L’Osservatorio: l’occhio attento della società civile sul Pnrr

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La società civile si organizza per rispondere a una sfida epocale e irripetibile per il nostro Paese, che comporta impegno e responsabilità, considerato che una fetta consistente dei fondi comporta un debito che ricadrà sulla nostra generazione e su quelle future. «Una sfida che è impensabile cogliere senza garantire il pieno coinvolgimento di tutte le parti in causa, a partire dalla cittadinanza»

di Vittorio Sammarco

La democrazia passa anche e soprattutto dalla possibilità, concreta, di mettere i cittadini in grado di valutare periodicamente l’operato dei rappresentanti eletti. E di poterlo fare attraverso tre caratteristiche di fondo: potendo essere costantemente informati; con la conoscenza di dati pubblici oggettivi e il più possibile comprensibili; condivisi dalla collettività per la qualità e l’autorevolezza dell’ente emittente dell’informazione/dati. Su questi obiettivi è nato L’Osservatorio Civico sul PNRR. Operazione ambiziosa, e di grande utilità, vista l’importanza per il nostro Paese del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Se la società civile si muove con serietà e competenza, è probabile (possibile?) che la politica garantisca un metodo corretto di gestione di questo patrimonio enorme di risorse che ci viene dal Piano. Non delegando ai soli tecnici l’eventuale successo.

Dalla presentazione contenuta nel sito https://osservatoriocivicopnrr.it/, leggiamo

«L’Osservatorio comprende oggi più di 50 organizzazioni/associazioni attive sul territorio nazionale, con forte esperienza nel settore della trasparenza e rendicontazione, oltre che con competenze tematiche specifiche su temi quali l’ambiente, le questioni di genere e generazionali, la co-progettazione e co-programmazione delle politiche e gli strumenti di partecipazione politica della cittadinanza. È stato altresì inserito, con DPCM 14 ottobre 2021, tra i membri del Tavolo di Partenariato Economico, Sociale e Territoriale – di cui all’art. 3 del D.L. 77/2021, conv. in L. 108/2021–, organismo consultivo della governance del PNRR, i cui componenti sono stati individuati sulla base della maggiore rappresentatività, della comprovata esperienza e competenza in materia».

Le organizzazioni promotrici sono state: ActionAid Italia, Cittadinanzattiva e Legambiente. In seguito, hanno aderito altre, piccole e grandi, tra le quali AIP2 (Ass. Italiana Partecipazione Pubblica), Associazione Medici per l’ambiente, DEMOSTENE Centro Studi Promozione Sviluppo Umano, FAIRWATCH, Fondaca, Fondazione Basso, Lunaria/Sbilanciamoci, Transparency, Vita, e altre. Tutte accomunate dal desiderio di «attivare la partecipazione civica attiva e consapevole ai processi democratici e di riaffermazione del ruolo di cittadini e cittadine nella costruzione del futuro».

Cosa fa in concreto l’Osservatorio?

Intanto chiede di essere ascoltato. Perché ha interessanti cose da dire in merito. Lo ha già fatto il 22 novembre scorso: La società civile chiede trasparenza sul PNRR e si mobilita (di nuovo) con una lettera a Meloni e Fitto. «Nonostante le continue promesse da parte di Governo e Parlamento, – scrivono – le informazioni sul Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e sulla sua gestione sono ancora molto scarse e inadeguate. Per cittadini e cittadine, associazioni, gruppi, movimenti, università, centri di ricerca non è ancora possibile seguire un progetto e il suo impatto sul territorio e sulle persone». Chiari e precisi, e argomentano le loro affermazioni.

