No, non è andato tutto bene

Per carità: può anche essere un aspetto di gran lunga secondario rispetto ai principali che ci affannano in queste settimane, ma la comunicazione, come si sa, spesso forma i pensieri e talvolta anche, purtroppo, i comportamenti. Per cui sarebbe bene che si fermasse subito, quello slogan che nei primi giorni della Pandemia ha animato soprattutto i bambini e i balconi colorati con la – giusta – intenzione di incoraggiare e dare speranza, “Andrà tutto bene”. Ma adesso, dopo quasi trentamila morti, milioni di disoccupati e problemi economici devastanti, non si deve più ripetere. Si deve fermare: perché delle due l’una: o si pensa che tanto comunicare qualcosa purchessia fa bene; o, seconda, si lascia che si offendano le tante vittime della Pandemia. Siccome sono certo che, con un po’ di sciatteria, si tratti della prima, lasciamo che a riproporlo siano, se vogliono, i bambini. Ma quando vedo che a corredo di nuove iniziative, lo usano anche associazioni e gruppi del mondo della cosiddetta Società civile, ecco, un po’ me la prendo. Questa terribile esperienza che il mondo intero sta attraversando (perché ancora non è finita) dovrebbe averci insegnato – almeno – ad usare meglio le parole.

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