Chiesa in fibrillazione

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“Mondo cattolico in fibrillazione. Sempre meglio di un mondo pacioso, distratto e sordo alle voci dello Spirito che parla anche attraverso i segni dei tempi”, scrive Vittorio Cristelli in “Vita trentina” del 18 marzo, augurandosi l’emergere, finalmente, di “una Chiesa che abbandoni il mantra dei valori non negoziabili”. Di “vita trentina” don Cristelli è stato direttore dal 1967 al 1989, quando fu rimosso dall’Arcivescovo Giovanni Maria Sartori. Da allora ne è un collaboratore. Cristelli ha 81 anni. E’ una figura insigne di  sacerdote, di giornalista, di docente. La città di Trento lo ha premiato qualche tempo fa con il massimo riconoscimento cittadino. Un uomo che ha vissuto una vita autentica e libera e «si è fatto interprete delle esigenze morali e materiali del proprio tempo, ponendosi al servizio di tutta la comunità, tanto religiosa quanto civile» – ha detto di lui il sindaco Andreatta. «Un uomo – ha aggiunto – che ha saputo declinare la sua vocazione pedagogica in innumerevoli forme, dalla scuola al giornalismo, ricordando spesso di non aver mai scritto un’omelia senza aver letto il giornale».  Don Vittorio Cristelli è nato in Belgio da emigrati trentini originari dall’altopiano di Pinè ed è stato ordinato prete nel 1955.

 

Negli ultimi tempi sono state rese pubbliche parecchie lettere scritte dalla cosiddetta base ai vertici della Chiesa nelle quali si segnalano resistenze, ritardi, e tematiche ridotte al silenzio. Già l’anno scorso ci siamo occupati della “Chiesa del disagio” che è emersa a Firenze. Cattolici che rifiutano di essere definiti contestatori, ma intendono additare pubblicamente problemi che covano sotto la cenere e tormentano i fedeli, i quali vorrebbero prese di posizione chiare e comunitarie sugli stessi. Non siamo i soli ad avvertire un disagio, basti accennare al folto gruppo di parroci che in Austria sono usciti allo scoperto chiedendo che siano messi sul tavolo, discussi e trovino risposte chiare, ispirate al Vangelo, problemi come quello del celibato dei preti, della comunione ai divorziati e risposati, del sacerdozio anche alle donne, ecc.. Sono stati bollati come “disobbedienti”, ma lo stesso card. Schönborn, arcivescovo di Vienna, ha dichiarato pubblicamente che ogni voce deve essere ascoltata perché può dare un contributo positivo. Ha peraltro anche distinto tra problematiche che possono essere affrontate e risolte dentro la Chiesa locale e tematiche che riguardano la Chiesa universale.

Per restringere l’obiettivo sull’Italia, negli ultimi tempi sono state rese pubbliche parecchie lettere scritte dalla cosiddetta base ai vertici della Chiesa nelle quali si segnalano resistenze, ritardi, e tematiche ridotte al silenzio. Una, scritta da parroci, preti e religiosi ai teologi e alle teologhe italiani chiede che le autorità accademiche si decidano ad approfondire tematiche come quelle segnalate sopra e non si lasci il popolo cristiano senza illuminazioni teologiche sui vari argomenti. Un’altra lettera, partita da Vicenza e Treviso, firmata da laici e preti, è indirizzata alle Chiese del Triveneto che stanno preparando il secondo Convegno ecclesiale che si svolgerà ad Aquileia dal 13 al 15 aprile prossimi. Vi si segnala anzitutto l’attaccamento ad una concezione vecchia di Chiesa che si manifesta anche nella persistenza di titoli che ormai non dicono nulla, come arciprete, arcivescovo, eccellenza, eminenza, ecc. Vi si denuncia pure il connubio tra concezioni della società e dell’identità cristiana proprie di un leghismo con residui pagani e tendenze a discriminare i nuovi arrivati.

Soprattutto si chiede che la Chiesa sia e pure appaia “Chiesa dei poveri”. Ma ce ne sono state altre di lettere partite da gruppi di credenti che vorrebbero veder risplendere la lucidità del Vangelo e affermarsi una credibilità della Chiesa nell’attuale tormentato, variegato e multiculturale momento storico. Così sintetizza e rilancia queste istanze don Pierluigi di Piazza del Centro Balducci di Zugliano (Udine).

Una Chiesa che annunci il Vangelo in rapporto continuo e diretto con la storia e con le storie concrete ed esistenziali delle persone. Una Chiesa profetica e coraggiosa sui temi della giustizia, della legalità, della nonviolenza e dell’accoglienza dell’“altro”, sia esso straniero o comunque diverso. Una Chiesa che pratichi la comunione con tutto il popolo di Dio e che anche per questo si liberi dal clericalismo, dagli apparati di lusso e dai vestiti di altri tempi e quindi anche dai titoli onorifici. Una Chiesa che valorizzi la varietà dei ministeri e quindi con attenzione particolare anche alla ricchezza dell’apporto che può venire dalle donne. Una Chiesa che non esiti a valorizzare, oltre al celibato libero dei preti, anche i preti già sposati e costretti ad abbandonare il ministero. Una Chiesa che abbandoni il mantra dei valori non negoziabili, che risultano emarginanti per tante persone, ma comunichi invece dialogo, serenità e pace. E infine una Chiesa povera, in cammino con i poveri, che non possa essere confusa con le strutture di potere politico, economico, militare. E’ pure in atto il disegno di un rilancio della presenza dei cattolici in politica. A questo riguardo richiamo la lucida intuizione di Paolo VI, per il quale da una stessa fede possono nascere opzioni politiche diverse, nessuna delle quali però può arrogarsi il diritto di parlare a nome dell’intera Chiesa.

Mondo cattolico in fibrillazione. Sempre meglio però di un mondo pacioso, distratto e sordo alle voci dello Spirito che parla anche attraverso i segni dei tempi.

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