n. 1 – Concilio

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È dedicato ai 50 anni del Concilio nello spirito di Carlo M. Martini l’editoriale di Aggiornamenti sociali (n. 9-10, 2012).  Padre Carlo Casalone, superiore provinciale dei gesuiti d’Italia,  ricorda il servizio del Cardinale alla città. E cita Le città invisibili di Italo Calvino, le paure e le speranze della città e le parole di Martini al Consiglio comunale di Milano (2002), sottolineando “la predilezione congenita della dottrina sociale della Chiesa  per i valori sociali piuttosto che per quelli individualistico-libertari, cioè per i valori che permettono le relazioni, non per quelli che concedono all’individuo una libertà il più possibile estesa, ma senza responsabilità….”. E poi il direttore di A.S., Giacomo Costa. ricorda gli interrogativi che Martini poneva nella sua ultima intervista, additando la Parola di Dio come guida: “Come si può liberare la brace dalla cenere in modo da far rinvigorire la fiamma dell’amore? Per prima cosa dobbiamo cercare questa brace. Dove sono le singole persone piene di generosità come il buon samaritano? Che hanno fede come il centurione romano? Che sono entusiaste come Giovanni Battista?  Che osano il nuovo come Paolo? Che sono fedeli  come Maria di Magdala?”…

Su  Presbyteri  (n 6, 2012) nel fascicolo intitolato  “Da parroci a  pastori”  Elena Bosetti, suora e biblista, spiega che paroikos significa pressappoco straniero, e invece pastore è “chi si prende cura”. Nell’icona di Emmaus Gesù si presenta come straniero, ma poi diventa pastore, si prende cura spiegando le scritture e spezzando il pane. Questo è il passaggio pastorale per oggi: atteso e spesso poco realizzato….

Conclude E. Bosetti auspicando un vero rinnovamento “postconciliare” della pastorale: “È tempo di riprendere il cammino. È tempo di svernare, di uscire dal chiuso, di fare esodo e attraversare il deserto all’insegna della speranza e della bellezza. Dal volto di Gesù traspare la bellezza luminosa dell’amore. Il suo sguardo dice l’infinita tenerezza e pazienza di Dio, la sua irremovibile volontà di bene nei nostri confronti…. Papa Giovanni quando ha indetto il Concilio Vaticano II aveva presente anche questa dimensione estetica, incoraggiando la Chiesa  “sempre vivente e sempre giovane, che sente il ritmo del tempo  e che in ogni secolo si orna di nuovo splendore”.

La bellezza della Chiesa è la santità. Occorre una pastorale bella, capace di incidere nell’opaca ferialità non semplicemente per quello che offre e propone o per abilità organizzativa, ma per il fascino del Vangelo vissuto. Sullo stesso fascicolo di Presbyteri (rivista umile nella forma quanto consistente nel contenuto) Luigi Mansi, padre spirituale del seminario  di Molfetta (nello spirito di don Tonino Bello!!),  e il vescovo Domenico Sigalini (assistente nazionale  dell’AC) insistono sulla capacità e l’impegno dei pastori ad essere in sintonia con gli uomini, ascoltare le domande dei fedeli e di tutti gli uomini e saper rispondere, in stretto legame con tutta la comunità cristiana, chiamata ad un grande sforzo di intelligenza della fede e di servizio ai fratelli.

Confronti  già nel settembre 2011 aveva dedicato un numero speciale al Concilio vaticano II: un fascicolo molto ricco e originale, anche coraggioso. Per esempio sulla dimenticanza della Bibbia riconosce che  mentre la Chiesa oggi (sebbene in ritardo) ne apprezza e incoraggia l’uso, il pregiudizio anticlericale e il laicismo riducono gli spazi della Bibbia nella cultura laica e nella scuola (Giampaolo Anderlini). E Giovanni Bachelet  ricorda la Gaudium et Spes: la gioia e la speranza insegnate dal Concilio e da Papa Giovanni nonostante tante difficoltà. E cita il padre Vittorio, che a sua volta si richiamava a Mazzolari (“Obbediamo in piedi, in piedi aiutiamo il Papa a portare la sua pesante croce. Amiamo il papa non perché si chiama Giovanni o Paolo, ma perché si chiama Pietro”). E cita anche Giuseppe Donati che nel 1928, dall’esilio,  scriveva a Sturzo: “benché poco sorretti e compresi dal Vaticano…ci faremmo ancora scannare per il Papa, per la Chiesa … nella quale hanno creduto i nostri vivi e i nostri morti”.

Dell’incontro svoltosi lo scorso 15 settembre all’Istituto Massimo di Roma e dedicato al tema “Chiesa di tutti, Chiesa dei poveri” offre una buona documentazione il numero 37 di Adista-documenti. Vi si possono leggere i testi  integrali dell’introduzione di Rosa Siciliano, le relazioni di Rosanna Virgili, Giovanni Turbanti, Carlo Molari e Cettina Militello nonché gli interventi di Paolo Ricca, Mauro Castagnaro, Giovanni Franzoni, Gianni Geraci e Felice Scalia. E le conclusioni di Raniero La Valle.

Anche MicroMega, diretto da Paolo Flores d’Arcais, dedica il suo n 7/2012 al tema “La Chiesa gerarchica e la Chiesa di Dio”, e il punto di partenza è la domanda “Che cosa resta del Concilio?”. Rispondono tra gli altri Alberto Melloni, Giovanni Miccoli, don Andrea Gallo, don Paolo Farinella, don Alessandro Santoro, don Franco Barbero. C’è anche una coraggiosa intervista nella quale il vescovo Domenico Mogavero affronta con coraggio e chiarezza i temi della mafia e del potere ingiusto e violento. Alle domande del magistrato Roberto Scarpinato, monsignor Mogavero ad certo punto risponde: “ In tutto questo discorso a farne le spese, purtroppo, è il buon Dio. Quando noi parliamo del ‘Dio dei mafiosi’ a me si drizzano i capelli , perché un Dio dei mafiosi non esiste; non deve esistere. Esistono invece dei mafiosi, uomini senza Dio, uomini contro Dio, che pretenderebbero di portare Dio dalla loro parte; un Dio – si badi bene – costruito a loro immagine e somiglianza…”.

(a.bert)

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