Che, detto per inciso, vista la tempistica di insediamento dei governi che si sono succeduti, non possono essere riferite al solo governo attuale. Resta comunque il fatto che «La legge di bilancio per il 2021 impegnava il Governo a rilevare i dati di attuazione finanziaria, fisica e procedurale relativi a ciascun progetto del PNRR e a renderli disponibili in formato elaborabile, ma di tutto questo ancora ci sono pochissime evidenze. I dati pubblicati non sono dati di monitoraggio e non restituiscono nulla alla cittadinanza sullo stato di attuazione, non forniscono alcuna evidenza o informazione sulle ricadute sui territori e sullo stato di effettiva realizzazione degli interventi». E puntualizzavano: «Mentre la seconda relazione al Parlamento sullo stato di attuazione del Piano, trasmessa alle Camere il 6 ottobre, ci informa che sul sistema REGIS, attraverso cui le Amministrazioni territoriali devono adempiere agli obblighi di monitoraggio, controllo e rendicontazione, sono stati caricati 73.000 progetti per un valore complessivo di oltre 65 miliardi di euro», rilevano che su ItaliaDomani ad oggi (cioè a fine novembre scorso a cavallo quindi dei due ultimi governi) sono elencati soltanto circa 5.000 progetti; le informazioni di maggiore dettaglio presenti sono aggiornate a maggio 2022 e riguardano soltanto un miliardo di euro; sono presenti le informazioni su sole quattro procedure di gara». E inoltre, ribadiscono che per quanto riguarda l’esigenza d’informazione «non esiste un luogo unico e facilmente accessibile in cui sia possibile reperire e consultare le schede progetto, ossia pagine web che permettano di conoscere i dettagli dei singoli interventi e scaricare i documenti rilevanti». Quindi «Cittadini e cittadine non possono sapere né cosa è previsto negli interventi che verranno realizzati nei propri quartieri e che avranno un impatto sulle loro vite e sulla loro quotidianità, né sullo stato di avanzamento di questi interventi e del Piano nel suo complesso. Non avranno dunque modo alcuno di farsi una opinione e di incidere su scelte fondamentali per il Paese».

Perché l’informazione diffusa e corretta è importante

Segue l’affermazione più di carattere politico (in senso alto) che può interessarci come C3dem: «L’ottenimento di queste informazioni, fondamentale affinché cittadini e cittadine possano esercitare pienamente il loro ruolo di controllo sull’operato della pubblica amministrazione, è finora delegato alla capacità o buona volontà delle singole amministrazioni locali, determinando un diseguale accesso alle informazioni nei diversi territori del nostro Paese. In sintesi, i dati che permettono all’amministrazione di controllare l’effettivo status dell’attuazione non sono ancora disponibili, a più di un anno dal varo del Piano. È dunque legittimo chiedersi su quali basi il Governo possa valutare lo stato di attuazione del Piano e possa garantirne l’impatto, in particolare sui divari di genere, territoriali e trasversali considerati prioritari (per approfondire vedere: vorrei.datibenecomune.it)». Da tempo, anche se con diverso impegno e partecipazione, le organizzazioni della società civile chiedono un maggiore e costante impegno nel garantire trasparenza nella realizzazione del PNRR. Eppure, constatano che «la maggior parte di queste richieste sono rimaste inascoltate».

«Chiediamo dunque al nuovo Governo un impegno concreto in questo senso ed in particolare:

  • La pubblicazione completa, tempestiva e in formato aperto dei dati relativi ai progetti del PNRR;
  • Che venga fatto obbligo ai comuni di pubblicare le schede progetto e tutti i dati ed informazioni utili a comprendere come il PNRR impatterà sul territorio. Questi dati devono essere ripresi e “centralizzati” su ItaliaDomani o su altro portale pubblico;
  • Che venga garantita la pubblicazione quantomeno trimestrale delle informazioni essenziali per conoscere l’effettiva gestione e l’andamento del piano, delle realizzazioni, delle spese (come da DPCM 15/9/2021);
  • Che vengano anche resi noti gli indicatori su cui si intende monitorare l’impatto dei progetti sulle tre priorità trasversali (riduzione dei divari di genere, generazionali e territoriali)».

Quando arriveranno le risposte a queste domande?

Sono richieste minime, che non trascurano o scavalcano le specifiche competenze tecniche, ma le integrano con un coinvolgimento, diciamo, di scienza e coscienza dei cittadini che troppo spesso (erroneamente) vengono invece additati come disinteressati alla Cosa pubblica. Osiamo dire: anche così si “ripara” il rapporto tra rappresentati e rappresentati ormai palesemente logorato.

«Il PNRR – scrivono all’Osservatorio – rappresenta una sfida epocale ed irripetibile per il nostro Paese. Una sfida che comporta un impegno consistente e una enorme responsabilità, considerato che una fetta consistente dei fondi comporta un debito che ricadrà sulla nostra generazione e su quelle future. Una sfida che è impensabile cogliere senza garantire il pieno coinvolgimento di tutte le parti in causa, a partire dalla cittadinanza».

E le conclusioni sono ugualmente in linea con la battaglia politica che, come C3dem, stiamo facendo da tempo: «La trasparenza e la disponibilità dei dati sono la condizione per garantire a cittadini e cittadine la possibilità promuovere il dibattito ed esercitare il controllo civico, intervenire per scongiurare sprechi e decisioni sbagliate su un piano che avrà un impatto decisivo sul futuro del nostro Paese».

Sulla situazione del Dibattito Pubblico, prezioso strumento inserito nel Codice degli Appalti ma che rischia una notevole limitazione, torneremo presto su queste colonne.

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