JESUS: “La Chiesa italiana deve rimettersi in cammino” – ADISTA: contro la violenza sulle donne – LA CIVILTA’ CATTOLICA: vivere la fede nella prospettiva della fine –TESTIMONIANZE: La città ecologica – KOINONIA: a 20 dalla morte di Martino Morganti – IL SEGNO: una riflessione sulle speranze

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“La Chiesa italiana deve rimettersi in cammino”: così auspica la copertina di Jesus (n. 12, dicembre 2019) presentando la bella intervista al cardinale Matteo Zuppi realizzata da Giovanni Ferrò. Cresciuto a Roma nella Comunità di Sant’Egidio, l’attuale arcivescovo di Bologna auspica una coraggiosa conversione missionaria e pastorale della Chiesa in Italia e cita Papa Benedetto poco tempo prima delle sue dimissioni: “Guardate, c’è una grande desertificazione, ma proprio questa richiede di metterci in viaggio, senza bagagli pesanti. Perché la gente è in viaggio. La domanda di gioia richiede a noi di essere gioiosi, di saper parlare al cuore dell’uomo di oggi, con tutte le sue contraddizioni”. E, dopo aver parlato delle attuali difficoltà della Chiesa conclude: “Ultimamente prego molto per la Chiesa… È una Chiesa che sta sotto la croce, sotto la croce ci viene affidata e a lei siamo affidati. Perciò dobbiamo sempre amarla e difenderla sopra ogni cosa”.

Adista notizie (n 42, dicembre 2019) dedica ampio spazio all’impegno della Chiesa italiana (quella cattolica, ma anche quella luterana ed anche l’associazione islamica Al Amal) contro la violenza che troppo spesso colpisce le donne. Il cardinale Bassetti, presidente della Cei, in un recente messaggio su Tv2000, ha detto che “la violenza contro le donne sta diventando sempre più un’emergenza anche a livello nazionale e va combattuta a vari livelli … chi maltratta una donna rinnega e sconfessa le proprie radici perché la donna è fonte e sorgente della maternità … è una specie di sacrilegio massacrare una donna”. Lo stesso numero di Adista dà anche notizia della morte di Ettore Zerbino, laico testimone del Vangelo, medico impegnato a livello nazionale e internazionale contro la tortura, in favore di poveri e rifugiati.

Come continuare a sperare nel futuro dell’umanità? Domanda semplice all’apparenza, ma non facile da mettere in pratica. La crisi ecologica è forse l’aspetto emergente di cui è più facile parlare (e avere timore); ma poi ci sono le crisi etiche e culturali, la difficoltà ad affrontare serenamente le questioni planetarie. Ne parla l’articolo del gesuita Marc Rastoin in apertura del fascicolo 4066 (7 dicembre 2019) de La Civiltà Cattolica. E il titolo è significativo: “Vivere la fede nella prospettiva della fine”. Molto interessante anche l’articolo di Renzo De Luca, che è il Provinciale della Compagnia di Gesù in Giappone. L’articolo fa molto riflettere perché ricorda e racconta come dopo il 1587 per più di duecento anni nessun sacerdote poté entrare in Giappone. Ma i cristiani laici, pur vivendo nel nascondimento, seppero tramandare la loro fede per sette generazioni; e quando nel 1865 i missionari poterono giungere in Giappone “il mondo intero rimase sorpreso e felice per la scoperta di fedeli a Nagasaki”.

E’ quasi impossibile riassumere un fascicolo così bello e ricco come il numero monografico di Testimonianze intitolato La città ecologica (che porta i numeri 525-526-527) e che affronta nei suoi vari aspetti il tema cruciale del ruolo e del destino della città nel tempo della crisi ambientale. Impossibile da riassumere, ma certo meritevole di essere segnalato e apprezzato per la serietà e l’ampiezza degli oltre 30 articoli con l’introduzione di Severino Saccardi: “Il destino della città del futuro”. Un destino che dipende sia dagli stili di vita individuali e collettivi sia dalle scelte politiche che verranno prese.

A vent’anni dalla morte di Martino Morganti Koinonia dedica il numero di ottobre (n 463) a ricordare la sua figura, ricostruendo la storia del suo impegno  e delle persone  con cui collaborò. Mario Facchini scrive “noi siamo le persone che abbiamo incontrato”. E Carla Emoli ricorda che Martino Morganti diceva “Per dire Dio oggi i bambini, con la loro presenza concreta, ci sono veramente di aiuto”; e, citando Katharina Hesse, aggiungeva: “Credo che Dio vada soprattutto scoperto fra di noi più che detto o definito dall’alto”.

Prendendo lo spunto dalla fine de “muro di Berlino” (caduto nel novembre 1989) il mensile Il Segno della diocesi di Milano dedica il numero di novembre a una riflessione sulle speranze che si aprono quando cadono i muri e un mondo nuovo, e migliore, può nascere. Quel muro che cadde, come scrive Angelo Pirrera, diede il via all’inizio di “un mondo nuovo”. E Rita Salerno ricorda che l’invito a non avere paura di Giovanni Paolo II fu il messaggio che entrò nelle coscienze e aiutò (e aiuta) a cambiare il mondo.

 

(a.bert.)

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