Sono troppe ed esplicite le sollecitazioni che ci vengono dalla Scrittura e dal Magistero della Chiesa perché non comprendiamo che le ricorrenze religiose che celebriamo in questi giorni ci chiamino in causa! Non possiamo limitarci a viverle solamente come fatti che muovono il nostro spirito e i nostri sentimenti, che riguardano solamente la nostra vita spirituale e, magari, i nostri rapporti familiari mentre, intorno a noi, accadono eventi che sconvolgono il già precario ordine mondiale, allontanando sempre di più la realtà che sperimentiamo quotidianamente e che determina le condizioni di vita degli esseri umani, da quel disegno divino che cantiamo nei salmi godendone come fosse cosa che riguarda un altro mondo, o comunque un ordine che diventerà realtà solamente ad opera del Salvatore, quando ritornerà visibile fra noi. Io credo che l’incarnazione di Dio abbia reso evidente il senso in cui deve camminare il mondo degli uomini ed abbia assegnato e reso possibile a questi, a tutti, in proporzione dei loro talenti, il compito di costruire un mondo nuovo secondo quel disegno.
Il Natale celebra la nascita di Dio alla nostra dimensione, l’Epifania celebra l’interesse di tutti i popoli a questo evento, tanto da indurre anche i più lontani a lasciare la loro quotidianità per andare a conoscere, a spendersi per accogliere e donare.
Nei medesimi giorni in cui celebriamo questi eventi, un potente, capo della nazione più ricca e potente, si fa giustiziere del governo di un’altra nazione, e minaccia di farlo anche nei confronti di altri territori che lo interessano, con l’intenzione di assumerne, o perlomeno determinarne, il governo a proprio vantaggio e non trova opposizione nel contesto mondiale perché è il più potente; nel contempo questo comportamento, che nessuno censura o addirittura qualcuno giustifica, rende legittimo quello analogo, già in atto, più violento e criminale, di altri prepotenti che invadono paesi limitrofi o, addirittura, decidono di annientare un popolo di cui non si accetta l’esistenza. Tutto sembra rovesciato, non c’è più certezza del diritto e della giustizia che rappresentano la salvaguardia dei piccoli e dei poveri. E’ il regno del “più ricco e del più potente”, dell’egoista e del prepotente, a cui non viene posto alcun ostacolo: questo è il contesto in cui viviamo noi, vivono i più poveri, si educano i giovani che non hanno sperimentato una situazione diversa.
Intanto nelle Chiese si canta il salmo 71 in cui si annuncia di Dio che ci affida, attraverso Cristo, il Suo diritto e la Sua giustizia perché, secondo diritto e giustizia vengano giudicati i popoli e riabilitati i poveri , e perché nel tempo inaugurato dal Salvatore il giusto fiorisca e la pace abbondi.
Proprio i poveri, che pagano il prezzo maggiore dell’assenza di diritto e giustizia, sono al centro del magistero di Leone XIV che, dando continuità a quello di papa Francesco, nella Sua esortazione “Dilexi te”, denuncia il grave disordine mondiale che origina una povertà crescente e la passività con cui questo disordine è vissuto dai credenti. Papa Leone, citando papa Francesco, dice che è doveroso denunciare la “dittatura di un’economia che uccide” provocando la crescita esponenziale dei guadagni di pochi mentre la maggioranza del popolo è sempre più distante da quel benessere. Leone dice: “Pertanto, è compito di tutti i membri del Popolo di Dio far sentire, pur in modi diversi, una voce che svegli, che denunci, che si esponga anche a costo di sembrare “stupidi”. Le strutture di ingiustizia vanno riconosciute e distrutte con la forza del bene, attraverso il cambiamento delle mentalità ma anche, con l’aiuto delle scienze e della tecnica, attraverso lo sviluppo di politiche efficaci nella trasformazione della società. Va ricordato sempre che la proposta del Vangelo non è soltanto quella di un rapporto individuale e intimo col Signore. La proposta è più ampia: “E’ il Regno di Dio” (LC 4,43)…..” (Dilexi te 97). Mi pare un richiamo piuttosto esplicito che ci coinvolge in modo diretto.
Il nostro mondo, quello associativo, che si può esprimere in modo vivace e libero, senza compromissioni con parti politiche, credo abbia l’opportunità, che diventa doverosa, anche utilizzando i propri strumenti di comunicazione, di accogliere l’invito di papa Leone ad operare per il “cambiamento delle mentalità” attraverso la conoscenza e la denuncia delle “strutture di ingiustizia”, in cui viviamo e operiamo senza rendercene conto, e per la costruzione di ipotesi credibili di bene comune, magari “con l’aiuto delle scienze e della tecnica”, per contribuire, portando i nostri piccoli o grandi mattoni, alla costruzione del Regno di Dio! Questo potrebbe rappresentare una significativa celebrazione del Natale 2025 ed un frutto del nostro Giubileo della speranza!
