Il salvinismo

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Con gli ismi non si finisce più. Siamo ormai abituati. Dopo il berlusconismo, il renzismo e il grillismo, siamo ora al salvinismo. Leggo che, dopo la manifestazione sindacale di Reggio Calabria, il Ministro degli Interni ha convocato al Viminale  i segretari della Cgil, Cisl e Uil, forse ricordando l’incontro con i pastori sardi. Il salvinismo non è però il calvinismo. Cosa, quest’ultima, molto ma molto più seria. Che il Salvini dei Crocefissi e del Vangelo, dei comizi milanesi con Bergoglio fischiato,  sia però persuaso di essere “Unto del Signore” e di possedere la Grazia salvifica riservata ai primi, lo possiamo mettere nel conto. L’etica protestante calvinista, che secondo Max Weber è alle origini del capitalismo, è quella stessa a cui si ispira Salvini con la Flax Tax: solo i più ricchi, in quanto eletti, devono godere dei vantaggi più sostanziosi. In ogni caso, no!, il salvinismo non è il calvinismo. Si tratta invece di una non tanto nascosta e subdola vocazione a straripare pericolosamente dai ruoli propri. Quei margini costruiti con tanta pazienza per non fare uscire dal proprio recinto, occupando impropriamente quello degli altri. Capiamoci bene. Non si tratta di una sorta di altruismo contrapposto all’egocentrismo. Ma di una tentazione narcisistica  dagli effetti antidemocratici impensabili.

L’esondazione del salvinismo non è solo mediatica. Con la sua voglia  a  concentrare e centralizzare diversi Ministeri presso il suo, là in alto, sul Collis Viminalis, uno dei sette di Roma, che sembra debba il suo nome alle piante di vimini e alle ceste che si producevano, dentro le quali oggi Salvini vuole raccogliere e mettere insieme ruoli, funzioni e competenze ministeriali diversi. Come quelli delle Politiche agricole, dei Trasporti, degli Esteri, della Difesa. E ora, dopo la manifestazione di Reggio Calabria, anche quello del Lavoro attraverso la convocazione al Viminale dei sindacati.

E il Collis Viminalis degli Interni?  Beh, quello riguarda il mitra, il Rosario, gli emigrati abbandonati al loro destino sulle barche, le magliette, le tute mimetiche e le divise della Croce Rossa, che fanno parte della coreografia di questo colle, in attesa del camice bianco per sostituire i medici che mancano in Italia. E soprattutto senza mai dimenticare  il permesso di sparare per difendersi. Anelito e bisogno insopprimibile dell’italica gente, supportata  dal primo Ministro trasbordante. In attesa di usurpare  anche il posto del ministro dello sport per fare esercitare obbligatoriamente agli italiani il tiro al bersaglio, con pistola familiare tenuta sotto il cuscino. E la Costituzione?  Quando non è per l’autonomia padano-lombardo-veneta, il “me ne frego” sembra suggerire che si debba rivoltare come un pedalino trasformando il Parlamento, se non proprio in un “bivacco sordo di manipoli”, in qualche baita alpina che gli somigli. Purché rimanga lontano, isolato e silenzioso.

Siccome non credo molto al fascismo eterno e ai rigurgiti mussoliniani di massa, quel che mi preoccupa molto, in Salvini e nel salvinismo, è il tifo per Boris Johnson,  futuro premier britannico decisissimo più della May a lasciare l’Europa; l’innamoramento per Orban, Putin e Trump; e la strizzatina d’occhi a Steve Bannon, in convento sui colli Albani con le sue scuole antibergogliane. Mi allarma il silenzio assordante e totale degli studiosi su queste esondazioni; il cinema muto di quegli ormai pochi intellettuali di stampo liberale e cattolico rimasti in vita; il  soprassedere della stampa quotidiana da cui devo estrarre la sorprendente eccezione del quotidiano Avvenire (sulla televisione pubblica, ormai ridotta a cronaca nera per sviluppare e far crescere quella paura funzionale alla sicurezza salviniana, su quella privata asservita, e sui social che ci riducono in isolati e microscopici cittadini appesi ai pareri nervosi degli altri, lascio a ognuno di noi le considerazioni più opportune).

Rispetto a questa invasione di campo, mi impensierisce ancora  la calma piatta dei corpi intermedi,  dell’associazionismo,  della cittadinanza attiva, e degli stessi partiti di opposizione. Non si ode una sola parola, orientata a riportare fra le sue piante di vimini il garrulo “satanasso  pigliatutto”. Il promettente Salvini ( n.b. che promette!) – che stordisce le coscienze impaurite degli italiani, ormai  disinteressati della democrazia e del bene comune, ma ahimè non più realtà virtuali o sondaggiate, ma, stando ai risultati delle Europee, realtà concrete e  numeriche – ha forse in serbo la centralizzazione dei poteri, che non è ancora fascismo, anche se gli somiglia.  Ma sicuramente ha in serbo un attacco silenzioso e condiviso alla democrazia e al rispetto  dei ruoli  previsti  dalla nostra Costituzione, certamente “sovietica” (“… I ministri sono responsabili … individualmente degli atti dei loro dicasteri”, art. 95).    Tutto questo col beneplacito incomprensibile di coloro che si dichiarano difensori della democrazia e del  bene comune.  Bisogna solo stare attenti perché, come ha sostenuto Carlo Maria Cipolla, “… sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione “, che, aggiungeva Robert Musil, esprimono una forma di intelligenza e di amore per i cambiamenti, ma che sono una “pericolosa malattia per la vita stessa “. Siamo avvertiti.

Nino Labate

 

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2 Comments

  1. non mi sembra che sia solo il quotidiano Avvenire ad essere critico nei confronti del salvinismo.
    Intanto possiamo annoverare anche Il manifesto tra i quotidiani che giornalmente esprimono dissenso e critica nei confronti del governo e del felpato ministro degli interni.
    Detto questo, anche se non ho votato per l’attuale governo, mi chiedo quali siano le alternative a questo governo dal punto di vista dei numeri in parlamento. A chi critica il salvinismo ed il grillismo vorrei chiedere come mai il governo attuale gode di un consenso, stando ai sondaggi, superiore al 50% degli elettori.
    E se non fosse nato il governo gialloblu oggi quale sarebbe la situazione. Possiamo riflettere sulla sempre attuale differenza tra etica delle convinzioni ed etica delle responsabilità? I renziani cosa hanno da dire su questo visto che non dicono con chi vorrebbero governare in caso di elezioni anticipate?

  2. Caro Veronese, le sue sono osservazioni giuste.
    Ahimé!
    Ma noi stiamo, ormai da molto tempo, indagando solo sulla democrazia dei numeri.
    Il che – anche se legittimo – ci disorienta e non ci fa pensare che la democrazia non è solo maggioranza e minoranza, Stato e società, Governo e opposizione , Parlamento e Corpi intermedi, ecc. E’ anche qualità !
    La democrazia ha ( o almeno dovrebbe avere) nelle sue radici, una “CULTURA” dello stare assieme e della ricerca del bene di tutti e delle eguaglianze . Senza cui non c’e’ democrazia. Ma ci dovrebbe nello stesso tempo fare indagare sui comportamenti, sul linguaggio comunicativo, sullo stile di leadership, sui disturbi nevrotici dei leader, sulle finalità personali , ecc. ecc.
    Ecco , a me pare che non da ora su queste caratteristiche fondamentali della democrazia e della classe politica che la rappresenta si stia sorvolando. Pericolosamente.

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