Il riscatto del buon senso

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“Il buon senso c’era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”.

È un’acuta e nota riflessione di Manzoni, nel capitolo XXXII de I promessi sposi, a proposito della psicosi che si scatenò nella Milano del ‘600 devastata dalla peste.

Potrebbe valere anche ora, quattro secoli dopo, nel pieno della pandemia Covid. Anche oggi, infatti, può capitare che il sentimento della paura si imponga a discapito della responsabilità e del coraggio, venga agitato e alimentato da una politica in cerca di voti e da politici vanitosi, avidi di visibilità e di potere.

C’è chi strumentalizza l’angoscia di lavoratori e imprenditori che non intravvedono il futuro, la solitudine dei tanti anziani che vivono male il distanziamento fisico e affettivo, lo smarrimento dei ragazzi che mancano da scuola da tanto tempo, il disagio degli insegnanti e degli educatori, la fatica encomiabile e lo stress degli operatori sanitari e di quelli sociali in prima linea per assistere, curare, sostenere i più fragili. C’è persino chi, pur impegnato nelle mille forme di sostegno e di solidarietà concreta a fianco della protezione civile, come Gino Strada, è costretto a sopportare gli insulti cialtroneschi di politicanti senza vergogna.

E si potrebbe continuare con quanti gridano alla “dittatura sanitaria”, ai complotti contro l’Occidente, alle menzogne di medici ed esperti, all’invasione che porta il contagio, che “chiude le imprese mentre riapre i porti e le frontiere”.

Ecco, dunque, il “senso comune”, che prevarica, confonde, alimenta il disimpegno, alza la voce e abbassa le difese. “I mezzi, le persone, il coraggio, diminuivano di mano in mano che il bisogno cresceva”, scrive ancora Manzoni.

Intanto il “senso comune” incitava al linciaggio degli untori, alla cattura dei traditori, alla maledizione dei lazzaretti e dei monatti.

Il senso comune, quel flusso di sentimenti e di opinioni che cerca di imporsi soffiando sul fuoco della sofferenza e del disagio, che alimenta rancori e sospetti di ogni tipo, che avvelena i pozzi della fiducia e del rispetto, che indica nemici e agita fantasmi, che falsifica la realtà per semplificarla a proprio vantaggio. Che non coltiva la pietà per le vittime e non si commuove di fronte alla tragedia di tante famiglie mutilate dei propri cari.

Il “senso comune” che scoraggia e che divide, che tiene lontano il “buon senso”, lo contrasta, lo minimizza, lo schernisce.

Ma si nasconde ancora il “buon senso”? Quello di chi si orienta con la bussola della responsabilità, che si fida delle evidenze scientifiche, che conosce i propri diritti ma rispetta quelli degli altri, che ama essere prudente mettendoci il  coraggio e la pazienza, che avverte i pericoli ma si adopera per contrastarli? No, non si nasconde più, è in campo ma fatica a mostrarsi e affermarsi: il coraggio contro la paura, la responsabilità contro il disimpegno, la ragionevolezza contro la faziosità, la solidarietà contro l’indifferenza, la competenza contro l’incapacità, la gentilezza e il rispetto contro l’arroganza e il dispregio.

Bisogna crederci e non tirarsi indietro.

 

Mimmo Lucà

 

 

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  1. Ci sono situazioni di grave disagio(in particolare per la perdita del lavoro, autonomo e dipendente), ma ci sono anche tanti pseudo disagi che alimentano un clima di diffidenza e di contrarietà. Bisognerebbe riuscire a mettere le cose in ordine di importanza e a cogliere ciò che è essenziale, ma anche a mettersi nei panni dell’altro.E questa è la cosa più difficile in tempi di individualismo e di egocentrismo. E ciò vale anche per la politica, ma temo sia un auspicio un po’ velleitario.

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