Tutti da una parte, questi 99?

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di Vittorio SammarcoSe di conti si tratta, ebbene, è un classico: non tornano. Se davvero “Siamo il 99%” a soffrire i colpi di questa pesante crisi economica mondiale, contro l’1 per cento che invece sarebbe sempre più ricco, bisognerà rivedere qualche concetto di semplice esperienza concreta.

Lo slogan del movimento Occupy Wall street, attivo nei mesi scorsi negli Usa e in altre capitali contro l’egemonia del capitalismo finanziario (e ora titolo del libro che raccoglie i discorsi di Noam Chomsky appena uscito in Italia per i tipi di Nottetempo), ha il dono della sintesi: su cento persone uno è sicuramente più ricco di prima, altri 99 sono più poveri. E, perdonatemi, dovrebbero essere anche un po’ più incavolati. La quasi totalità, l’insieme, contro uno solo che sarebbe pure difficile individuare e “circoscrivere”. Nella folla è facile passare inosservati…

Ma le statistiche hanno questo che le contraddistingue: che i numeri, a volte, perdono la capacità di rappresentare le sfumature, le vie di mezzo, ossia – in questo caso – quelli un po’ più e quelli un po’ meno, quelli a rischio e quelli che potrebbero, quelli che “ci sono” e quelli che “ci fanno”… Quelli che, in poche parole, a metterli tutti da una parte stanno o troppo stretti o troppo larghi, cioè in una compagnia che è difficilmente raffigurabile con un’unica espressione.

Insomma, facciamo conto di non essere l’1 ricco. Ebbene, prendiamo i primi 98 nomi di amici che ci passano per la testa: davvero potremmo dire che stanno vivendo tutti allo stesso modo questa crisi?

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