Per un confronto sui segnali positivi che emergono dalle dinamiche sociali

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Per cercare di capire le dinamiche socio culturali della società italiana abbiamo a disposizione due recenti rapporti: quello del Censis e quello dell’Istat relativo al BES (Benessere Equo e Sostenibile). Se le criticità sono ampiamente note (disuguaglianze, povertà, migrazioni) e diffuse dai media e dai talk show televisivi, stentano a suscitare dibattito pubblico le controtendenze positive, che costituiscono l’oggetto del mio intervento. Vediamoli.

1 – Secondo il Censis gli elementi di “ripartenza” del Paese si basano sul driver dell’ibridazione e della trasformazione di settori e competenze tradizionali che diffondono il nuovo stile italiano: nel settore manifatturiero i produttori di macchine e apparecchiature; la filiera agroalimentare (vedi la riconquista della leadership nel mercato mondiale del vino) legata al turismo, alle bellezze paesaggistiche e culturali; i comparti consolidati dell’abbigliamento, della pelletteria, dei mobili dei gioielli, il comparto creativo culturale (design, moda, artigianato di qualità).

2 – Un gruppo di studiosi, per osservare questi processi, ha costituito un sito web (www.generativita.it). Nel libro La nuova borghesia produttiva Mauro Magatti afferma che esiste una via italiana al capitalismo del XXI secolo, un’idea originale dell’impresa e del fare impresa, centrata sulla qualità dei prodotti e dei processi, radicata nel contesto territoriale locale e al contempo aperta alle reti globali e alle sue sfide. Chiave per comprendere questa via italiana al capitalismo è la multidimensionalità del valore che essa genera, non più solo economico, ma anche sociale e culturale. Buona parte delle sorti del paese dipenderanno dalla capacità di questo nuovo ceto, una vera avanguardia silenziosa, di riconoscersi e di diventare modello, generativo e sostenibile, per tutto il sistema produttivo nazionale. Esiste una evidente divaricazione tra la vivacità del Paese reale e la sterilità delle dinamiche politico-istituzionali. Di fronte a tale situazione, occorre dedicare tempo e cura all’ascolto delle forze generative del Paese per dare loro parola e apprendere dalle loro esperienze. Solo rimanendo fedeli e reinterpretando la propria straordinaria unicità – fatta di territorio, famiglia, piccola impresa, creatività – l’Italia potrà capire come stare al mondo nell’epoca della globalizzazione.

3 – Già nel 2012 Alberto Quadrio Curzio (Economia oltre la crisi) ricordava, tra i buoni fondamentali dell’Italia, il risparmio dei privati e il basso debito delle famiglie: la ricchezza privata netta delle famiglie italiane era valutata in 5 volte il Pil e quasi tre volte la somma del debito pubblico e di quello delle imprese non finanziarie. Ora il Censis calcola in 4.000 miliardi di euro il solo patrimonio finanziario delle famiglie (+6,2% in quattro anni), due volte il debito pubblico.

4 – Anche quest’anno il Rapporto BES analizza i fattori che hanno un impatto diretto sul benessere umano e sull’ambiente attraverso 12 domini: Salute, Istruzione e formazione, Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi.  In Italia le reti sociali hanno sempre svolto un ruolo fondamentale per la qualità della vita della popolazione e dei segmenti più svantaggiati e vulnerabili. Nel 2014, l’andamento degli indicatori sulla partecipazione sociale rafforza i segnali positivi che si erano già registrati, seppur debolmente nell’anno precedente. Ciò mostra l’avvio di un recupero della coesione sociale, fiaccata dai difficili anni della crisi, e fa intravedere un clima di fiducia positivo riguardo la capacità e l’opportunità di attivarsi pur in una fase di congiuntura sfavorevole. Benché ancora bassa, aumenta la fiducia negli altri (dal 20,9% del 2013 al 23,2% del 2014) insieme alla percezione di poter contare sulla propria rete relazionale (dall’80,8% all’81,7%). L’Italia ha un livello di speranza di vita tra i più elevati in Europa – al primo posto con 80,3 anni per gli uomini e al terzo per le donne con 85,2 – e la longevità continua ad aumentare.

 

Salvatore Vento

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