Restituire dignità agli eletti dal popolo

| 0 comments

 

Ci sembra interessante l’intervento che il senatore del Pd Walter Tocci ha tenuto l’11 marzo all’assemblea dei parlamentari del Pd.

Vista da qui questa assemblea offre uno spettacolo fantastico: il più grande gruppo parlamentare, con tanti giovani e tante donne, senza precedenti nella storia repubblicana. Sapremo farne la carta vincente del Pd? Bisogna cominciare da noi, come ci ha insegnato la cultura femminista.

Il primo compito è restituire la sobrietà e la dignità alla funzione degli eletti dal popolo.

Uno degli otto punti recita: revisione degli emolumenti dei parlamentari. È dovere dei nostri Gruppi precisare le proposte e farlo subito, prima di trovarci a rincorrere gli altri, come purtroppo è sempre successo.

La storia che nessuno ha mai raccontato è andata così. La Prima Repubblica ha creato i privilegi e la Seconda li ha ridotti per iniziativa del centrosinistra e col freno della destra. Si cominciò nel 2000 con la riforma che tolse la pensione lungo tutto l’arco della vita e poi nell’ultima legislatura abbiamo eliminato i vitalizi del sistema retributivo e ridotto di circa il 30% gli emolumenti. Però ci siamo guardati bene dal raccontarlo in campagna elettorale. Purtroppo abbiamo fatto queste riforme sempre sotto la pressione esterna, senza mai avere la capacità di giocare d’anticipo. Infatti nessuno ci riconosce i risultati raggiunti. Se esco di qui dicendo che il PD ha lottato contro i privilegi chiamano l’ambulanza.

Se siamo riusciti a far apparire il contrario di ciò che facevamo ci sono precise responsabilità. Innanzitutto, delle alte cariche dello Stato che non hanno mai richiamato il fondamento costituzionale dell’indennità parlamentare. Ma anche i nostri dirigenti non sono mai riusciti a impostare una strategia politica con risposte coraggiose ai cittadini che chiedevano sobrietà, ma anche con la lotta contro determinati ambienti dell’establishment che accarezzavano la demagogia per ridimensionare la democrazia parlamentare.

Consentitemi un’amarezza da vecchio parlamentare. È stata dura per tanti di noi lavorare dodici ore al giorno con competenza, con passione e con dedizione verso i cittadini, per poi sentirsi sbeffeggiati dal primo che passava. Non possiamo più accettarlo. Dalla nostra parte non ci sono mai stati gli Scilipoti, né gli avvocati della nipote di Mubarak, né gli amici dei casalesi. In Italia bisogna tornare a distinguere tra i galantuomini e gli imbroglioni, non solo in politica, ma nelle imprese, nelle professioni e nella vita civile.

Vorrei quindi rivolgere un augurio ai giovani colleghi. Con l’energia e la freschezza che portate qui possiamo restituire l’onore alla funzione del parlamentare. Propongo che alla fine della nostra riunione si nomini una commissione di neoparlamentari per elaborare, prima dell’insediamento, le proposte concrete del PD sullo status in applicazione degli otto punti di governo.

La stampa ha oscurato i risultati della commissione di esperti presieduta da Giovannini, perché dopo tanti studi dimostrò che il costo dei parlamentari italiani è inferiore rispetto a quello dei paesi europei. Eppure gli emolumenti individuali sono più alti perché hanno monetizzato i servizi. I Parlamenti della Prima Repubblica hanno applicato ai propri membri la stessa logica che hanno legiferato per il Welfare: più trasferimenti e meno servizi. Bisogna ribaltare questa logica.

Dobbiamo trovare una soluzione che cancelli la parola privilegio dal dibattito politico. Gli emolumenti dei parlamentari si possono più che dimezzare. Già oggi, infatti, il 50% di quello che ricevono non va nelle loro retribuzioni, ma finanzia la politica scaricando però su di loro un prezzo di immagine rispetto ai colleghi europei.

La gestione collettiva di tali risorse consentirebbe ulteriori risparmi e aumenterebbe la qualità del nostro lavoro. Con le vecchie regole avremmo circa 400 assistenti parlamentari che lavorerebbero come monadi isolate, gestendo un banale sito del parlamentare e una piccola mailing-list. Se, invece, condividessero una moderna piattaforma tecnologica, utilizzando alte professionalità – abbiamo Renato Soru che si è offerto di impostare il progetto – e mettendo insieme le risorse, pur conservando un rapporto fiduciario con il parlamentare, potremmo realizzare una macchina di comunicazione tanto potente da far passare il Casaleggio come un dilettante. Con essa terremmo informati e ascolteremmo tutti i giorni i cittadini delle primarie. Andate a vedere cosa fa Obama con la piattaforma Organizing for America.

Anche la parte residua dell’emolumento può essere ulteriormente ridotta e soprattutto distinta tra una indennità sobria in diretta attuazione dell’articolo 69 della Costituzione e un’altra quota variabile secondo criteri più articolati di quelli già in vigore, per tenere conto delle funzioni operative svolte, della presenza e delle esigenze logistiche, magari dando qualcosa in meno agli anziani parlamentari come me allo scopo di scoraggiare i lunghi mandati.

Infine sul finanziamento dei partiti. È facile farsi belli in televisione andando a dire di cancellarlo tout-court. Però è anche molto debole dire che ne discuteremo nell’ambito della legge sui partiti, perché già adesso i nostri elettori vogliono sapere che cosa diremo in quella sede.

Contro le facili demagogie e le perdenti vaghezze c’è solo la terza via di proposte precise. Su questo ribadisco l’idea che ho lanciato nella riunione della Direzione: mantenere il finanziamento, ma passando per una libera scelta del cittadino attraverso uno strumento del tipo 5xmille appositamente riservato allo scopo. Ho fatto una stima e per conservare il finanziamento attuale il PD dovrebbe chiedere ai suoi elettori delle primarie un contributo pari al costo del biglietto di un autobus ogni mese. Sarebbe come andare ogni tanto ad una manifestazione. Ma soprattutto in questo modo si preparerebbe la strada ad una riforma del partito. Tutti i giorni, non solo le domeniche dei gazebo, dovremmo cercare il sostegno del popolo delle primarie. Sarebbe il primo passo per costruire il grande partito popolare che il PD non è ancora.

Lascia un commento

Required fields are marked *.