Stefano Rodotà: “Matrimoni gay e doveri del parlamento”

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Il giurista Stefano Rodotà è intervenuto due volte in pochi giorni su “la Repubblica” in tema di unioni gay. Il 14 luglio (“Matrimoni gay e doveri del parlamento”) e il 19 luglio (“Nozze gay. Se per la politica italiana quei diritti civili sono tabù”). Il 14 luglio scrive che “il Parlamento italiano è inadempiente”, e che  la Corte costituzionale  ha affermato che, sebbene l’attuale disciplina costituzionale del matrimonio non permetta di ricomprendere al suo interno la disciplina delle unioni omosessuali, «può accadere che, in relazioni a ipotesi particolari, sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale». Rodotà fa poi riferimento alla Carta dei diritti fondamentali dell’ Unione europea in cui “si riconoscono due diritti distinti, quello di sposarsi e quello di costituire una famiglia”.  Per Rodotà, dunque, “esistono ormai due categorie di unioni destinate a regolare i rapporti di vita tra le persone. Due categorie che hanno analoga rilevanza giuridica, e dunque medesima dignità”.

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