Pandemia… e pandemie

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Al netto della primaria urgenza a trarsi presto fuori dalla pandemia del Covid-19, mi interessa il termine ‘pandemia’ al plurale, vale a dire ‘pandemie’, riferito al nostro vivere sociale. In Italia soffriamo di tante infezioni morali, divenute pandemie che si estendono al di là delle nostre case e si diffondono oltre i nostri spazi personali di convivenza infettando quelli di prossimità.

Nella società dei consumi condita di relativismo e individualismo, con l’uso quasi narcisistico dei social network, si è da tempo diffusa la pandemia  dell’indifferenza verso i problemi di coesistenza sociale nei nostri territori, a partire dalle questioni ambientali, dal rispetto dei beni comuni e dei doveri di buon vicinato, dalla minima correttezza necessaria nelle relazioni sociali e commerciali, fino alla continua denigrazione del prossimo. E’ il trionfo dell’ego(ismo), per cui nessuno di noi vuole essere disturbato nell’esercizio della propria libertà, qualunque essa sia, pur di assecondare istinti che diventano prevaricazioni sui diritti degli altri. Continua il mancato assolvimento dei doveri (la Costituzione docet), a torto identificati con gli odiati obblighi moralistici mentre sono espressione della disponibilità verso gli altri, esprimono una solidarietà che fa del bene non solo a chi la riceve ma anche a chi la offre.

Un altra ‘pandemia’, figlia della prima, la troviamo nella mancata coscienza nel gestire il bene comune. E’ un morbo talmente cronicizzato e diffuso che porta con sé altre malattie, come i pregiudizi sui diritti sociali e sul senso della comune appartenenza ad una collettività che necessita della naturale condivisione di strutture sanitarie, scolastiche, economiche, lavorative ecc. La carenza di senso della comunità e della condivisione è talmente diffusa che ormai rivela una sorta di assuefazione italica.

E ancora un’altra virulenta ‘pandemia’ la ritroviamo nella sordità al pensiero altrui: in apparenza siamo disposti ad ascoltare ma in realtà vogliamo imporre le nostre idee resettando con arbitrio quelle degli altri.

Altra pandemia ancora è l’accidia, vale a dire l’indolenza e l’inattività volontaria di fronte alle urgenze e ai richiami della società in trasformazione. E’ il morbo della negligenza a non realizzare opere di benessere anche piccole quando se ne avrebbe la capacità. Penso, ad esempio, alla riconversione di strutture dismesse e non utilizzate per offrire l’accoglienza a persone in difficoltà economica o famiglie povere senza casa (pensiamo alla dismissione di caserme). O a spazi per i bambini e i ragazzi all’aperto, dotati di infrastrutture protettive e socializzanti, sia sportive che culturali. Ma anche alla urgente rigenerazione delle strutture sanitarie da sintonizzare con le agenzie di tutela dell’ambiente. E allora, oltre alla prevenzione delle epidemie sanitarie con una reale profilassi e con corsi di educazione nelle scuole di ogni ordine e grado, urge uno sviluppo umano integrale che neutralizzi le pandemie della incuria nel gestire l’ecosistema o peggio nel depredarlo e una nuova cultura dell’ambiente eticamente motivata.

Patiamo, inoltre, da decenni, un’altra pandemia, forse la più grave di tutte: la cultura della morte. Gli esempi non si contano e sono noti. Sempre emergono laddove si concede l’esercizio (fasullo) della libertà di scelta se annullare o meno una vita umana dall’inizio al termine naturale. Si veda l’ultima trovata, per fortuna ripensata, del primo ministro inglese Johnson sull’immunità di gregge per far fronte alle tragedie del Coronavirus.

Ora trovare l’antidoto al Coronavirus è il primo dovere, ma il vaccino a quelle pandemie psicosociali va subito realizzato e somministrato con determinazione pena lo scollamento della società che deve progredire una volta finito l’allarme infettivo fisico.

Andrà tutto bene … se faremo del bene.

 

Pier Luigi Gregori

 

 

 

 

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  1. “ Continua il mancato assolvimento dei doveri (la Costituzione docet), a torto identificati con gli odiati obblighi moralistici mentre sono espressione della disponibilità verso gli altri, esprimono una solidarietà che fa del bene non solo a chi la riceve ma anche a chi la offre.”
    Perfetto, Pier

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