Riflessione sui dubbi dei cattolici politici

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di Sandro Antoniazzi

I risultati delle primarie che hanno eletto a Segretario Generale del PD Elly Schlein, persona del tutto atipica rispetto alle consuetudini, sembra aver diffuso preoccupazione e malessere nelle fila cattoliche. L’impressione che si ricava è che sia sufficiente un qualunque avvenimento perché si risollevi una caterva di problemi irrisolti, che covano in permanenza.

Vorrei per questo proporre alcuni pensieri che dovrebbero, a mio parere, costituire una base comune per ogni riflessione e scelta successiva.

Per brevità di spazio, li elenco sinteticamente:

  1. E’ finito il tempo storico dei partiti cattolici.

Essi sono nati in Europa (con qualche seguito in America Latina) per la necessità di contrapporre ad altre forze ideologiche costituitesi in partiti (i liberali prima, i socialisti e i comunisti dopo) una forza equivalente. La decisione di dar vita al movimento cattolico fu assunta con molto timore e sofferenza da Leone XIII, perché significava in pratica limitarsi a rappresentare una parte invece del tutto, quasi una rinuncia a una funzione universale. In secondo luogo, le due grandi esperienze politiche dei cattolici italiani, tanto il Partito Popolare quanto la Democrazia Cristiana, sono state possibili grazie al sostegno decisivo e preminente della chiesa, ciò che non si presenta più possibile, sia perché la chiesa ha perso la forza di un tempo sia perché oggi i cattolici votano liberamente tutti i partiti.

  1. L’attuale compito dei cattolici in politica.

Il PPI e la DC hanno avuto compiti storici ben precisi: il primo di inserire i cattolici nella politica italiana, il secondo di affermare la democrazia nel nostro paese. E’ necessario chiedersi quale compito si possa assolvere oggi, salvo svolgere un ruolo di pura presenza. Non mi sembra che ci siano “interessi” cattolici da sostenere e non credo neppure che ci si possa limitare a difendere qualche valore morale compromesso da una società indifferente relativista. La strada sembra ben indicata da Papa Francesco: i cattolici oggi devono partecipare, in mezzo agli altri e con gli altri, a costruire la casa comune, casa comune ormai mondiale che richiede fraternità, giustizia, accoglienza, amicizia sociale. Dunque, il compito storico non è di parte, ma è partecipazione a uno sforzo comune che si tratti della pace, dell’ambiente, dell’economia o anche della convivenza civile e morale della società.

  1. La posizione sociale dei cattolici.

Qualcuno sostiene che le classi non esistono più, perché pensa alla classe operaia del tempo che fu: non vede più le tute blu e le grandi fabbriche di una volta e così pensa che le classi sociali siano svanite. Solo gli orbi o chi non vuol vedere non si accorge che esistono nel mondo 3,5 miliardi di lavoratori, cui si aggiungono le loro famiglie e tanti altri milioni di persone che vivono di stenti. E i tanti migranti che arrivano dal mare ogni giorno, rischiando ogni giorno il naufragio (Cutro), non sono lavoratori migranti, lavoratori mondiali? E chi non ha letto che lo scorso anno l’1% della popolazione ha guadagnato più dell’80% della ricchezza mondiale? Se non si vuole parlare di destra e di sinistra, parliamo di chi sta in alto, di sopra, e di chi sta in basso, di sotto. Esiste un’unica grande classe lavoratrice mondiale che ha un grande bisogno di giustizia.

A me sembra che i cattolici democratici e sociali debbano stare con questa classe.

  1. I cattolici tra fede e politica.

Il compito del cristiano è duplice: lodare il Signore e fare tutto il bene possibile (fra cui la politica). Si tratta dei due grandi comandamenti dell’amore di Dio e del prossimo. Il primo è più importante, ma il secondo è strettamente connesso ed è un modo per esprimere il primo. E ciò vale tanto a livello personale che comunitario. Non può esserci una sostanziale politica dei cattolici se non c’è una chiesa viva che testimonia la propria fede. Oggi la chiesa, in un mondo estremamente secolarizzato, fa molta fatica ad esprimere il proprio messaggio evangelico. Abbiamo bisogno di una chiesa viva, se desideriamo una politica nuova all’altezza dei tempi.

