Coerenza

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Riprendiamo l’articolo apparso il 28 gennaio su “Appunti Alessandrini. Per un dibattito politico”, pubblicazione on line realizzata dalla omonima associazione che fa parte della rete c3dem (vedi www.appuntialessandrini.wordpress.com). Per alcuni dei riferimenti abbiamo inserito il link al testo citato. L’autore è stato delegato per la diocesi di Casale Monferrato alle ultime tre Settimane sociali della chiesa italiana. Auspichiamo altri interventi su questo tema, che per c3dem è certamente centrale.

Il Papa nel Messaggio per la giornata della Pace 2013 ha affermato: “Nell’ambito economico, sono richieste, specialmente da parte degli Stati, politiche di sviluppo industriale ed agricolo che abbiano cura del progresso sociale e dell’universalizzazione di uno Stato di diritto e democratico. È poi fondamentale ed imprescindibile la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali; essi vanno stabilizzati e maggiormente coordinati e controllati, in modo da non arrecare danno ai più poveri. La sollecitudine dei molteplici operatori di pace deve inoltre volgersi –con maggior risolutezza rispetto a quanto si è fatto sino ad oggi– a considerare la crisi alimentare, ben più grave di quella finanziaria”.

Mentre nel discorso al Corpo diplomatico colpiscono le seguenti frasi: “Occorre recuperare il senso del lavoro e di un profitto ad esso proporzionato. A tal fine, giova educare a resistere alle tentazioni degli interessi particolari e a breve termine, per orientarsi piuttosto in direzione del bene comune. Anche l’Unione Europea ha bisogno di Rappresentanti lungimiranti e qualificati, per compiere le scelte difficili che sono necessarie per risanare la sua economia e porre basi solide per il suo sviluppo. Se preoccupa l’indice differenziale tra i tassi finanziari, dovrebbero destare sgomento le crescenti differenze fra pochi, sempre più ricchi, e molti, irrimediabilmente più poveri. Si tratta, insomma, di non rassegnarsi allo <spread del benessere sociale>, mentre si combatte quello della finanza”. 

Sono affermazioni che abbiamo sentito più volte in bocca a coloro che vengono additati come “i nuovi conservatori della sinistra” o ad analisti e sindacalisti fuori dal pensiero unico, che continua a nascondersi dietro a quelle che vanno sotto il nome di richieste dell’Unione Europea ai propri membri. 

C’è da chiedersi, allora, se le ricette che ci vengono propinate per le prossime elezioni, soprattutto da parte di chi in qualche modo tiene anche conto di quanto indica la Chiesa e di quanto propone la sua Dottrina sociale, cercano di mettere a punto progetti compatibili con quelle preoccupazioni e sollecitazioni.

 E anche per coloro che alla Dottrina Sociale non fanno riferimento, le questioni poste all’attenzione da Benedetto XVI, dovrebbero comunque essere tenute in debita considerazione per uscire da questa situazione che diventa sempre più grave sotto diversi aspetti (non solo economici), e pericolosa per gli eventuali sviluppi sociali che può provocare. 

In sostanza i programmi non possono sfuggire dalle questioni accennate; queste non possono non far parte di soluzioni concrete. 

E’ per questo motivo che ha valore l’affermazione di Massimo D’Antoni che se è importante operare nel perseguimento del ‘bene comune’ bisogna prendere atto che “nella ricerca del bene comune non tutti i punti di vista sono equivalenti. Quando la Bibbia fa riferimento all’orfano e alla vedova, non siamo solo di fronte a un invito all’azione caritativa, ma soprattutto all’indicazione della necessità di operare la giustizia assumendo il punto di vista della parte debole e indifesa della società. In questo, non siamo lontani dalle riflessioni del filosofo liberale John Rawls, che identifica come equa una società che assume come riferimento la posizione dell’individuo che sta peggio”. 

Allora, anche di fronte a nuove divisioni che si verificano nel campo del cattolicesimo politico, diventa non secondario un pensiero dell’ex Presidente delle Acli e ex parlamentare del PPI Giovanni Bianchi, a riguardo dei discorsi della rilevanza di un pensiero e di una presenza: “La cultura viene prima della rappresentanza. Un discorso che vale soprattutto per il destino del cattolicesimo democratico, che avendo puntato più sulla rappresentanza che sulla rifondazione culturale ha finito per smarrire se stesso”. Ancora una volta il rischio del cattolicesimo democratico è di rincorrere la rappresentanza e, in qualche misura, di parlare di sé stesso, anziché affrontare i nodi veri.

Di qui le perplessità per l’operazione pensata da alcune sigle associative e organizzata soprattutto dal Prof. Riccardi insieme ai liberali di Montezemolo. Quale lo scopo? Solo una rappresentanza dei moderati? Solo rompere il bipolarismo insoddisfacente italiano? Solo evitare che si cambi l’indirizzo “rigoroso” garantito dal Governo in questi mesi? O incidere concretamente e significativamente, anche nella mentalità e nella cultura dei connazionali, per correggere le storture denunciate dal Papa?

Non è campata in aria la riflessione di una persona ritenuta favorevole ai contenuti della cosiddetta Agenda Monti come Stefano Ceccanti, il quale sostiene che “Non si è chiarito se l’iniziativa civica (Scelta Civica per Monti) sia transitoria e trasversale per un reset dell’intero sistema dei partiti o se invece già ne prefiguri un esito: la sezione italiana del PPE”. Infatti il PPE non è, oggi, il massimo nell’indicazione per politiche di progresso in Europa e nel Mondo.

Se sono condivisibili le affermazioni di Pezzotta, il quale per altro rivendica di non essere uomo “di sinistra”, che con la solita coerenza e limpidezza sostiene che, in particolare i cattolici che vogliono stare dalla parte della democrazia, devono “essere lievito rispetto ai cambiamenti che si stanno determinando in Europa e nel mondo, che non sono solo quelli economici e di un mondo segnato dalla pura logica del denaro, della finanza e dove le cosiddette leggi del mercato divengono i nuovi idoli cui sacrificare le spese sociali, il divario tra ricchi e poveri e il malessere e la sofferenza di tante persone e la dimenticanza dei poveri”. Come si vede, è in fondo il ragionamento di Papa Benedetto che proponevo all’inizio. 

Per questo motivo ritengo che il cattolicesimo democratico debba avere la pazienza e l’umiltà di ripartire dalla cultura, dalla formazione, di pensare ai contenuti per cui essere lievito e sale nella società, evitare di pensare ai contenitori come soluzione all’irrilevanza, e soprattutto, pur scegliendo contenitori diversi, sapersi schierare sempre e ovunque dalla parte dei poveri, dei deboli, degli esclusi, per saperli rappresentare, accompagnare, stargli accanto. 

A volte la fretta, imposta dalle scadenze elettorali o dalla volontà di essere nelle istituzioni, porta a scelte che indeboliscono il cambiamento e consentono ai conservatori di ritornare a contare anche dopo i limiti dimostrati e gli esempi disastrosi sotto tanti punti di vista emersi negli ultimi mesi. 

Tradotto dal politichese: la conseguenza di alcune scelte pur legittime e in qualche misura comprensibili, anche cattoliche, sarà riconsegnare la Lombardia a chi ha avuto un enorme numero di Consiglieri inquisiti, e soprattutto rendere (con il risultato incerto che si prospetta al Senato) il Paese ingovernabile. Quale la coerenza?

 

 

 

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