Due dubbi sull’iniziativa Zamagni

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Ho letto con molto interesse il manifesto redatto da Stefano Zamagni e già sottoscritto da 500 sostenitori.

Come non essere d’accordo sui principi generali, presentati anche in modo suggestivo?

Quello che mi lascia perplessa è l’idea adombrata di un nuovo organismo politico, che si vada ad aggiungere a formazioni già consolidate (p. es.+ Europa) o  di recente formazione (penso a Italia Viva e, recentissima, alla neoformazione politica Azione promossa da Calenda) e che rischiano di sovraffollare un’area di centrosinistra già un po’ affollata.

Ho l’impressione che non si tenga abbastanza conto dei numeri necessari per essere una presenza incisiva. E questi sono una condizione decisiva, altrimenti anche programmi belli e nobili come quelli presentati  nel manifesto rischiano di restare, temo, inattuati.

In relazione a questo passaggio a mio giudizio problematico, l’altro punto per me  non convincente è l’opzione per un sistema elettorale proporzionale, perché non trovo proposti argomenti abbastanza solidi per liquidare il principio maggioritario, né per sostenere l’attualità del  sistema proporzionale. Intuisco che una forza politica nuova non abbia altra chance di affacciarsi alla ribalta politica che contando su una legge proporzionale, ma non mi sembra un motivo sufficiente, poiché suscita l’impressione di essere troppo legato a motivi utilitaristici contingenti e non fondato su ragionamenti alti, propri del documento politico nel suo complesso. Vorrei sentire argomenti a favore di tale modello elettorale più motivati da precise analisi storico-politiche, che non trovo.

Avevo sentito voci di altri progetti di ispirazione cattolica, di tutt’altra impronta ideologica, quelli, per intenderci, a favore della famiglia tradizionale, dei valori non negoziabili ecc. , molto più intenzionalmente connotati come partito cattolico, di cui era evidente la impraticabilità e nei confronti del quale per questo motivo resto perplessa.

Ricordo inoltre  il tentativo avviato qualche anno fa a Todi dal Forum delle associazioni, che però mi risulta  già tramontato.

Non è facile, mi rendo conto, muoversi in questo attuale scenario, che genera insoddisfazione e conseguentemente il desiderio in molti di offrire proposte politiche di qualità.

Condivido anche l’insoddisfazione per l’attuale linea politica del PD, confusa, tirata da più parti da  correnti contrapposte, il cui esito è l’afasia su molti temi strategici. Inoltre provo un certo disagio nel rilevare all’interno del PD la tendenza al prevalere di un conformismo ideologico veterocomunista in parte aggiornato sugli slogan legati alla decrescita felice, scambiata per una versione aggiornata di anticapitalismo. Ma mi domando: queste forze del miglior cattolicesimo democratico, presa coscienza che, organizzate intorno a un manifesto acquistano un peso politico non solo in termini quantitativi, ma anche in termini di autorevolezza di proposte, non potrebbero tentare di far sentire la loro rilevanza all’interno del Partito  Democratico in misura maggiore di quanto non stia accadendo attualmente e di quanto avvenuto nel passato, al momento della nascita di quel partito? Davvero non c’è più spazio per dar voce al miglior mondo dell’associazionismo, dei mondi intermedi, all’interno del partito, per pretendere e ottenere di riformare ciò che in esso non sta funzionando, come ben descritto nel manifesto stesso?

E se davvero non c’e spazio di mediazione, perché non cercare di confluire in un’altra forza politica già esistente, che non potrebbe non essere Italia Viva, pur con i dubbi suscitati dall’operazione “verticistica” che ne ha promosso la nascita?

Insomma, temo molto il frazionamento eccessivo del quadro politico a causa del moltiplicarsi di nuovi movimenti aspiranti ad una centralità.

 

Monica Rovetta

Insegnante di liceo e consigliere comunale del Pd a Brescia, già segretaria Fuci

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One Comment

  1. Quando si ha consapevolezza di essere portatori di un messaggio nuovo, potente e di cui la società ha disperatamente bisogno, bisogna avere il coraggio di buttare il cuore oltre l’ostacolo.
    Se si crede veramente nelle proprie idee, si è convinti che quelle idee verranno accolte e non si può tentennare.
    I suoi dubbi sulla nuova formazione politica sono meno concreti di quelli che infine elenca riguardo il PD e soci.
    Avanti dunque!

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