto del PD senza disperdere le sue virtù, che pure rimangono. C’è un elettorato intelligente e appassionato, unito pur nelle diversità, sempre più avanti dello stato maggiore che avrebbe dovuto guidarlo. Il progetto non ha funzionato al livello della classe dirigente che è rimasta divisa, spesso per convenienza.

di Walter Tocci

 

2 Comments

  1. Credo che l’emergenza che il Paese vive obblighi tutti a mettere da parte i “se” ( ah se ci fosse stato Lui…) e i personalismi (far coincidere una persona con un progetto politico).
    Adesso è il momento dei contenuti, del “per cosa” della Politica (se, come afferma l’Autore, è necessario addirittura ripensare il progetto del PD, ma credo che il problema riguardi anche altri soggetti) e del “per cosa” del Governo. La politica è dentro gli ospedali, nelle scuole, tra gli studenti, gli imprenditori, i professionisti i pensionati. Per favore basta con i salvatori della Patria. Parliamo di chi soffre, quelli che una volta si chiamavano ultimi, e di sviluppo, che una volta si chiamava bene comune. Le alleanze? Sul cosa fare e come farlo.

  2. Condivido il precedente commento. Questi salvatori della patria che, con privilegi assurdi, intoccabili, e stipendi sicuri, si possono permettere di mettere in crisi un partito, non fare un governo, non ammettere che purtroppo avevamo perso le elezioni, fidarsi di uno che alla stampa estera gode nel dire che l’Italia sta andando in bancarotta in attesa che lui abbia il 99%, ridare il Paese in mano a Berlusconi ed al PDL per i prossimi 5 anni ….andrebbero almeno messi in cassa integrazione.
    Con un pò più di attenzione ai problemi veri di tanti che soffrono, e meno vecchie ideologie…forse vinceremmo le elezioni. C’è chi ama, invece, essere un eterno perdente, ma che può liberamente parlare …a spese di altri.

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