Noi giovani cattolici, interessati alla politica: abbiamo domande e proposte da fare

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Il 9 giugno si è tenuto alla sede di Civiltà Cattolica un incontro dal titolo “Riforme istituzionali: a colloquio con i leader politici”. E’ stato il momento conclusivo e di sintesi di un percorso formativo condiviso da diverse realtà associative tra cui Fuci, Azione Cattolica, Agesci, e Movimento Studenti Cattolici–FIDAE. Ecco l’articolo a più mani della presidenza nazionale della Fuci

 

Come giovani, laici impegnati nella Chiesa e nella società civile, non abbiamo potuto fare a meno di registrare con preoccupazione la sfiducia dei cittadini verso il mondo politico, e il venir meno di una coscienza costituzionale ed istituzionale prima ancora che politica. La crisi economica, la crisi del sistema partitico, e l’indebolimento in certi casi delle medesime strutture repubblicane, ci hanno spinto ad impegnarci attraverso lo studio, il confronto e gli interventi di esperti in materia sul tema delle riforme costituzionali, certi che per risanare una struttura in crisi, è al cuore di essa che bisogna intervenire.

Attraverso le nostre domande, che rappresentavano la sintesi di un percorso condiviso, abbiamo chiesto un confronto ai leader politici presenti, Angelino Alfano, Enrico Letta e Francesco Rutelli, su come intendono affrontare il delicato momento in cui ci troviamo, che richiede da un lato cambiamenti mirati, costituzionali e non solo, e dall’altro di non tradire, anzi di riscoprire e di riattualizzare quei principi su cui si fonda la nostra Costituzione, che garantiscono il rispetto della dignità della persona e la costruzione, o la ricostruzione, di uno Stato democratico.

Prima di ogni modifica concreta, che vada a ristabilire l’equilibrio di pesi e contrappesi sui quali si regge la carta costituzionale, abbiamo ritenuto importante soffermarci sullo stile con cui agire, riscoprendo il metodo costituente, da cui emerse non solo la convergenza di tutte le forze politiche in campo ma anche un accordo “etico” su determinati principi che lo Stato deve garantire. Questo metodo è stato adottato con coraggio e lungimiranza dai nostri Padri costituenti, nel cui solco intendiamo idealmente collocare la nostra riflessione; si dice infatti nel documento conclusivo redatto dalle nostre associazioni: “Guardiamo con ammirazione a quella cultura costituzionale, politica e in senso più ampio civile, che si rese indispensabile all’indomani della seconda guerra mondiale, non soltanto per la redazione giuridica della Carta costituzionale, ma per l’accordo valoriale che ha difeso la dignità della persona umana e costruito le fondamenta del nostro patto politico e sociale. Un compromesso alto, formale e sostanziale, che ancor oggi riteniamo vada preso ad esempio, in questo difficile momento storico, per il bene comune del Paese.”

E’ l’impianto personalista che animò lo spirito dei padri costituenti, e da cui derivarono tutti i principi presenti nella Costituzione e l’accordo su di essi. Per questo motivo abbiamo chiesto con forza ai nostri politici che, nell’intervenire sulla carta costituzionale, non si prediliga un approccio positivista che miri a risolvere solo le contingenze dell’oggi, ma si ritorni a quell’impianto personalista che garantisce sempre il rispetto della persona e la democrazia dello Stato.

In questo contesto è emersa la convergenza sull’opportunità di alcune riforme in ambito costituzionale: ad esempio, la diminuzione del numero dei parlamentari, il rafforzamento dei poteri del Premier e del Governo, l’introduzione del meccanismo della sfiducia costruttiva, la fissazione di procedure finalizzate a velocizzare l’approvazione delle leggi, la definizione di un nuovo ruolo per il Senato. Per questo abbiamo chiesto ai leader politici in che modo intendono portare avanti queste riforme in una logica armonica che assicuri un sicuro equilibro costituzionale. Riteniamo infatti che un possibile nuovo ruolo del Governo debba essere controbilanciato con un nuovo ruolo del Parlamento, così da difendere le prerogative e, contestualmente, valorizzare le funzioni di ciascuno dei due organi costituzionali. Sul punto, inoltre, ci poniamo in piena continuità con quella linea di pensiero aperta da insigni costituenti cattolici, che intendeva il Senato della Repubblica come una camera delle Regioni. In questo contesto, peraltro, riteniamo che il Presidente della Repubblica sia un punto di riferimento per l’intero Paese.

Tangenti al tema delle riforme istituzionali sono stati altri punti su cui abbiamo voluto interrogare e confrontarci con i politici presenti: ad esempio abbiamo chiesto loro come si pongono rispetto alla crisi che sta investendo i partiti politici, a cominciare dal tema dei finanziamenti pubblici ai partiti. Come regolare i contributi ai partiti, prevedere dunque un sistema maturo di finanziamento e come garantire inoltre che ogni partito politico abbia al suo interno uno statuto democratico? Diventa infatti urgente, in un clima in cui emerge un forte deficit di democrazia che siano primariamente i partiti a farsene carico. Tutti i cittadini hanno il diritto di concorrere alla vita del partito politico, in particolare nell’attività di selezione delle candidature, nel dibattito interno alla vita del partito, nella valutazione delle decisioni destinate ad orientare l’indirizzo di ciascun partito politico.

L’ultima riflessione che è stata portata all’attenzione dei tre leader politici è stata quella relativa alla riforma della legge elettorale. In merito a questa, coscienti che non esiste un sistema elettorale perfetto a livello assoluto, abbiamo indicato loro alcuni criteri di fondo su cui si dovrebbe tentare di costruire una buona legge elettorale: garantire una maggiore rappresentatività rispetto a quella determinata dall’attuale legge; 2) assicurare un elevato grado di governabilità per garantire la democrazia dell’alternanza; 3) ridurre la frammentazione del sistema partitico; 4) rispettare le minoranze politiche; 5) permettere all’elettore la scelta del candidato; 6) assicurare una adeguata rappresentanza di genere; 7) contenere le spese elettorali.

Come giovani provenienti da diverse associazioni cattoliche che vivono la loro vita civile ed ecclesiale seguendo diversi carismi, abbiamo voluto testimoniare il nostro interesse per la politica e la nostra voglia di prendercene cura, preparandoci, studiando e confrontandoci. Inoltre abbiamo voluto suggerire ai nostri politici uno stile che è quello della sobrietà, della professionalità e della competenza.

Siamo grati infine ad Alfano, a Letta e Rutelli di aver partecipato a questo incontro e di essersi lasciati provocare dalle nostre riflessioni. Riponiamo la nostra speranza nel fatto che, come diceva De Gasperi, in un momento di crisi economica, sociale, valoriale ed istituzionale questa politica abbia la pazienza e la lungimiranza di non pensare solo alle prossime elezioni, ma anche e soprattutto alle prossime generazioni.

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