Ragioni e obiettivi del nostro appuntamento del 21 gennaio con Prodi a Bologna

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di Vittorio Sammarco

Noi non siamo per nulla convinti che la democrazia sia al tramonto, e neppure che sia “la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte le altre sperimentate finora” (Churchill). Di certo malata, in crisi, con evidenti segni di tensione per attacchi esterni e interni, ma la democrazia – secondo noi cattolici e democratici, appunto, – rimane pur sempre il miglior modo di coinvolgere il popolo, il demos (in quanto tale e non come somma di “uno+uno”), alle scelte per la selezione della classe dirigente, alla selezione di idee, programmi e persone per attuare la migliore politica possibile nell’interesse generale. Ci abbiamo messo secoli per stabilizzarla, ci sono volute rivoluzioni, battaglie, morti e conflitti che solo a raccontarne la storia vengono i brividi, per cui non ci possiamo arrendere alla retorica narrativa di chi vede questo sistema ormai inevitabilmente superato (e poi da cosa?) e da aggiornare.

Ora il punto è che alcuni fattori la stanno minando alla base. Sono fenomeni di portata mondiale, che vanno al di là della forza degli Stati inevitabilmente indeboliti dalla globalizzazione, e che però sono depositari del concreto luogo del vissuto democratico; e sono fenomeni che, se non risolti o arginati, diventano il terreno privilegiato di chi, da “fiero antidemocratico”, spera proprio si alimentino a sostegno del proprio disegno autoritario. Pensiamo perciò che sia necessaria una strategia, lunga, costante, e su più fronti.

Primo, questi fenomeni vanno studiati e capiti, analizzati nei numeri e nella forza delle loro dinamiche, nella diversità delle opinioni e nell’ascolto reciproco fra studiosi delle diverse discipline.

Secondo: occorre che la discussione coinvolga il maggior numero di persone possibile (quindi non solo tecnici, giuristi, storici, politologi e quant’altro), ma anche cittadini comuni, in un percorso vitale in grado di restituire fiducia verso le istituzioni (evidentemente oggi ai minimi storici), che sola può consentire la ripresa, globale e positiva, della fiducia nella democrazia.

Terzo: le soluzioni proposte devono essere un mix ragionevole di strade “praticabili”, verificabili e continuamente aggiornabili; in una parola, misurabili; ma corroborate da un orizzonte alto, ideale, anche un po’ utopistico, che infervori cuori e animi, e che quindi provochi all’impegno e allo sforzo personale, non limitandosi a uno sforzo di ragioneria contabile, pur rispettabile, ma che è solo il minimo necessario. (Ridare fiato e speranza agli Stati Uniti d’Europa, ad esempio, rimane, a mio avviso, uno degli obiettivi da porsi).

Proprio per questo noi della rete C3dem abbiamo deciso di dialogare, sabato 21 gennaio a Bologna (a partire dalle 10), con Romano Prodi su: “Globalizzazione, conflitti, disuguaglianze: la situazione nel mondo. le possibili vie da percorrere, il contributo dei cattolici democratici”. E’ il nostro Convegno/Assemblea annuale per ripartire nel nuovo anno. Per capire, confrontarsi, immaginare e proporre.

Romano è esperto di questi argomenti non solo per competenze culturali, ma per averli affrontati (da Commissario Ue prima ancora che da presidente del Consiglio italiano) sul terreno impervio e accidentato della politica. Coniuga, per dirla con concetti elementari, pensiero e azione, idee e fatti; e se le vicende politiche italiane non ne hanno – diciamo così – valorizzato fino in fondo l’esperienza, ecco, noi vogliamo rilanciare con lui il nostro ruolo e la nostra presenza, soprattutto in questo periodo storico così travagliato, a partire da una riflessione articolata e ampia su questi temi guidata dalle sue conoscenze. Poi ne discuteremo a fondo (come potete vedere nel programma, lo spazio per il dibattito è ampio), e cercheremo di tradurre le idee in percorsi ulteriori di approfondimento e in proposte. Con l’Assemblea del pomeriggio – che non chiudiamo, anzi apriamo a tutti coloro che volessero conoscere l’esperienza e il cammino di C3dem – daremo vita a un nuovo gruppo dirigente della nostra rete, che individuerà delle piste di azione per i prossimi anni. Dunque, ripartiamo e rilanciamo.

E se questi tempi delicati nella vita politica italiana ci chiederanno uno sforzo, maggiore e più coordinato, per contribuire a perseguire il bene del Paese, siamo certo disposti a metterci del nostro. E vorremmo farlo sulla scia delle parole che un grande maestro cattolico democratico, Vittorio Bachelet, ha pronunciato con forza in un altro momento cruciale della nostra storia recente: “In questo passaggio di civiltà, in questa profonda trasformazione e tensione dei rapporti umani, i cristiani hanno un impegno particolarissimo accanto a tutti i fratelli per la costruzione di una società nuova; (…) e con quell’esperienza di fede, di speranza, di carità non potrà mancare sovrabbondantemente l’impegno a condividere il rischio e la fatica di ogni positiva costruzione umana” (dalla Relazione introduttiva dell’Assemblea nazionale dell’Azione cattolica, 25 settembre 1970).

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