La rischiosissima scommessa gialloverde

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Un rapporto deficit/pil al 2,4 % è un azzardo puro degno di un incallito giocatore di poker che con in mano una scala rilancia contro un avversario che si è appena dichiarato servito.

É sicuramente una scommessa rischiosa, più vicina ad un bluff che ad un rilancio coscienzioso.

È una scommessa che si può anche vincere, se lo sforamento del rapporto deficit/pil e la conseguente politica economica espansiva riuscirà a produrre una crescita sostanziosa dell’economia. Se, a seguito di questi interventi, nel 2019 il pil crescerà del 3% la scommessa potrà essere vinta, anche se il peso del debito rimarrà pesantemente a carico delle generazioni future.

Se malauguratamente, però, l’economia non decollerà e la crescita si manterrà sugli attuali asfittici livelli, la scommessa rischierà di essere persa e con essa potrebbe  andare distrutta la ricchezza degli italiani.

Non sono poche le nuvole che si addensano all’orizzonte e che fanno temere per il buon esito della scommessa.

Lo spread, già in agguato da qualche mese, potrebbe schizzare velocemente sopra i 400 punti, anche a seguito della procedura di infrazione, del declassamento del debito italiano da parte delle agenzie di rating e della fine del Quantitative Easing. Questo scenario produrrebbe come primo effetto che quanto ottenuto in maggiore flessibilità con lo sforamento della soglia del rapporto deficit/pil sia interamente trasferito per il pagamento dei maggiori interessi sul debito.

Ne deriveranno, quindi, problemi di sostenibilità per il mantenimento per il 2020 delle misure di politica economica varate: flat tax, pensioni e reddito di cittadinanza. Per evitare il default il governo dovrà probabilmente varare una stretta senza precedenti sulle spese.

La scelta di portare il deficit al 2,4% è infatti di carattere strutturale, nel senso che le misure varate continueranno a pesare sui bilanci futuri e, senza crescita sostenuta, ciò comporterà aumento del debito e ingessamento del bilancio pubblico. Salvo l’ipotesi impopolare di azzerare nel 2019 tutte le concessioni fatte nel 2018.

Ma uno spread sopra i 400 punti per un lungo periodo di tempo porterebbe all’inesorabile crisi del sistema bancario italiano e, a cascata, questo potrebbe portare ad una crisi finanziaria senza precedenti che contagerebbe rapidamente gli altri settori economici.

Come si può evincere da queste considerazioni siamo esattamente di fronte ad una scommessa il cui esito non può che essere estremo. Da un lato il superamento della crisi e la crescita sostenuta se la scommessa sarà vinta, dall’altro il disastro e il default se la scommessa sarà persa.

Gli economisti sono famosi per sbagliare spesso le previsioni e per non saper prevedere le crisi e i disastri e, quindi, per prudenza, mi asterrò da ogni previsione sull’esito della scommessa. Ma la cosa certa è che, perseverando in questa politica, il governo attuale potrà passare alla storia come il governo che ha risollevato le sorti economiche dell’Italia, ma potrà, nel contempo, passare alla storia come il governo che ha distrutto l’economia del paese.

I prossimi giorni e i prossimi mesi ci chiariranno l’esito della scommessa.

 

Domenico Marino

Professore di Politica Economica all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, e direttore del Master di II° livello in Economia dello Sviluppo e delle Risorse Territoriali Culturali e Ambientali.

prof.domenicomarino@gmail.com_

 

 

2 Comments

  1. Io mi augurerei per il bene degli italiani che la “scommessa” possa essere vinta. Ma, non avendo alcuna preparazione professionale in economia, mi chiedo come si possa ipotizzare una crescita del 3%. Considerato che la crescita prevista in Europa è inferiore al 2%, e che nei provvedimenti prospettati non si vedono investimenti strutturali. E che anche se questi ci fossero, sappiamo bene le difficoltà che abbiamo a realizzarli a causa delle inefficienze amministrative: tanto è vero che non si realizzano completamente nemmeno gli investimenti per cui i fondi sono già stanziati (come quelli europei).
    Temo piuttosto che la scommessa sarà persa (già stiamo pagando un conto salato per la crescita degli interessi sul debito) che di questo verrà data la colpa ai “poteri forti” e agli euroburocrati: magari allo scopo di proporre l’uscita dall’euro e dall’Europa…

  2. Che siamo in una fase storica complicata e contradditoria è fuori discussione, Considerare la scelta di portare il rapporto deficit/Pil al 2,4% una scommessa che può essere vinta è fuori da ogni realistica possibilità, sia perché è utopia una crescita del PIL del 3% nel 2019, sia perchè le maggiori risorse rese disponibili non sono destinate, per quanto è dato conoscere, agli investimenti ma al finanziamento di misure assistenziali, tali sono infatti il reddito di cittadinanza e la pensione minima a 780 euro mensili.
    Ciò che il Consiglio dei Ministri ha deciso giovedì scorso è il quadro macro economico entro il quale sarà definita la legge finanziari o di stabilità che dir si voglia e il bilancio dello Stato. Per questi provvedimenti si deve ancora attendere.
    Resta dunque incomprensibile sia l’esultanza dei Ministri del M5S affacciati al balconi di Palazzo Chigi, sia l’invito che il Ministro Bonafede ha rivolto ai giornalisti: “Non capisco perché non state gioendo anche voi”.
    Vero è che a festeggiare dal balcone non c’erano i Ministri della Lega, ma per loro vale ciò che ha detto il sovranista di Salvini: “Dell’Europa me ne frego”.
    Altrettanto vero, è che alla cultura menefreghista dei “i like” che raccoglie il “me ne frego” dobbiamo rispondere con la cultura del “i care”, cioè “mi prendo cura” per ridare futuro e fiato al Paese e alla democrazia.
    Ma allora che significato dare all’invito di Bonafede a gioire se non lo stesso di quello rassicurante fatto ai passeggeri del Titanic che sul ponte ballavano per festeggiare l’arrivo a destinazione mentre la nave affondava?

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