Lombardia. Provocazione e utopia

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Il mio amico Guido Puccio ha scritto alcune riflessioni, su politicainsieme.com, dal titolo di “Lombardia amore mio, che fine hai fatto”. Sono riflessioni indubbiamente. Non sembri questo mio commento solo di biasimo e non di speranza, ma due sono le riflessioni che nascono dalla lettura di quanto lui ha scritto.
  • La maggioranza che governa la Regione Lombardia è al potere da quasi 26 anni ininterrottamente e, nonostante tutte le vicende giudiziarie che l’hanno coinvolta, e per le quali ci sono state sentenza di condanna e reclusione (vedi ad esempio Formigoni). I cittadini lombardi l’hanno sempre votata, a conferma della netta separazione che esiste tra ciò che la politica fa o non fa e ciò che la gente pensa di te politico di centro destra, soggetto condannato in anticipo da un destino cinico e baro e, dunque, meritevole di essere sempre sostenuto.

Questo è il vero capolavoro del centro destra lombardo: essere riuscito a dare di sé l’immagine di colui che, rinchiuso nel Palazzo della Regione, lotta contro tutti i mali del mondo e contro tutte le forze della reazione.

Occorre interrogarci su cosa abbia consentito e consente una occupazione del potere mantenuta per così lungo tempo, su quali metodi sono stati e vengono utilizzati a questo scopo in quanto se è vero che vi è una sorta di consorteria che premia amici e amici degli amici, questa da sola giustifica 26 anni di governo assoluto.

Una domanda che non ha ancora risposta: è un caso che la Lombardia sia divenuta una realtà a forte presenza mafiosa?

Continuo a chiedermi che cosa occorra fare perché i cittadini lombardi prendano coscienza della realtà nella quale vivono e della necessità di cambiarla partendo dal cambiare la maggioranza politica della Regione.

Avendo, per ragioni di lavoro, frequentato per molti anni la Regione Lombardia, ho avuto modo di conoscere molti politici e moltissimi dirigenti di altissimo livello. Purtroppo, nel corso degli anni del governo di centrodestra questo livello, sia per i politici che per i dirigenti, è precipitato verso il basso essendosi affermata la tesi, conseguente all’elezione diretta del Presidente della Giunta, che non è il diritto e la legge che determina le decisioni della politica, ma la volontà dell’eletto Presidente, depositario di un potere assoluto quale derivante dal ricatto, che anche se non lo esercita è reale, di provocare una crisi politica, mettere in discussione la maggioranza  che lo sostiene e convocare nuove elezioni.

  • Vero è che a fronte di una maggioranza che governa la Lombardia da così lungo tempo vi è anche una opposizione che non è mai riuscita a diventare maggioranza. E molte sono le ragioni.

Vale anzitutto quanto aveva affermato Formigoni in una delle prime riunioni del Consiglio Regionale della Lombardia. Rispondendo al Capo Gruppo del Partito Popolare che rivendicava un maggiore coinvolgimento nelle decisioni del Consiglio, rispondeva così: noi siamo la maggioranza eletta dai cittadini lombardi per realizzare il programma che abbiamo presentato, per fare questo abbiamo il 60% del Consiglio Regionale dalla nostra parte e non abbiamo bisogno di voi. Voi siete la minoranza, siete ben retribuiti, fate quel che volete, ma non potete pensare di intralciare il nostro cammino.

Va ricordato che quella maggioranza aveva ottenuto il 39% dei voti e il 55% dei posti in Consiglio grazie al premio di maggioranza.

Questa è ancora oggi la condizione in cui opera la minoranza in Consiglio Regionale.

Ma non è solo questo che rende ininfluente, se non inesistente, la minoranza.

Vi sono anzitutto le divisioni tra le forze politiche di minoranza. In esse prevalgono spesso le divisioni ideologiche sulle ragioni del bene per i cittadini lombardi e, pertanto, vi è l’incapacità, se non l’impossibilità, di proporre idee, progetti, programmi comuni da contrapporre a quelle della maggioranza, e quando questo avviene, avviene su temi e livelli si scarso rilievo.

L’assenza di un comune convenire nella minoranza rende impraticabile il percorso della necessaria informazione e mobilitazione della propria base e dell’opinione pubblica a sostegno delle proprie rivendicazioni, e quando questo avviene interessa solo la stretta cerchia degli addetti ai lavori con risultati nulli.

In questo quadro si inseriscono le proposte del PD Regionale di riforma del Servizio Sociosanitario regionale, quale definito dalla L.R. 23/2015 in scadenza dopo i cinque anni della sua sperimentazione.

Nel merito di tale proposte devo dire che sono alquanto deluso in quanto sì ipotizza un ritorno al modello sanitario vigente prima dell’avvento della maggioranza di centrodestra in Regione e della L. R. n. 31 del 1997, il che francamente non mi pare una grande proposta.

Sarà perché a me è costata molto l’Intesa tra CGIL, CISL e UIL e la Giunta Formigoni del 26 novembre 1996, che ha preceduto e informato la L.R. n. 31, sarà perché nel tempo molte altre disposizioni normative sono stare approvate, in particolare in sede nazionale, ma quel Documento appare del tutto inadeguato per i tempi che viviamo.

Tutto ciò non mi fa ben sperare che un cambio di maggioranza in Regione, che auspico, produca anche un cambio di politiche, siano esse sociosanitarie o altro, anche perché non vedo tra le file dell’opposizione, se non la presenza, ma neanche l’emergere di una classe politica di “alto” livello, quale è richiesto dalla dimensione dei problemi che la Lombardia è chiamata ad affrontare e risolvere.

Non dispero che la Lombardia, in questo difficile momento della sua storia, abbia a ritrovare le ragioni e le forze per rendere reale l’utopia di Giudo, che già nel momento in cui la si annuncia contiene l’embrione della realtà:

“Alzati Lombardia, amore mio. Sei troppo importante per il nostro Paese che ha sempre bisogno di fiducia nelle sue istituzioni, che è capace di sopportare tutto ma non l’improvvisazione al potere”.

 

Rodolfo Vialba

(ex dirigente della Cisl della Lombardia)

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