Quel 25 aprile, nella coscienza di ognuno

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In questi giorni di caos “democratico”, quando la delusione sembra attanagliarci la gola e oscurare ogni barlume di speranza, le parole di un uomo come Giuseppe Perotti, 48 anni, generale di Brigata nato a Torino, fucilato dai fascisti il 5 aprile del 1944 perché componente del CLN torinese, forse ci possono di essere di sprone. Ci dicono, almeno a me fanno questo effetto, che fallimento e successo, impegno e risultati, convivono in un intreccio spesso incerto, precario, imprevedibile, destinato quasi sempre a risolversi solo con un lucido giudizio all’interno della propria coscienza.

La “serena sicurezza” con cui questo “condannato a morte della Resistenza italiana”, invita nella lettera alla moglie, ad affrontare le avversità della vita, è un capolavoro di grandezza e umanità. E’ grazie a uomini come il Perotti che è stata rifatta l’Italia, ridotta in macerie dopo la follia della dittatura e della guerra. Non sprechiamo questo patrimonio.

Eccone uno stralcio dal libro “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana” (pubblicato dall’Unità nel febbraio del 1993).

“Non voglio fare il bilancio della mia vita; si chiude in modo così tragico che non so come classificarla. Debbo giudicare che sono sempre stato un fallito e che l’ultimo atto ha chiuso degnamente il ciclo. Ma d’altra parte ho sempre cercato e ne ho piena coscienza, di fare del mio meglio senza fare male a nessuno, se sono fallito nelle risultanze non è colpa delle intenzioni ma dei mezzi che hanno mancato allo scopo.

L’unico testamento spirituale che lascio a te ed ai miei figli adorati è di affrontare con serena sicurezza le avversità della vita adoperandosi in modo perché la propria coscienza possa sempre dire che ha fatto tutto il possibile. Se il risultato sarà buono compiacersene con modestia; se sarà cattivo trovare la forza di riprendere con buona lena senza lasciarsi abbattere e senza chiamare in causa il destino. Anche le azioni che ci sono nocive hanno una ragione di essere e noi dobbiamo accettarle come una dura ma indispensabile necessità”.

Vittorio Sammarco

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  1. E’ bello e utile e giusto ricordare le radici della nostra Repubblica, soprattutto in questi giorni nei quali le vicende politiche ci confondono e, per un breve momento, ci fanno dubitare della forza dell’ UOMO

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