“GLORIOSAMENTE REGNANTE”…

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Angelo Bertani

Nell’ormai famosa intervista apparsa sul Corsera del primo settembre scorso, il cardinale Martini afferma, con dolore: “La Chiesa è rimasta indietro di 200 anni. Come mai non si scuote? Abbiamo paura? Paura invece di coraggio? Comunque la fede è fondamento della Chiesa. La fede, la fiducia, il coraggio (….) Solo l’amore vince la stanchezza. Dio è Amore”. Padre Bartolomeo Sorge, verso il quale tutta la chiesa e la società italiana hanno un grande debito di riconoscenza, ripropone queste parole su Aggiornamenti sociali  di dicembre e annota:  <<A conferma che la Chiesa è rimasta indietro di 200 anni basti citare  la recente sentenza con cui Paolo Gabriele è stato condannato per aver divulgato documenti riservati del Papa: “In nome di Sua Santità Benedetto XVI gloriosamente regnante, il Tribunale, invocata la Santissima Trinità – ha scandito il Presidente, Giuseppe Della Torre – (…) condanna (l’imputato) alla pena di anni tre di reclusione”. Evidentemente questa formula era appropriata 200 anni fa, quando “gloriosamente regnante” era Pio IX, l’ultimo papa re. Non meno stupefacente è il fatto che questo ritorno allo stile di duecento anni fa non abbia suscitato nessuna reazione>>.

Sì, caro Padre, è davvero stupefacente; anzi è immensamente triste perché questa mancata reazione (sdegnata o ironica che possa essere) fa pensare che un simile linguaggio non susciti alcuna meraviglia!! A molti, dentro e fuori della Chiesa, sembra del tutto naturale, o almeno sopportabile, che il successore dei pescatori di Galilea… e di Giovanni e di Paolo…e dopo il Concilio Vaticano II si rassegni a farsi definire “gloriosamente regnante” eccetera. C’è qualcosa di grave in questa passività, in questa accettazione della Chiesa così com’è…. senza uno sforzo, un coraggio, una passione adeguati alla fedeltà al Vangelo cui i cristiani sono chiamati.   

Che la Chiesa “sia rimasta indietro di 200 anni” è un giudizio sofferto, può sembrare severo; ma è verissimo, profondo. E non è vana contestazione, ma è la parola di un profeta, un invito alla conversione.

Certo: la Chiesa di Cristo arriverà al termine della sua corsa, il giorno della Parusia, comunque. Arriverà alla meta anche se avesse  le ruote sgonfie e anche se non le avesse. Avrà, per grazia e per miracolo, un tesoro di carità e di verità che il suo Fondatore indefettibilmente, per dono soprannaturale e con la collaborazione di eroi umili, nascosti, invisibili, le assicura. Questo credono i cristiani, buoni o mediocri che siano. Ma certo affidarsi solo a questa promessa, e quasi esigere dal Signore questo intervento salvifico miracoloso, ha un che di farisaico; e ricorda quei cattivi ascoltatori di Gesù che chiedevano miracoli anziché convertirsi e cambiar vita.  Gliene sarà chiesto conto; e io credo che dovranno rendere conto, non solo alla Parusia, ma anche nel prossimo futuro, quelli che sono indifferenti ai ritardi, pigrizie, infedeltà, conformismi, opportunismi che rallentano così visibilmente – e quasi arrestano, talora ridicolizzano – il cammino della Chiesa:  il suo rinnovamento nella luce del Vaticano II, e il suo sforzo di leggere e  aggiornarsi ai segni del tempo: quelli con i quali il Signore parla anche oggi al Suo Popolo. 

Di chi il compito, di chi la responsabilità? Certo anche, e anzitutto, della gerarchia; ma anche dei preti, dei religiosi e, soprattutto oggi, dei laici. Tocca anche a loro, in questa fase molto difficile (e in via di peggioramento) impegnarsi per una maggior trasparenza evangelica della vita ecclesiale e una maggiore capacità di testimonianza e di dialogo con gli uomini di oggi. Perciò il cardinale Martini conclude l’intervista chiedendo all’intervistatore: “Che cosa puoi fare tu per la Chiesa?”.

Diciamo la verità: solo se la Chiesa riconoscerà la “maturità del laicato” e darà parola e responsabilità ai laici…. solo così potrà entrare in sintonia con le attese e i valori che segnano la storia e il cammino, la fatica e la speranza degli uomini. Avremmo voluto sentire qualcosa di simile durante il Sinodo dei Vescovi sulla nuova evangelizzazione, svoltosi lo scorso ottobre. È molto triste constatare invece come esso sia passato nella generale disattenzione, senza alcun serio coinvolgimento del popolo di Dio e, di conseguenza, senza avere la forza di comunicare qualche idea, passione o progetto capace di far luce sul problema drammatico: la distanza crescente tra la vita della Chiesa e la vita degli uomini e delle donne di oggi. Man mano che ci allontaniamo dall’evento e dallo spirito del Concilio, la “nuova evangelizzazione” appare sempre più urgente, ma anche più difficile, più lontana e  improbabile…

(a.bert.) 

 

 

 

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2 Comments

  1. Forse è proprio delle religioni essere indietro nel tempo. In fondo,l’Islam è indietro di 800 anni, le religioni orientali sembrano addirittura fuori dal tempo!

  2. Mi torna alla mente l’ “Appello ai Pastori” che Lazzati fa alla fine del suo libro “Per una nuova maturità del laicato” e, pur perplesso nel vedere generalmente poco ascoltato l’appello stesso, rinnovo l’impegno della preghiera allo Spirito Santo, perchè tutta la nostra Chiesa venga rinnovata dal Paraclito. La mia preghiera va anche per aiutare coloro che ne hanno la capacità, a gridare nella nostra Chiesa, perchè mi dispiace accettare le cose che spesso si vivono in essa. Penso che sarebbe utile a tutti, laici e pastori, rileggere e ripensare i pensieri di Lazzati. Continuate.

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