L’URGENZA DI INVERTIRE LA ROTTA

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di Pier Giorgio Maiardi

“L’affarismo e il predominio tecnologico commerciale. Il primato dell’uso della forza. La politica come pura espressione della volontà di potenza e di dominio, contro il diritto internazionale e l’autodeterminazione democratica delle nazioni. La pax americana imposta con ogni mezzo.”

Così la rivista il Regno definisce ciò che caratterizza questa fase della nostra storia! E non si può non condividere. Ma ciò che impressiona è che nessun soggetto della politica internazionale lo denunci chiaramente e piuttosto vi si adegui. E’ vero che questa situazione è sostanzialmente creata dal comportamento del capo di Stato considerato il più potente, ma proprio per questo una mancata reazione può rendere più gravi, più duraturi e più dirompenti gli effetti per il vivere comune.

L’esempio a cui assistiamo in questi giorni ne è l’immagine più eclatante: Trump ha inventato il “board of peace”, un consesso di Stati e di privati cittadini facoltosi o amici dell’Inventore, che dovrebbe provvedere a risolvere le situazioni di guerra, a cominciare da quella di Gaza, occupandosi soprattutto della ricostruzione secondo modalità decise dal board. La composizione e la struttura di questo consesso potrebbe essere benevolmente definita comica: si entra nel board su invito del suo presidente o a pagamento per la modesta somma di un miliardo di dollari, la stessa somma si paga per divenirne membro permanente, il board è presieduto a vita da Trump. Si tratta di un grande affare economico, per la sola ricostruzione di Gaza si prevedono investimenti pubblici per 70-100 miliardi che genererebbero 35 – 65 miliardi di investimenti privati. E gli abitanti, i nativi di quella terra, destinati alla emarginazione e per gli eccedenti il numero di quanti necessari alla nuova funzionalità di quella striscia di terra, la deportazione in altri luoghi.

La creazione di questo board, che non si può chiamare “organo”, viene motivata con la inefficienza dell’ONU, una inefficienza voluta e provocata  dagli stessi che la denunciano! Non si parla di diritto internazionale da rispettare, di giustizia e di doveri morali universali a cui ci si debba sottomettere. La risposta degli Stati dovrebbe, sempre benevolmente, essere un sorriso e una leggera alzata di spalle.   Invece si verifica una subitanea corsa a rispondere positivamente all’invito a far parte del board soprattutto degli Stati autocratici  ma non solo: il governo del nostro Paese, ad esempio, giustifica la non partecipazione con un problema di incompatibilità formale con la nostra Costituzione, ma si preoccupa di condividere la positività dell’iniziativa e ipotizza, in caso di successo nella vertenza Ucraina, di candidare Trump al premio Nobel.

Nessun protagonista della politica denuncia la estrema pericolosità della direzione in cui ci stiamo incamminando: si sancisce, di fatto, la emarginazione di ogni organismo sovranazionale che affermi la priorità del diritto, la cessazione di ogni patto commerciale e quindi di un mercato comune, l’affermazione della legge del più forte senza alcuna remora di diritto e di morale condivisi. Tutte conquiste degli anni che sono succeduti alla seconda guerra mondiale, frutto della tragica esperienza vissuta, che hanno garantito la pace.

Stiamo vivendo una politica senza fedi e senza progetti, una politica della contingenza ispirata dal tornaconto immediato, si stanno creando i presupposti per una conflittualità permanente perché il tornaconto di una parte non sempre corrisponde al tornaconto dell’altra. Si opera per un aumento della diseguaglianza e della povertà.

E’ indispensabile che il mondo politico internazionale se ne renda conto e che, vincendo il fascino e l’attrazione del più forte, ponga in atto comportamenti e azioni in senso contrario. Non è necessario fare la guerra al più forte, al prepotente, la violenza non abbatte le ingiustizie ma ne crea di peggiori, occorre, al contrario, non “prendere troppo sul serio” i proclami del più forte e operare per rendersene meno dipendenti e, unendosi e cooperando, più autonomi. Una strada soprattutto per l’Europa che, forte della sua storia, delle sue culture e delle sue forti tradizioni democratiche, dovrebbe farsi riferimento di cooperazione e di pace per il mondo.  Occorre interrompere la catena della deterrenza che produce all’infinito armi sempre più devastanti e letali che prima o poi vengono usate, è urgente imboccare la strada della costruzione di una vita pacifica e dignitosa per la comunità degli uomini.

Chi ha la sensibilità e la determinazione di farsene iniziatore?

 

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