Giustizia sociale e sussidiarietà

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Sul sito di labsus.org, l’8 maggio Christian Iaione ha pubblicato un ampio articolo “sulla presenza della sussidiarietà e dei beni comuni nell’abbecedario della politica di ieri e di oggi”. E, in particolare, sulla tradizione politica che si rifà al socialismo riformista. L’autore spiega di riferirsi a una specifica corrente del riformismo socialista, quella che egli immagina più incline e forse anche anticipatrice del principio di sussidiarietà, cioè il socialismo liberale. Il socialismo che Bobbio definiva come “una tendenza verso una meta”. “Ora, una forza politica del terzo millennio che voglia dirsi socialista e liberale – dice Iaione – dovrebbe continuare ad avere di mira come proprio scopo ultimo la giustizia sociale e l’abbattimento del divario tra ricchi e poveri. Ma dovrebbe abbracciare convintamene il metodo liberalsocialista. Perciò essa – prosegue – dovrebbe abbatte la povertà non più limitandosi a redistribuire reddito o temperare gli effetti della povertà con sistemi universalistici di welfare, ma sviluppando pratiche capacitanti e liberatrici dal bisogno che favoriscono la mutualità, la reciprocità e l’investimento sulla ricchezza condivisa che rappresentano i beni comuni”.

L’autore riprende poi il pensiero di Amartya Sen e indica nella “capacitazione” dei cittadini un nuovo avvenire per il riformismo europeo. Lo sviluppo delle capacità individuali diviene, cioè, “più importante delle regole, procedure e istituzioni volte a garantire un trattamento equo degli individui”. Pertanto, per aversi realmente giustizia, si deve “prestare attenzione a che le condizioni sociali e culturali arricchiscano e non deprimano le capacità occorrenti per perseguire le scelte individuali funzionali ai progetti personali e alle aspettative dell’individuo”.

Come spesso succede, l’autore dell’articolo sembra però forzare un po’ la mano tanto a Norberto Bobbio quanto ad Amartya Sen, e, per sviluppare e rafforzare la prospettiva innovativa del tema della “capacitazione” degli individui, finisce per sfumare molto il tema dei diritti sociali e dell’intervento pubblico per garantirne il soddisfacimento.

Vedi il testo: http://www.labsus.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3467&Itemid=40

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