Certamente non dobbiamo guardare indietro. Dobbiamo invece affrontare senza remore i tempi nuovi, sia evangelicamente che politicamente, sapendo che spesso “i giorni sono cattivi”, ma che in questo sta oggi il compito richiesto ai cristiani.

3 Comments

  1. I temi che Antoniazzi propone sono interessanti, anche se per la verità prescindono dalla elezione della Schlein. Ma mi lascia perplesso il suo punto 2 a proposito del compito attuale dei cattolici in politica: certo non è quello di difendere interessi “cattolici” e nemmeno si può pensare di difendere con la politica i valori morali. Come sempre il compito di base è quello di cercare l’interesse comune, ma non sempre questo si può fare “in mezzo agli altri e con gli altri” perché su cosa consista il bene comune si possono avere idee diverse, anche tra cattolici o quantomeno su come si possa concretamente perseguirlo.
    Antoniazzi sa benissimo che la politica consiste nel fare delle scelte, quantomeno di priorità: per questo la politica è per necessità “di parte”. Tanto è vero che subito dopo, al punto 3, sostiene che bisogna stare dalla parte di chi sta peggio. Che poi non sono il 99 per cento della popolazione che non fa parte dei ricchissimi, come se tra questi non ci fossero pure grandi differenze.
    E perfino quando si tratta di obiettivi che in teoria dovrebbero essere condivisibili da tutti come la salvaguardia del pianeta ci sono differenze enormi in concreto già sulla priorità effettiva da dare alla ricerca dei soluzioni e poi sulle cause e sui rimedi da adottare. Quindi i cattolici dovrebbero essere spronati dalla loro fede a confrontarsi seriamente sui problemi: ma politicamente devono agire con quelli che condividono le stesse valutazioni sui problemi, le priorità e le soluzioni. Cosa che Antoniazzi conferma implicitamente quando sostiene giustamente che non è più il tempo dei partiti “cattolici”.

  2. Mi soffermo, per ora, sul punto 2 dell’intervento “L’attuale compito dei cattolici in politica”

    Se è ben chiaro che non ci sono “interessi” o posizioni da difendere mi pare però del tutto chiaro che ci sono idee, valori e, forse prima di tutto, uno “stile” di fare politica che è nel DNA dei cattolici
    Il punto è che idee, valori e stile non possono essere portati avanti individualmente o delegando a qualche politico questo ruolo (qualcuno che si riveste del ruolo di “difensore” dei valori cattolico democratici)

    Questo lavoro deve essere COLETTIVO ed ORGANIZZATO
    Questo non significa creare una corrente ma uno spazio largo di confronto e di visibilità esterna dov e far crescere anche una nuova classe dirigente che si riconosca nei nostri valori

    Mi sapete dire quanti esponenti della nuova direzione possiamo dire che rappresentino la nostra area? 2? forse 3
    ma non è colpa di chi ha scelto questa Direzione, ma del fatto che non stanno nascendo “politicamente” persone che esprimano in modo forte questi valori

  3. partecipando al dibattito in atto nell’area del movimento di “insieme”, a cui concorro facendone parte con il gruppo torinese, trovo che proprio il punto 2 sollevato da antoniazzi induca a darsi da fare: sia per svilupparlo (mi pare che questo solleciti a fare il commento di mandara) sia per non pensare solo a soluzioni partitiche/elettorali, cioè rifare un partito e mandare duo o tre in parlamento o in qualche consiglio regionale; si sa che fino a che la politica non riprenderà un percorso di elaborazione di idee e progetti di futuro, rimanendo quel guazzabuglio di personalismi che l’ha resa incomprensibile (di qui l’attuale astensione drammatica!) occorre muoversi cercando percorsi se non comuni, ameno comunicanti, con altri movimenti, ma non solo per eleggere qualche rappresentante, ma per contribuire affinché quanto si muove coinvolga sempre più masse di nuovi arrivi, sia di anagrafe che da altri continenti

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